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Rivolta nel carcere di Enna, detenuti devastano un padiglione: tensione dopo il blackout delle linee telefoniche

Un centinaio di uomini ha occupato le sezioni del vecchio padiglione, distruggendo le telecamere di sorveglianza e danneggiando la struttura. La protesta sarebbe scoppiata dopo i disservizi alle comunicazioni con le famiglie causati da un fulmine. L'episodio arriva a pochi giorni da un nuovo tentativo di evasione
Rivolta nel carcere di Enna, detenuti devastano un padiglione: tensione dopo il blackout delle linee telefoniche
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È esplosa una violenta rivolta all’interno del carcere di Enna, dove un centinaio di detenuti si è impossessato delle sezioni del vecchio padiglione, mettendo a ferro e fuoco parte dell’istituto penitenziario. Nel corso della protesta sono state distrutte le telecamere di videosorveglianza e provocati ingenti danni alla struttura.

Secondo le prime informazioni, all’origine della protesta vi sarebbe il malcontento maturato nei giorni scorsi a causa dell’interruzione delle comunicazioni telefoniche con i familiari. Il disservizio era stato provocato da un fulmine che aveva mandato fuori uso le centraline telefoniche del carcere, impedendo ai detenuti di effettuare le chiamate. Sebbene il guasto fosse stato risolto nella mattinata odierna, la tensione è comunque sfociata nella rivolta.

L’episodio rappresenta l’ultimo grave fatto registrato all’interno della casa circondariale ennese e arriva a distanza di pochi giorni da un altro allarme sicurezza. Nei giorni scorsi, infatti, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) aveva denunciato un nuovo tentativo di evasione, il secondo nel giro di pochi giorni, sventato dagli agenti.

In quell’occasione il sindacato aveva puntato il dito contro le criticità strutturali dell’istituto, sostenendo che da una sezione del carcere alcuni detenuti riescano a scavalcare il muro di recinzione interna per raggiungere l’intercinta e recuperare pacchi lanciati dall’esterno. Durante il tentativo di fuga, uno dei detenuti era rimasto ferito, riportando la frattura di una gamba dopo una caduta.

Il SAPPE aveva inoltre denunciato la cronica carenza di organico e il mancato avvio di interventi di messa in sicurezza che, secondo il sindacato, sarebbero già stati finanziati ma non ancora realizzati. Una situazione definita “non più sostenibile”, con il personale costretto quotidianamente a garantire la sicurezza in condizioni di forte criticità.

La rivolta odierna riporta dunque l’attenzione sulle condizioni dell’istituto penitenziario di Enna, già al centro di ripetute segnalazioni per problemi strutturali e organizzativi. Al momento non sono state rese note eventuali conseguenze per persone né l’entità complessiva dei danni provocati dalla protesta.

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