Autovelox, il decreto è operativo e cambiano i controlli. Nel 2025 multe oltre i 284 milioni
Con la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, atteso da 34 anni, sono entrate ufficialmente in vigore le nuove norme che regolano l’utilizzo degli autovelox sul territorio nazionale. Il testo normativo introduce “la disciplina delle caratteristiche, dei requisiti e delle procedure di omologazione, taratura e verifica di funzionalità dei dispositivi e dei sistemi per l’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità”. L’obiettivo del provvedimento è stabilire regole omogenee per tutta l’Italia, definendo un quadro chiaro per la gestione degli strumenti di rilevamento.
L’applicazione immediata della riforma comporterà la disattivazione dei dispositivi che non possiedono più i requisiti considerati idonei alla misurazione. In base alle indicazioni fornite dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, sono 850 gli apparecchi che dovranno necessariamente ottenere una nuova omologazione per poter tornare a essere attivi. Per contro, rimangono regolarmente in funzione 3.150 strumenti che dispongono già di tutti i requisiti di conformità richiesti.
Il Ministro Salvini ha commentato il provvedimento dichiarando: “Da una giungla di oltre 10.000 autovelox, spesso nascosti e a ripetizione, a 3.150 apparecchi regolari e conformi. Basta autovelox fantasma, che erano solo una tassa occulta per milioni di lavoratori e non avevano nulla a che fare con la sicurezza stradale”.
La firma del decreto giunge dopo che la validità delle sanzioni era stata messa in discussione da numerose sentenze giudiziarie nei casi in cui la velocità veniva rilevata da strumenti privi di una specifica omologazione ministeriale. Diverse pronunce della magistratura avevano infatti evidenziato la netta differenza giuridica tra il semplice processo di approvazione tecnica e la vera e propria omologazione. Tale distinzione aveva aperto la strada a migliaia di ricorsi da parte degli automobilisti contro le amministrazioni locali che avevano continuato a utilizzare dispositivi approvati ma non omologati.
L’associazione Assoutenti aveva precedentemente stimato che “Il 71% degli autovelox installati in Italia risulta fuorilegge”. Il nuovo decreto specifica che non tutti questi apparecchi dovranno essere spenti definitivamente. Per i dispositivi che hanno ricevuto l’approvazione tecnica, ma non l’omologazione, in una data precedente al giugno del 2017, la normativa prevede l’avvio di apposite procedure di verifica della documentazione, test tecnici e tarature per constatarne l’idoneità e procedere alla successiva omologazione. Al contrario, per tutti gli autovelox approvati dal ministero dopo il giugno del 2017 viene disposta l’omologazione automatica.
All’interno delle sanzioni stradali comminate in Italia, oltre un terzo risulta riconducibile al superamento dei limiti di velocità consentiti. Stando alle risultanze dello studio condotto dal portale Facile.it sui bilanci ufficiali presentati dalle amministrazioni municipali, nel corso del 2025 i guadagni totali per violazione dell’art.142 del CdS hanno superato la soglia dei 284 milioni di euro. Restringendo il campo alle città sedi di prefettura, i gradini più alti dell’elenco risultano presidiati da Firenze, Bologna, Milano, Padova e Genova. Tali centri urbani, per mezzo di postazioni di controllo radar stabili e itineranti, misuratori della andatura media e ulteriori apparecchiature di intercettazione, hanno contabilizzato entrate superiori a 46 milioni di euro.
Osservando la graduatoria nel dettaglio, la vetta è occupata da Firenze, che nella passata annualità ha incamerato una cifra corrispondente a 19.718.932 euro. Subito dietro si posizionano Bologna, con 9.214.556 euro, e Milano, a quota 6.948.884 euro. Immediatamente al di fuori del podio si attesta Padova (5.725.268 euro), tallonata da Genova (4.883.831 euro), Palermo (4.226.650 euro) e Ravenna (3.984.320 euro). Ultimano la rosa dei primi dieci Modena (3.382.592 euro), Treviso (2.888.105 euro) e Venezia (2.660.520 euro).
Roma si colloca soltanto in dodicesima piazza tra i centri di riferimento provinciale, registrando un gettito riscosso pari a 2.308.276 euro. Allargando lo spettro dell’indagine alle località prive dello status di capoluogo, spiccano nelle zone di vertice Villapiana, situata nella circoscrizione cosentina, che nel medesimo 2025 ha raggiunto introiti per ben 6.990.889 euro, Fiumicino nell’area romana (6.977.786 euro), Galatina nel comprensorio leccese (5.365.680 euro) e Cittadella nella zona padovana (3.453.711 euro).