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La “benzina del sindaco”: nelle aree remote ecco i distributori comunali a prezzo calmierato dopo l’addio dei privati

Le amministrazioni intervengono per garantire un servizio essenziale dopo le chiusure a raffica. Da Valle Castellana a Castignano: "Così si lotta contro lo spopolamento"
La “benzina del sindaco”: nelle aree remote ecco i distributori comunali a prezzo calmierato dopo l’addio dei privati
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Uno dei primi vide la luce a Taurano, in provincia di Avellino: chiuso l’ultimo distributore di benzina, l’onere di gestire le pompe venne preso in carico dall’amministrazione comunale. A breve se ne avranno uno anche Ripatransone e Castignano, nell’Ascolano, dove – potere della transizione energetica – alle colonnine di diesel e benzina saranno affiancate anche quelle per la ricarica dei motori elettrici. C’è, poi, chi ha completato l’opera con l’installazione di un lavaggio automatico e chi ha trovato il modo per scontare il pieno alle famiglie più povere.

La benzina del sindaco

Nella aree remote, vittime dello spopolamento, sempre più spesso sono i municipi a garantire un servizio fondamentale come il rifornimento di carburante sgravando abitanti, imprese e forze dell’ordine del territorio di viaggi obbligati verso i paesi vicini per riempire il serbatoio di auto e mezzi. Stemma ben visibile sulle colonnine e prezzo calmierato o, quantomeno, allineato ai minimi regionali, i distributori di benzina di proprietà del comune stanno prendendo sempre più piede. E con il costo dei carburanti schizzato alle stelle, la “benzina del sindaco”, nata per contrastare la scomparsa di un altro servizio essenziale nei paesi dell’entroterra, finisce per costituire un vantaggio competitivo per chi vive in piccole comunità più o meno sperdute.

La gestione diretta del comune teramano

A Valle Castellana, paese della provincia di Teramo incastrato al confine con le Marche, tanto da essere più vicino ad Ascoli Piceno che al capoluogo abruzzese, il sindaco Camillo D’Angelo si era mosso già nel 2018: “Con i suoi 131 chilometri quadrati, il comune è uno dei più estesi della regione tra quelli montani. Quando otto anni fa il proprietario dell’ultimo distributore rimasto manifestò la volontà di volerlo dismettere non ci pensai due volte”, racconta. I suoi 800 abitanti sparsi in quasi quaranta frazioni – fu la sua promessa – non avrebbero mai dovuto percorrere quasi venti chilometri per fare un pieno. “All’epoca c’erano pochissimi precedenti, mi ingegnai per capire come avremmo potuto portare avanti l’attività. Avevamo tre strade: una società economica in house, cercare un nuovo privato o gestirlo come ente per provare a dare un vantaggio ai cittadini. Abbiamo scelta la terza via: dopo aver rilevato la licenza e aver ammodernato la struttura, l’opzione è stata quella di una conduzione diretta comunale”, spiega D’Angelo che ora è anche presidente della provincia di Teramo.

Prezzo più basso, ma maggiori impegni

“Il nostro carburante – aggiunge – è venduto a prezzo di costo, così al litro si risparmiano in media tra 10 e 20 centesimi rispetto a un distributore self-service gestito da un privato. In questi giorni vendiamo la benzina a 1,75 euro e il diesel a 1,89. Le entrate sono state intorno ai 500mila euro nel 2025, circa otto volte i 75mila incassati nel primo anno di attività”. Il moltiplicatore nasconde, al di là dell’aumento del prezzo, un numero maggiore di soste da parte dei pendolari e dei turisti che nel week end si spingono verso il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Alla gestione quotidiana ci pensa la dirigente comunale responsabile dell’ufficio finanziario: è lei a controllare da remoto il riempimento dei serbatoi, a coordinare l’acquisto di diesel e benzina, a svuotare la cassa dal contante. “Ho trovato grande disponibilità. Capisco che si tratti di un impegno in più, ma è necessario. Non costringere un taglialegna a raggiungere Ascoli, ha un valore incommensurabile. Mi resta solo il rammarico di non essere riuscito a creare social card e bonus per i cittadini – dice D’Angelo – Purtroppo esistono difficoltà nella contabilizzazione delle accise vista la nostra scelta di gestione diretta. Sarebbe stato più semplice attraverso una società partecipata. Si tratta di un fronte, l’ennesimo, che andrebbe affrontato in sede di semplificazione per i piccoli comuni”.

Da Penna San Giovanni a Premia: gli altri casi

Chi è riuscito a offrire anche ulteriori sconti a cittadini più poveri è il sindaco di Penna San Giovanni, poco meno di mille abitanti in provincia di Macerata: qui, dal 2023, il distributore ha assunto la forma di una stazione di servizio con autolavaggio. Il progetto è stato finanziato con un prestito trentennale da 700mila euro attraverso Cassa Depositi e Prestiti che, stando ai calcoli dell’amministrazione, finirà per ripagarsi da solo portando anche qualche migliaia di euro nelle casse del Comune. La soluzione adottata nelle zone interne, del resto, non ha precedenti fallimentari. Da Premia (Verbania) a Costa Valle Imagna (Bergamo) fino a Petrella Tifernina (Campobasso) i distributori comunali sono tutti in piedi da anni, tranne quello apripista di Taurano tornato a un privato. Prossimamente lo stemma del comune svetterà vicino alle pompe anche a Bocchigliero, nel Cosentino, Ripatransone e Castignano.

“Azioni concrete contro lo spopolamento”

In quest’ultimo paese, arrampicato sulle colline del Piceno, la signora che da decenni gestiva l’ultimo distributore è andata in pensione a gennaio. Il sindaco Fabio Polini non ha avuto dubbi: “È un servizio essenziale, il distributore più vicino è a oltre 10 chilometri. Tra andata e ritorno, significa spendere circa 2 euro per fare un rifornimento. Lo ritengo profondamente ingiusto”. Da qui la scelta: “Abbiamo impegnato circa 100mila euro per rilevare la licenza, ora è pronto il bando: se non ci sarà alcuna compagnia disposta a occuparsene a prezzi calmierati, faremo da soli”. Il primo cittadino sa che non sarà una passeggiata: “Vorrà dire dedicare due ore al giorno di una risorsa per la gestione ordinaria, ma è la soluzione corretta per i cittadini. Le azioni contro lo spopolamento devono essere concrete. Pensi l’assurdità di certe regole: il nostro paese è fuori dalla legge sulla montagna del ministro Calderoli per un 1 metro e 40 centimetri di altitudine media. Gli svantaggi di una zona interna non possono essere legati a freddi tecnicismi”.

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