Trasparenza veneta: un giornalista richiede un accesso agli atti per i Pfas nella Pedemontana, dalla Regione gli mandano il riassunto
Quanto sia difficile cercare la verità tra le carte che le amministrazioni pubbliche conservano gelosamente, lo ha capito il giornalista vicentino Marco Milioni del gruppo “Today”, che da anni si occupa dell’inquinamento da Pfas in Veneto e della contestatissima superstrada a pagamento Pedemontana Veneta. Non è un cronista che si accontenta delle spiegazioni di comodo e quando i due argomenti si sono incrociati, dando anche avvio a un’indagine della Procura di Vicenza, ha presentato una richiesta di accesso agli atti per verificare puntualmente gli eccessi di sostanze perfluoroalchiliche in aree interessate ai cantieri della Pedemontana. Ma si è scontrato prima contro un rifiuto della Direzione ambiente della Regione Veneto a mettere a disposizione le carte, poi con un invio parziale degli atti, in forma riassuntiva, che non poteva soddisfarlo. A conclusione di un braccio di ferro durato tre mesi, Milioni ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Venezia. Spetterà ora all’ufficio diretto da Alessandra Dolci, già procuratore aggiunto a Milano, verificare se la vicenda contenga spunti per un’indagine penale per eventuali omissioni. Contemporaneamente ha anche interessato l’Ordine dei Giornalisti del Veneto, segnalando una violazione del diritto all’informazione, connessa all’istituto dell’accesso civico.
Quest’ultimo, infatti, consente a qualsiasi cittadino di chiedere copia di documenti. È una forma di controllo civico ideato per dare maggiore trasparenza alle attività della pubblica amministrazione. Milioni ha richiesto i verbali delle sedute del “Tavolo tecnico per il monitoraggio della situazione ambientale dell’area interessata dal rinvenimento del composto Pfba”. Era stato istituito nel giugno 2025 dopo una segnalazione del Consiglio di Bacino “Bacchiglione” che aveva individuato presenze di Pfba nella falda, suscitando l’allarme della Provincia di Vicenza e l’avvio di un’indagine dell’Arpav, l’agenzia veneta per l’ambiente. Milioni chiedeva i verbali delle sedute che avevano coinvolto una ventina di persone, rappresentanti di autorità amministrative, sanitarie e ambientali del Veneto. In particolare un verbale (del 17 giugno 2025) aveva comunicato la chiusura di otto pozzi che attingevano acqua di falda, per il superamento di “somma di Pfas”. La notizia era allarmante perché in quella zona si trovavano i cantieri della Pedemontana, dove erano state scavate le gallerie di Malo e Sant’Urbano. Era la prova dell’esistenza di un collegamento tra attività infrastrutturali e inquinamento ambientale. Per due ore avevano discusso del problema il direttore dell’ambiente della Regione, Paolo Giandon, il direttore dell’Arpav Loris Tomiato, il direttore difesa del suolo Giulio Fattoretto, il direttore dell’area tecnica dell’Arpav Vincenzo Restaino, rappresentanti dell’Ulls e di società di distribuzione dell’acqua in provincia di Vicenza.
Milioni ha ricevuto un rifiuto. “Si rende necessario il preventivo coinvolgimento delle amministrazioni e dei soggetti esterni alla Regione del Veneto, partecipanti al tavolo, che avverrà all’inizo del prossimo mese”. Un modo per prendere tempo. Così ha insistito, inviando la richiesta al governatore Alberto Stefani e al segretario per la programmazione Maurizio Gasparin. Solo il 28 maggio ha ricevuto un documento di dieci fogli con i riassunti di tre sedute del Tavolo tecnico, del 17 giugno e 27 ottobre 2025 e del 3 febbraio 2026. Un risultato deludente. Non ci sono i nomi delle persone intervenute, né le loro dichiarazioni e nemmeno altri documenti tecnici a sostegno della discussione. “In un’altra lettera della Regione si torna a sostenere, con pervicacia, come sia stato garantito puntuale e completo riscontro alla mia richiesta di accesso”, denuncia. Basta un riassunto di documenti o una loro parte a garantire l’accesso per una vicenda spinosa e di interesse pubblico? Evidentemente no, perché alimenta il sospetto che vengano taciuti aspetti che non si vogliono far conoscere.