Oggi parte il Tour de France, Pogacar come può perderlo? Vingegaard deve resistere fino all’Alpe d’Huez, Seixas è l’incognita
Tredici vittorie stagionali in sedici giorni, Tour de Suisse, Giro di Romandia, tre Classiche monumento e il secondo posto in volata alla Parigi-Roubaix. Questo è il biglietto da visita con cui Tadej Pogacar si presenta al Tour de France 2026. Lo sloveno va a caccia del record di cinque vittorie, per raggiungere Jacques Anquetil, Bernard Hinault, Eddy Merckx e Miguel Indurain. E niente e nessuno sembrano poterlo fermare. Nell’ultimo anno è stato battuto in un testa a testa solo due volte: nell’ultima tappa del Tour 2025 e alla Parigi-Roubaix 2026. In entrambi i casi da Wout Van Aert. Ma nei Grandi Giri e nelle brevi corse a tappe nessuno lo ha sconfitto né in classifica né nelle frazioni di montagna. Un dominio che dura da ormai tre anni e sembra inscalfibile. La domanda, dunque, sorge spontanea: Pogacar come può perdere il quinto Tour?
Il percorso del Tour de France 2026 | Calendario e tappe chiave
La risposta più ovvia è “impossibile”, ma il ciclismo non è matematica e gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. Cadute, ventagli (spesso presenti al Tour), malanni o problemi meccanici possono incidere in negativo sulla classifica e possono lasciare strascichi durante la corsa. Ne sa qualcosa lo stesso Pogacar, che nel 2025 si ammalò sul finire della seconda settimana e nell’ultima fu palese come fosse al meglio, sia come impressione visiva sia dalle dichiarazioni. Questo non gli impedì di conquistare il quarto Tour, ma aveva già accumulato un grande vantaggio e gli fu sufficiente gestirlo. Nel 2026 le cose potrebbero cambiare per via di due fattori: il ritorno al top di Jonas Vingegaard e l’esplosione di Paul Seixas.
Il primo ha dominato il Giro d’Italia e le altre due corse disputate in stagione (Giro di Catalogna e Parigi-Nizza). Le dodici vittorie collezionate quest’anno, una sola meno del rivale, e la crescita costante nella corsa rosa dimostrano che è tornato al suo massimo. Al livello che nel 2022 e 2023 gli ha permesso di battere Pogacar e vincere il Tour de France. Inoltre, è diventato l’ottavo ciclista della storia a completare la Tripla Corona (vincere Giro, Tour e Vuelta) e ora vuole completare la doppietta Giro-Tour nello stesso anno, riuscita a Pogacar nel 2024. L’impresa non è impossibile vista la forma, anche perché la sua Visma | Lease a Bike lo dà in crescita rispetto al Giro, ma passa dalla sfida con Pogacar.
Vingegaard, sulla carta, è inferiore a cronometro, nelle tappe mosse, stile classiche, nelle salite brevi e a bassa quota, ma a due punti a suo favore: la cronosquadre d’apertura, dove la Visma ha l’organico per far meglio della UAE e dare qualche secondo di vantaggio al proprio capitano, e le montagne oltre i 2000 metri, dove il danese ha costruito i successi del 2022 e 2023. Per farcela Vingegaard deve assolutamente guadagnare nella cronosquadre, così da avere un cuscinetto, anche psicologico, fin dalla prima tappa. Poi dovrà staccare Pogacar sulle grandi salite, cosa che non gli riesce dal 2023. Le tappe chiave per lui saranno la sesta con il Tourmalet, la quindicesima a Plateau de Solaison e il doppio arrivo sull’Alpe d’Huez, di cui soprattutto il secondo con le salite oltre i 2.000 metri del Galibier e della Sarenne. Fondamentale sarà contenere i danni nella crono individuale, dove ha faticato al Giro d’Italia e dove Pogacar gli è superiore.
Discorso diverso per Seixas. Il 19enne francese in salita ha dimostrato di essere già vicino al livello di Pogacar, ma la sua Decathlon nella cronosquadre perderà quasi sicuramente terreno e non ha la forza per aiutarlo a mettere alle corde in rivali in salita. L’unica sua speranza è una marcatura stretta tra Pogacar e Vingegaard, che lasci gli spazio magari in una fuga o in uno dei primi arrivi in salita. Se dovesse vestirsi di giallo nei primi giorni in questo modo, allora potrebbe provare a difendere la maglia. Ma l’incognita è la tenuta sulle tre settimane, vista la giovane età e il debutto in un Grande Giro.
Partono già battuti in partenza, invece, Remco Evenepoel, Florian Lipowitz e Juan Ayuso, che dovrebbero lottare per il podio con Seixas e Isaac Del Toro. Il messicano sebbene sia al via come gregario di Pogacar ha le qualità per chiudere terzo, come fece Adam Yates da spalla dello sloveno nel 2023.
In casa Italia, sono dodici i corridori presenti. In classifica potrebbero ambire a una top-20 Damiano Caruso e Davide Piganzoli, al debutto al Tour dopo l’ottimo Giro al fianco di Vingegaard, ma per motivi diversi non partiranno con quell’obiettivo. Per vincere una tappa la miglior speranza è Filippo Ganna nella cronometro, che però ha una salita di 9,7km al 4,2% non adatta al piemontese e dove Evenepoel, Pogacar e gli scalatori guadagneranno su di lui. Dopo il doppio successo in volata e la maglia verde di Jonathan Milan nel 2025, l’Italia, a meno di un exploit, dovrebbe chiudere il Tour senza squilli.