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Decreto legge giustizia e migranti, la maggioranza pone la fiducia al Senato

Un modo per evitare divisioni che rischiavano di far slittare il voto di qualche giorno, mettendo a rischio l’approvazione del testo, vista la scadenza dell'11 agosto
Decreto legge giustizia e migranti, la maggioranza pone la fiducia al Senato
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Con la scadenza dietro l’angolo, l’11 agosto, la maggioranza preferisce non rischiare. Per questo, sul decreto giustizia e migranti, in discussione nell’aula del Senato, il governo ha posto la questione di fiducia. Un modo per evitare divisioni che avrebbero potuto far slittare il voto di qualche giorno, mettendo a rischio l’approvazione del testo, ma anche di acuire le spaccature interne evidenziate dal centrodestra con il voto sulle preferenze, nell’ambito della legge elettorale.

A chiedere la fiducia con la formula di rito, il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Seguiranno le dichiarazioni di voto, la chiama dei senatori e, infine, il voto finale. Per il decreto che recepisce il Patto Ue sulla migrazione e asilo si tratta della prima lettura, il testo deve essere trasmesso poi alla Camera da martedì 4 agosto. Anche in questo caso, sul provvedimento il governo porrà la fiducia.

L’esame era iniziato martedì, ma è stato sospeso nella mattinata di mercoledì in attesa dei pareri della commissione Bilancio su alcuni emendamenti. Tra questi c’era la modifica proposta da Fratelli d’Italia sulle intercettazioni, una correzione che andava incontro alle richieste del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo. Ed era proprio questo l’emendamento oggetto del contendere tre il partito della premier e Forza Italia, contraria ad ampliare l’utilizzabilità delle cosiddette “intercettazioni a strascico, cioè usate in procedimenti diversi da quelle in cui sono state autorizzate.

Nella giornata di mercoledì, il presidente della Senato Ignazio La Russa si era mosso in prima persona per disinnescare un nuovo incidente in maggioranza, dichiarando inammissibile l’emendamento di Fdi sulle intercettazioni. Mossa in ogni caso superata dalla fiducia posta del governo, che fa decadere tutti gli emendamenti al testo, compresi quelli delle opposizioni.

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