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Messi e Djokovic, i “vecchietti” che mettono ancora tutti in riga: così osano sfidare il tempo per un’ultima volta

Entrambi ancora decisivi e vincenti: uno nella rimonta dell'Argentina contro l'Egitto, l'altro nel successo a Wimbledon in cinque set contro Auger-Aliassime. Entrambi a quasi 40 anni hanno in mente un’ultima missione
Messi e Djokovic, i “vecchietti” che mettono ancora tutti in riga: così osano sfidare il tempo per un’ultima volta
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Una sfida al tempo che passa. Lionel Messi e Novak Djokovic non hanno intenzione di arrendersi. Entrambi classe 1987 e nati a un mese di distanza, continuano a essere icone. Menti geniali, forza incredibile e il volto segnato dagli anni, ma una cosa li accomuna: sono ancora decisivi e vincenti. E lo hanno dimostrato ancora una volta, quasi in contemporanea. Messi ad Atlanta nella rimonta della sua Argentina contro l’Egitto, Djokovic sul Centrale di Wimbledon dopo una maratona di oltre cinque ore contro Felix AugerAliassime.

Vittoria, trionfo e lacrime per Messi

Quello contro l’Egitto poteva essere l’ultimo tango per Lionel Messi. E sarebbe stato anche beffardo, con un rigore sbagliato e un’eliminazione inaspettata. Invece, l’argentino ci ha messo ancora di nuovo lo zampino. Un assist, poi il gol del pareggio e infine la gioia finale, celebrata con le lacrime. L’Argentina ha ribaltato l’Egitto in 13 minuti, sempre nel segno della Pulce. E il ragazzo di Rosario, (anche) questa volta, non ha nascosto l’emozione. Fiumi di lacrime, l’abbraccio con l’amico-allenatore Scaloni, poi è stato portato in trionfo e lanciato in aria dai suoi compagni, in un piacevole dejà vu della finale di Qatar 2022. Per una notte, l’immagine più bella rimane quella. Storica.

Come del resto il 21esimo gol a un Mondiale o il nono assist (per superare Maradona), le 6 partite di fila a segno o le 31 presenze (più di chiunque), ma ormai questi record non sembrano fare più notizia. Il Messi d’America sembra eterno, ma anche più umano. Si arrabbia, non si dà per vinto e poi si lascia andare come chi sa di essere quasi alla fine di un viaggio. Forse.

Djokovic eterno: 15esima semifinale a Wimbledon

Diverso meridiano, ma stessa felicità, quella di Novak Djokovic. Auger-Aliassime ci ha provato e ha battagliato per cinque ore e quindici minuti. Nel quinto e decisivo set sembrava anche più fresco, ma poi sono emerse forza e mente di un 24 volte vincitore Slam che ha fiutato l’odore del sangue e ha attaccato, da predatore navigato. Sul Centrale Djokovic ha incantato, ha corso, ha vinto. Alla Novak. Il dito all’orecchio lo inonda di applausi. I 15 anni di differenza col canadese non si sono visti.

Per la 15esima volta in carriera, il serbo giocherà una semifinale a Wimbledon. Dall’altro lato della rete ci sarà quel Jannik Sinner che un anno fa lo ha battuto sulla sua erba. Ma il serbo sa come batterlo, come dimostrato a gennaio agli Australian Open. Prima di pensare al numero uno servirà un po’ di meritato riposo. Col recupero reso più dolce dalla celebrazione di gioia. La Djoko-Dance che scalda, il ‘Sium’ accennato: un balletto, anche un po’ improvvisato, in pieno stile Novak, che forse cozza anche con la tradizione dell’All England Club. Ma a trentanove anni e con sette Wimbledon in bacheca, Djokovic può farlo. Per un altro momento che rimane eterno.

Un altro tango per la storia

“A 39 anni sono come Messi? Mi piacerebbe giocare 90 minuti come lui (ride)”, ha scherzato Djokovic in conferenza stampa. Il legame tra i due è vivo, vivissimo. Due icone, due leggende, due Goat che si emozionano ancora come quando erano più giovani. Due fenomeni di longevità, che non perdono occasione per confermarlo. Agli altri almeno, perché loro sanno bene chi sono. Adesso si aprono le porte dell’eternità. Messi giocherà di nuovo un quarto di finale (contro la Svizzera), Djokovic una semifinale Slam.

L’età avanza, ma la classe e i colpi restano. Sicuramente più facile per Lionel, più complicata per Djokovic, che avrà di fronte il campione in carica. Ma i due non sembrano preoccuparsi. Sono in missione contro il tempo. L’argentino per il secondo Mondiale di fila, il serbo per l’ottavo Wimbledon e il 25esimo Slam. L’ultimo tango, forse, può aspettare.

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