Schlein è molto più a destra di Prodi (e anche di Meloni) sull’Ucraina
Sembra assurdo ma Elly Schlein, l’obamiana a capo del Pd, è molto più a destra dell’ex democristiano Romano Prodi sulla questione cruciale della guerra. Nella sua recente intervista al Foglio, Schlein ha confermato le solite banalità sulla guerra in Ucraina, senza un minimo di approfondimento e di analisi storica: ha detto che c’è “un aggredito e un aggressore” e di aver “votato convintamente per aiutare l’Ucraina a difendersi con tutti i mezzi” perché “è inaccettabile riscrivere i confini con l’uso della forza”. Ma Schlein non spende una sola parola sulla Nato che nel 1999 ha bombardato illegalmente la Serbia (storica alleata russa) per staccarle la regione del Kosovo, per farne uno Stato nuovo (con una nuova base Nato).
Schlein, spiegando la sua politica di governo, si è completamente dimenticata della Nato amica di Israele, della fallimentare guerra in Iran condotta da Trump e da Netanyahu, dei crimini di guerra del governo Netanyahu, della strategia della Grande Israele fondata sull’espulsione in massa dei palestinesi e degli arabi: a lei interessa piuttosto che Kiev ottenga “una pace giusta dal punto di vista dell’Ucraina, senza ambiguità”. E con sussiego ha dichiarato che “serve un’Europa più forte”.
Romano Prodi nel suo libro-intervista con il giornalista Massimo Giannini Il dovere della speranza ha una vista più lunga sul conflitto in Ucraina: da ex presidente della UE ricorda che fin dal suo insediamento “Putin era ossessionato dall’idea che la Nato potesse espandersi in Ucraina”. Prodi dichiara esplicitamente di essere sempre stato contro le sanzioni UE alla Russia. Prodi è democristianamente ambiguo, ma la sua posizione sul conflitto ucraino e sulle responsabilità della guerra traspare in maniera abbastanza netta: lui, più di Elly Schlein e di tutti i destri del Pd, più del Pd, crede che la responsabilità della guerra sia degli americani non dei russi.
Prodi scrive che Italia, Germania e Francia nei consessi della Nato votarono contro l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza, cioè contro la volontà del presidente americano Bush junior di annettere l’Ucraina nell’Alleanza. Prodi spiega anche che la Russia non ha mai voluto conquistare l’Ucraina – come affermano invece quelli che considerano la Russia per natura espansionista e imperialista – ma fare solo un blitz per impedire che l’Ucraina entrasse nella Nato – o meglio: che la Nato entrasse in Ucraina -. Prodi si dichiara inoltre per una soluzione diplomatica del conflitto e contro l’invio di truppe di paesi Nato in Ucraina (“vuole dire una sola cosa: terza guerra mondiale”). Infine ipotizza realisticamente che alla fine del conflitto Crimea e Donbass resteranno in mano alla Russia. Prodi riconosce implicitamente che il despota Putin, attaccando l’Ucraina, non si è comportato in modo differente da Kennedy che, nell’ottobre del 1962, effettuò illegalmente il blocco navale a Cuba poiché i sovietici volevano installarvi i loro missili. Nessuna grande potenza può accettare i missili del nemico alle porte di casa.
Questa Ue ha oggi un’unica strategia per uscire dalla crisi: il riarmo contro la Russia. La Nato di Mark Rutte, il cancelliere Merz, il presidente francese Macron, il britannico Andy Burnham, il tiranno ucraino Zelensky, la nostra Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen, ci stanno portando dritti alla guerra con la Russia, la prima potenza atomica mondiale. Schlein auspica addirittura un impossibile esercito europeo. Vive però nel mondo dei sogni: la Francia e l’Inghilterra non cederanno mai le loro bombe nucleari e i loro eserciti a Bruxelles, e la Germania si sta armando da sola, certamente non con l’Europa. Schlein non vede l’evidenza: centinaia di miliardi sono spesi per prepararsi alla guerra con la Russia che, invece, non vorrebbe fare la guerra, ma fare affari, con l’Europa. La Nato e la Ue però non vogliono la pace, Parigi e Berlino hanno sempre bloccato ogni tentativo di trattativa.
Il Pd della Schlein è ammalato di europeismo: la capa del Pd vorrebbe “più Europa”, più ingerenza della UE di Ursula negli affari nazionali, e auspica addirittura che le questioni della difesa e della guerra vengano prese a maggioranza dal Consiglio Europeo, composto dai capi di Stato e di governo dei paesi Ue, mentre oggi vengono prese all’unanimità. Ma la strategia europeista del Pd è contro l‘interesse nazionale. Infatti l’Unione Europea non è democratica, la Commissione UE è nominata dai governi e non è eletta, e quindi Ursula non ha alcun diritto di decidere sulla pace e sulla guerra.
Se passasse il voto a maggioranza nel Consiglio Europeo significherebbe che, se Macron e Merz, gli olandesi, i polacchi, i lituani, i lettoni e gli estoni, votassero per fare la guerra contro la Russia, anche l’Italia sarebbe costretta a seguirli. A questo punto è meglio la politica nazionalistica e opportunistica della Meloni, che è contro al voto a maggioranza nella UE e vuole l’unanimità perché – giustamente – non vuole farsi comandare dagli altri governi europei.