“Fu un omicidio organizzato e i fotografi lo sapevano”: la Federazione dei giornalisti chiede il ritiro del World Press Photo 1993 a Bojan Stojanović
In mano una mitraglietta Skorpion con un silenziatore, davanti a lui un uomo, giacca scamosciata marrone, la testa incassata nelle spalle. Poi il colpo alla nuca. Nel 1993 questa sequenza di foto presentata dal fotografo serbo Bojan Stojanović è stata premiata con il World Press Photo nella categoria Spot. Ma oggi, a 33 anni di distanza, una lunga inchiesta della giornalista croata Barbara Matejčić ha fornito la risposta a dei dubbi che da sempre caratterizzano queste immagini: gli unici reporter che sono riusciti a immortalare un’esecuzione nella guerra della ex Jugoslavia, Stojanović e il suo collega Srdžan Petrović, erano stati avvertiti che quello al quale avrebbero assistito sarebbe stato un omicidio in favore di camera. Così, adesso, sei associazioni di reporter, con il sostegno della Federazione europea dei giornalisti, hanno lanciato una petizione chiedendo al WPP di revocare il premio.
La fotografia in questione è considerata l’unica ad aver immortalato il momento di un’esecuzione durante le guerre nell’ex Jugoslavia. Ritrae il paramilitare serbo Goran Jelisić mentre giustizia il civile musulmano bosniaco Husein Kršo nel distretto di Brčko, nel maggio del 1992. Al tempo l’immagine fu acquistata e distribuita da Reuters, per poi essere premiata l’anno successivo dal WPP. È stata proprio la curiosa unicità della foto a spingere la giornalista croata a ricostruirne le origini per ben tre anni. Grazie alla sua inchiesta Killing for a Photo Opportunity, vincitrice dello European Press Prize e sostenuta da Journalismfund Europe, Matejčić ha scoperto che l’esecuzione venne organizzata in anticipo da funzionari locali della polizia e dell’esercito per poter ottenere immagini propagandistiche ritraenti “vittime serbe”.
Oltre all’episodio che ora sappiamo non essere stato casuale, anche la didascalia che per quasi trent’anni ha descritto la vittima come un “cecchino musulmano” catturato dopo aver sparato a un convoglio serbo si è rivelata falsa: Husein Kršo era, in realtà, un cameriere, senza alcun legame l’esercito. Solo dopo che nel 2022 Matejčić presentò al WPP un video in cui lo stesso Stojanović dichiarava che la vittima era un civile, l’organizzazione cambiò la didascalia, rifiutandosi però di esaminare le accuse portate dalla giornalista riguardanti le modalità dello scatto.
Nell’aprile 2026, le associazioni dei giornalisti indipendenti di Serbia e Bosnia-Erzegovina hanno chiesto a World Press Photo di revocare il premio, ma la richiesta è stata respinta il 3 giugno per la mancanza di prove sufficienti ad annullare il riconoscimento. L’assemblea generale della Federazione Europea dei Giornalisti ha successivamente adottato una risoluzione a sostegno della revoca, mentre SafeJournalists Network ha lanciato una petizione pubblica contro WPP in cui si richiede la corretta applicazione del codice etico della fondazione.
In più, la petizione richiede un riconoscimento formale nei confronti della famiglia Kršo, che scoprì il destino di Husein nel 1993, riconoscendolo nella foto premiata in televisione.