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Protestano contro una manifestazione organizzata da nostalgici del Ventennio: valanga di multe per la rete antifascista a Lecco

A fine aprile con trombe e fischietti una sessantina di persone ha protestato contro una manifestazione per ricordare i sedici “repubblichini”. La questura li sanziona con migliaia di euro di multe grazie alle disposizioni introdotte dall'ultimo decreto sicurezza. Uno dei multati: "Additati come se fossimo dei criminali"
Protestano contro una manifestazione organizzata da nostalgici del Ventennio: valanga di multe per la rete antifascista a Lecco
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Il 30 marzo 2026 il Comune di Lecco aveva deliberato di non concedere spazi pubblici a chi legittima o riabilita figure legate al regime fascista. Neanche un mese dopo, il 27 aprile, una sessantina di persone ha protestato contro una manifestazione autorizzata dalla questura a Lecco per ricordare i sedici “repubblichini” del battaglione “Leonessa” e del battaglione “Perugia”, uccisi durante la battaglia di via Como, quando nel 1945 aprirono il fuoco contro i partigiani, ammazzandone due, dopo aver esposto la bandiera bianca. Una protesta civile, senza violenza ma intonando slogan e cori a pochi metri di distanza da “nostalgici” tra i quali ci sarebbero stati anche esponenti politici locali. Risultato: multe per centinaia di migliaia di euro a decine di partecipanti alla protesta che si sono visti notificare un “verbale di accertamento e contestazione di illecito amministrativo” dalla questura di Lecco.

È quanto denuncia la rete antifascista lecchese secondo cui, quel giorno, c’era “un notevole dispiegamento di forze di polizia che proteggeva i fascisti”. E, “tra questi – c’è scritto in un comunicato stampa – non può passare inosservata la presenza del sindaco di Casargo Antonio Pasquini e dell’assessore comunale di Calolziocorte Luca Caremi”. Eppure, stando alla ricostruzione della stessa Digos, non ci sono stati scontri ma solo cori di protesta. “A partire dalle 18.30 – si legge, infatti, in uno dei verbali – circa sessanta soggetti si sono radunati in via Don Pozzi, angolo via Pascoli, dove hanno inscenato una manifestazione di protesta e disturbo nei confronti della commemorazione. In particolare, tramite l’utilizzo di una cassa amplificata ed un microfono sono stati scanditi slogan e frasi minatorie nei confronti dei partecipanti alla commemorazione, ripetuti poi dai presenti, oltre all’utilizzo di trombe da stadio, fischietti, pentole e coperchi per disturbale l’iniziativa in atto”.

Nessun bastone, nessun tentativo di forzare il cordone della polizia, nessun ferito. Per disturbare i nostalgici del ventennio sono stati utilizzati solo trombe da stadio, fischietti e coperchi di pentole. Erano queste le “armi” dei contestatori per i quali “è scontata la continuità con le denunce ricevute da 17 antifascisti per il corteo spontaneo del 28 aprile 2025, che cercò di impedire lo stesso raduno fascista”.

“Le sanzioni che in molti hanno ricevuto – si legge in una nota – si basano sulle disposizioni introdotte dall’ultimo cosiddetto ‘decreto sicurezza’, che ha modificato il Tulps, e potranno essere maggiorate in caso di recidiva entro tre anni, in un ulteriore tentativo di reprimere ogni forma di dissenso e contestazione. L’azione intrapresa dalla questura di Lecco ha un intento chiaramente intimidatorio, volto a colpire e soffocare il movimento antifascista lecchese”.

Secondo gli organizzatori della protesta, “lo scopo politico è chiaro: criminalizzare e impedire l’antifascismo, alla faccia della famosa Costituzione antifascista e dell’ordine del giorno approvato dal comune di Lecco. Celebrare quegli assassini rappresenta una precisa scelta politica di apologia ed esaltazione del fascismo”. Ecco perché “contestare queste lugubri commemorazioni – si legge sempre nel comunicato stampa – non può essere considerato un crimine. Ogni intimidazione, ogni sanzione, ogni denuncia rende l’antifascismo a Lecco più forte, più unito e più determinato. Un movimento che procede coeso, che non lascia indietro nessuno e che continuerà a opporsi a qualsiasi tentativo di riscrivere la storia e ridurre il dissenso al silenzio. In un’epoca in cui i diritti fondamentali sono pesantemente minacciati e il fascismo torna alla ribalta sostenendo guerra, deportazioni e repressione, ciò che sta accadendo a Lecco e in tutte le altre città d’Italia non può passare in sordina. Non abbiamo intenzione di arretrare: la nostra presenza nelle piazze, nelle strade e negli spazi pubblici sarà ancora più forte. Continueremo a riempirli di corpi, di voci e di antifascismo, perché le nostre idee crescano ancora, fino a diventare una marea capace di travolgere ogni tentativo di intimidazione e repressione”.

“Il paradosso consiste nel fatto che noi che abbiamo denunciato l’apologia di fascismo, ci troviamo ora a dovere sobbarcarci multe che possono arrivare per ogni famiglia anche a 16mila euro”. Non si capacita uno dei contestatori multati, identificato – si legge nel verbale – “attraverso la visione delle immagini prodotto dal Gabinetto provinciale di polizia scientifica di Lecco e delle immagini del sistema di videosorveglianza”.

“La situazione rasenta il paradosso costituzionale. – aggiunge – Noi come cittadini italiani dovremmo sentirci contro il fascismo ma ci troviamo additati come se fossimo dei criminali. L’aggravante che questo meccanismo introdotto dal decreto sicurezza impedisce di fatto qualsiasi tipo di protesta contro i fenomeni neofascisti che si stanno organizzando e Lecco diventa un apripista sotto quest’aspetto. Se dovessimo rifare una nuova manifestazione contro i fascisti, nei prossimi tre anni avremo comminate nuove sanzioni aumentate del 50%. È un assurdo che l’Italia democratica dovrebbe respingere”.

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