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Covid, l’audizione di Arcuri: “Si potevano usare dispositivi non CE. Ciciliano non ha mai parlato di mascherine farlocche. Con Conte lavorato per salvare vite”

"Eravamo in guerra, disarmati", ha detto l'ex commissario. Per Fdi Arcuri "ha scambiato la commissione per un’aula di tribunale". Il M5s parla invece di una "preziosissima relazione" che "spazza via anni di fango e fake news"
Covid, l’audizione di Arcuri: “Si potevano usare dispositivi non CE. Ciciliano non ha mai parlato di mascherine farlocche. Con Conte lavorato per salvare vite”
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“La legge prevedeva che si potessero utilizzare anche mascherine non CE“. A parlare è l’ex commissario all’emergenza Covid Domenico Arcuri in audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia. Nel corso dell’esame testimoniale ha ricordato che “il decreto Cura Italia prevedeva tra l’altro la possibilità di disporre pagamenti anticipati anche dell’intera fornitura di mascherine”, e la possibilità di ”utilizzare mascherine anche prive del marchio CE. È una cosa che nella pubblica amministrazione è vietata – ha spiegato – ma dovete pensare che a quel tempo eravamo all’interno di un canale di mercato di guerra dove di fatto se non avessimo anticipato i soldi i dispositivi non sarebbero arrivati”.

L’ex commissario straordinario ripercorre quei mesi: “Eravamo in guerra, disarmati. E al cospetto di questa guerra le procedure ordinarie mostrarono tutta la loro tragica impotenza. Pretendere di fermare un’epidemia globale con gli strumenti dell’ordinaria amministrazione non era solo un’illusione: era una condanna”, continua Arcuri. Parlando di Consip, la centrale di acquisto nazionale italiana, spiega che “utilizzando le proprie procedure non aveva ottenuto risultati accettabili dal punto di vista delle quantità reperite”. Per l’ex commissario “i pochissimi e insufficienti dispositivi acquisiti erano costati più di quelli forniti dalle ormai famigerate aziende cinesi. E che non vi era stata alcuna volontà di estrometterla dal processo di acquisto. Semplicemente non era stata capace di fare quello che serviva”, sottolinea.

“Il 27 aprile 2020, 34 giorni dopo il lancio dell’incentivo il Commissario sottoscrive contratti per acquisire 660 milioni di mascherine chirurgiche da 5 aziende italiane: FAB, Marobe, Mediberg, Parmon e Veneta Distribuzione. Più o meno negli stessi giorni in cui sottoscrive i contratti con i famigerati consorzi cinesi. Questo sia detto per inciso, per confutare la surreale affermazione che a quei consorzi venne garantito una sorta di monopolio e per smentire la maldicenza che per favorire i suddetti consorzi si era evitato di stipulare con altri produttori, prevalentemente italiani”, ribatte Arcuri replicando alle diverse accuse sollevate nel corso degli ultimi anni. “Nessun acconto sul pagamento delle mascherine, anche se era previsto dalle norme. Contratti stipulati secondo le prassi internazionali. Condizioni di pagamento simili, se non addirittura meno vantaggiose, a quelle applicate agli altri fornitori. E, soprattutto, nessuna maxi commessa da 1,25 miliardi di euro“, continua l’ex commissario all’emergenza Covid aggiungendo che “ci furono 6 diversi contratti con 28 aziende produttrici“.

Arcuri fa riferimento anche a Fabio Ciciliano, il dirigente della Protezione civile componente del Comitato tecnico-scientifico: “Non ha mai detto che le mascherine inidonee sono finite nelle corsie degli ospedali o al personale sanitario, non ha mai parlato di dispositivi farlocchi e non ha mai detto che era compito della struttura commissariale fare verifiche sulle mascherine e quindi segnalare eventuali anormalità all’autorità giudiziaria, non ha mai detto che alcune mascherine furono inidonee al contrario ha detto che furono tutte approvate e ha specificato che i pagamenti anticipati erano previsti dalla norma”, continua Arcuri.

Infine parla anche dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, assicurando di non avere “mai ricevuto, neppure lontanamente, alcuna richiesta, alcuna sollecitazione, alcuna sottolineatura. Mai. Abbiamo insieme gestito una fase difficilissima, in qualche misura unica, della storia del nostro paese. Ci siamo occupati di fare del nostro meglio per mettere in sicurezza i nostri concittadini, di predisporre ogni azione per salvare il numero più alto possibile di vite umane. Di giorno e di notte. Senza se e senza ma. Lo rifarei senza alcun dubbio“, conclude.

Dalle forze politiche arrivano giudizi contrastanti. Per la deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, “Domenico Arcuri ha scambiato la commissione d’inchiesta sul Covid per un’aula di tribunale”. Nel corso dell’audizione, aggiunge la meloniana, “ha prodotto una vera e propria arringa difensiva in cui ha scomodato personaggi del calibro di Papa Leone, Sigmund Freud e Albert Einstein, ma ha accuratamente evitato di entrare nel merito dei gravi fatti emersi dai lavori della commissione. Anzi, la sua relazione è stata una sorta di conferenza stampa a favore di telecamere per difendere a spada tratta il suo operato e quello del governo Conte II. L’evidente uso strumentale della commissione Covid da parte di Arcuri è atto gravemente irrispettoso nei confronti degli italiani, che aspettano risposte chiare sulla gestione dei loro soldi mentre erano richiusi in casa a suon di Dpcm firmati da Conte”conclude Buonguerrieri.

Di “preziosissima relazione” parla invece Stefano Patuanelli, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione d’inchiesta: “Fa spazzato via anni di fango e fake news“. Per Patuanelli “Arcuri ha chiarito ogni aspetto riguardante le famose mascherine cinesi, che tanto hanno solleticato l’immaginazione dei commissari di Fratelli d’Italia e i giornali di Angelucci”. La relazione di Domenico Arcuri, per l’esponente M5s, “mette una pietra tombale su tutte le fake news che per anni Fratelli d’Italia ha diffuso nel Paese con il solo obiettivo di delegittimare chi gestì il momento più drammatico della nostra storia repubblicana”.

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