Lefevbriani, il pugno duro di Leone XIV: scomunicati i vescovi e chi “aderisce formalmente” alla fraternità
Quello che doveva essere è stato. La Santa Sede scomunica i vescovi della Fraternità Sacerdotale di san Pio X, i lefevbriani, dopo le consacrazioni espiscopali del 1° luglio. Il Decreto di scomunica arriva con la firma del Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Víctor Manuel Fernández, il quale spiega che, “nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 § 1 CIC 2021″. Si tratta della scomunica automatica, latae sententiae. “Dichiaro dunque a tutti gli effetti giuridici che sia il suddetto Vescovo Alfonso de Galarreta sia Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier” cioè i vescovi consacrati, “sono incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica”. Anche il vescovo Bernard Fellay, avendo partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come conconsacrante, “avendo così aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica latae sententiae”.
Il decreto del Prefetto cardinalizio si compone anche di una “Nota esplicativa” che non lascia dubbi sulla portata del provvedimento.
Dopo aver ricordati che dai tempi di papa Paolo VI, morto nel 1978, i tentativi “di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da Mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani” e che la situazione si è deteriorata a seguito delle consacrazioni episcopali “celebrate senza mandato pontificio”, si è verificato il “delitto di scisma” con le conseguenze dovute. E quindi con una serie di conseguenze che vengono specificate. La prima è che “i ministri sacri appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, sono nello scisma e devono pertanto essere considerati scisma”. Per quanto concerne i fedeli laici, “sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X” quindi il decreto è estensivo, ovviamente a condizione che sia acclarata l’adesione. Pe quanto riguarda il mondo dei fedeli, il decreto avverte che “i ministri sacri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi“. Insomma, si tratta di una decisione netta da parte della Santa Sede che non ammette mediazioni, anche se le note esplicative si concludono con l’avvertenza che “la Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione“.
Per papa Prevost si tratta della prima grande crisi, per quanto i numeri dei lefevbriani non siano enormi, ma nemmeno trascurabili. Alla cerimonia di consacrazione si contavano circa 15 mila fedeli, la FSSPX dichiara mezzo milione di aderenti e in ogni caso la parola scisma torna a occupare la scena della vita cattolica. Ma è anche vero che si tratta di uno scisma antico, già verificatosi 38 anni fa quando monsignor Lefevbre fu scomunicato per voi vedere riammessi i suoi seguaci nel 2009 con decreto di papa Ratzinger. Quindi una spina nel fianco della Chiesa romana che dura nel tempo ma che oggi si colloca in un contesto particolare, segnato da crisi mondiali, dallo scontro aperto con la presidenza di Donald Trump e con gli umori che la destra americana coltiva da tempo e che spesso sono in sintonia con le istanze tradizionaliste dei lefevbriani.