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“Sui diritti umani siete come Nord Corea e Russia”: la Francia attacca gli Usa sulle nomine all’Onu

Parigi accusa Washington di isolamento diplomatico dopo l'astensione sul rinnovo dell'Alto Commissario Türk e lancia l'hashtag #AmericaAlone. Immediata la replica: "Difendete chi opprime i popoli e attacca le democrazie occidentali"
“Sui diritti umani siete come Nord Corea e Russia”: la Francia attacca gli Usa sulle nomine all’Onu
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“Gli Stati Uniti un tempo erano un faro per i diritti umani. Non più. Oggi si trovano isolati, al pari di Corea del Nord, Nicaragua, Mali e Russia. E il mondo non li ascolta”. Così gli esponenti della delegazione francese alle Nazioni Unite hanno scritto sul loro account ufficiale, con tanto di hashtag #AmericaAlone. Si tratta dell’ennesimo scontro politico tra l’Eliseo del presidente Emmanuel Macron e la Casa Bianca sotto l’amministrazione di Donald Trump. Stavolta il tema che ha scatenato la reazione francese è stata la contrarietà degli Usa a dare un voto favorevole alla riconferma di Volker Türk come Alto Commissario per i diritti umani alle Nazioni Unite, per altri quattro anni. Alla fine, a favore di Türk sono stati espressi 144 voti contro 10, e si sono registrate 13 astensioni, tra cui quella della delegazione americana.

Tra coloro che hanno reagito con disappunto alle critiche francesi si annovera Mike Waltz, ambasciatore americano all’Onu che sui social ha scritto: “È deludente, anche se non sorprendente, che la Francia cerchi di minimizzare in questo modo il suo vergognoso voto a favore di alcuni dei peggiori violatori dei diritti umani. La Francia ha votato per qualcuno che ha impartito lezioni a democrazie libere e sovrane come gli Stati Uniti, il Regno Unito e Israele, mentre si stringeva ai peggiori oppressori del mondo”. Altro commento al vetriolo è arrivato da Jeff Bartos, rappresentante degli Stati Uniti per la riforma delle Nazioni Unite, che ha indirizzato verso Türk una serie di accuse, rimproverandogli il silenzio, durato 12 giorni, dopo che il regime iraniano aveva avviato la repressione contro i dissidenti.

La posizione americana si basa anche su un dossier di UN Watch che nel 2024 ha raccolto le dichiarazioni dell’Alto commissario, registrate tra il 17 ottobre 2022 e il 31 ottobre 2024. Secondo questo dossier, Türk ha criticato gli Stati Uniti più frequentemente di Cina, Corea del Nord, Cuba, Arabia Saudita e Qatar ed ha evitato di avere la stessa fermezza per condannare abusi commessi in Algeria, Eritrea, Qatar.

Secondo gli Stati Uniti, la Francia e le altre rappresentanze a favore di Türk si sono rese protagoniste di un vero e proprio colpo di mano, dato che il mandato dell’Alto Commissario sarebbe scaduto solo in ottobre. Aver accelerato la sua riconferma è apparsa un’imposizione all’amministrazione Trump. In questo modo Turk manterrà l’incarico dal 12 ottobre 2026 all’11 ottobre 2030. Il parere della delegazione francese è stato opposto a quello di Washington. L’ambasciatore Jérôme Bonnafont ha lodato il mandato di Türk, affermando che aveva messo in atto “rigore e imparzialità” e che proprio la sua capacità di bacchettare anche le nazioni più potenti è stato sintomo di imparzialità.

La conferma di Türk mette ancora sul filo del rasoio i rapporti tra gli Stati Uniti di Trump e gli alleati europei: non si tratta solo delle prese in giro del magnate nei confronti del presidente Macron – anche per lo schiaffo ricevuto dalla moglie Brigitte durante una visita istituzionale – ma di temi ben più importanti, come i dissapori sulla gestione del conflitto tra Russia e Ucraina, le minacce di Trump di sguarnire la Nato in Europa, e il suo desiderio di avere il controllo sulla Groenlandia. Tutte dichiarazioni che hanno spinto la Francia e gli alleati europei a pensare di trovare una via autonoma negli aiuti a Kiev e una alleanza più stretta nella gestione delle spese militari, non fidandosi più dell’amico americano.

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