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Elly cancella la sinistra dal suo partito e propizia l’ammucchiata anti Meloni

In alleanza con patentati scaccia-voti quali Carlo Calenda e “il Bomba” Renzi, vorrebbe sostituire i Cinquestelle di Giuseppe Conte con FI
Elly cancella la sinistra dal suo partito e propizia l’ammucchiata anti Meloni
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Elly ridens, ormai pavlovizzata dai parassiti caciccheschi che impestano il Pd, di cui era stata eletta segretaria nelle primarie del 26 febbraio 2023 proprio promettendone la disinfestazione, ormai ha compiuta per intero la mutazione genetica che la porta a comportarsi come un Dario Franceschini o un Andrea Orlando qualunque. Ossia un/a politicante che tira a campare inanellando qualunque genere di compromesso, convinto/a di salvarsi l’anima (e la poltrona) facendo ricorso al più vieto repertorio di luoghi comuni da anime belle sinistresi; e stampando sul proprio volto un’espressione perennemente ridanciana. La mutante ormai pronta ad assecondare l’establishment in tutti i suoi più pervicaci desideri di ritorno al passato.

E i segnali parlano chiaro: untuosi attestati di solidarietà alla Mata Hari della Garbatella, alias Giorgia Meloni, quando paga il fio per le sue strategie abortite di alta geopolitica (con reiterati sculacciamenti da parte del bullo della Casa Bianca, che presumeva di strumentalizzare), e rassicuramenti alla tenia di qualsivoglia governo Matteo Renzi, oggi alla ricerca di strapuntini parlamentari, garantendogli che non esistono preclusioni nei confronti suoi e di qualche suo sgherro, residuato bellico del Giglio Magico maneggione.

Dunque – tra una risata e l’altra – il chiaro segno di un’adesione da parte della “ex-sessantottina tardiva” Schlein, ora ebbra di politicamente corretto, al disegno che cancella la vaga collocazione a sinistra del suo partito, portando allo scoperto e in sella l’ala renziana minoritaria; da anni al lavoro – seppure sotto traccia – per la (ri)costruzione del Grande Centro, che trasforma in insipido brodino la pietanza progressista, che qualche sapore ce l’avrebbe. Seppure non particolarmente marcato.

Questo riguardo alla predisposizione del campo su cui giocare la partita elettorale 2027; in alleanza con patentati scaccia-voti quali Carlo Calenda e “il Bomba” Renzi. La costituenda maggioranza simil-volenterosi, cui si vorrebbe assommare pure la Forza Italia versione Marina Berlusconi, ruota di scorta per restare maggioranza sostituendo i Cinquestelle di Giuseppe Conte. Operazione che richiede un adeguato washing del lascito berlusconiano, vuoi con la grazia presidenziale alla Minetti (Bunga Bunga), vuoi con l’archiviazione fiorentina a Dell’Utri (connection mafiosa). Ma questo non basta, dopo il washing ecco il dirting, l’insozzaggio del pedigree di Giuseppe Conte e il suo 5S. Operazione in cui si è buttata subito a pesce l’imbarazzante Lilli Gruber, ripetendo ogni piè sospinto che un 15% di elettorato Cinquestelle sarebbe pronto a votare per Futuro Nazionale. La prova provata – per la salottiera cinguettante di prima serata – della perfetta sovrapponibilità tra l’avvocato Conte e il generale Vannacci.

Una sordida corbelleria. Tuttavia chi scrive – pur considerando il moroteo pugliese di certo il miglior presidente del Consiglio della Seconda Repubblica – si domanda se sia un buon servizio alla verità rispondere applicando la tecnica del washing anche alle origini del Movimento oggi contiano.

In effetti la matrice iniziale – annata 2007, col Vaffa di Bologna – fu chiaramente di destra. Ma non perché i promotori si proclamarono “né di destra né di sinistra”, come dicono sempre i destrorsi intenzionati a mimetizzarsi. No, destri perché tali erano i due capoccia Beppe Grillo e GianRoberto Casaleggio; il comico cresciuto in un ambiente destrorso e sgradevolmente maschilista, con il fratello area FUAN (studenti missini) e lui stesso a muovere i primi passi genovesi come tira-comizi nel giro di Alfredo Biondi (indimenticabile ministro berlusconiano della giustizia), l’altro – il perito industriale – che una volta si candidò alle elezioni comunali del suo paese in una lista apparentata con Forza Italia (incassando 6 preferenze). Destri perché intercettarono in Italia l’insorgenza populista (che è di sinistra come critica delle élite) in ebollizione in tutto l’Occidente, dalla Puerta del Sol madrilena al Zuccotti Park newyorkese, dandogli un’impronta protestataria da Strapaese. Destri per la narrazione millenaristica di internet sostitutiva della democrazia rappresentativa. Destri per la scelta negoziata personalmente dall’elevato (Grillo) di apparentare al primo parlamento europeo i grillini con i nuclearisti sessisti inglesi di Nigel Farange (UKIP). Destri per aver promosso la candidatura ministeriale alla transizione ecologica di un personaggio come Roberto Cingolani. Destri per la natura padronale del movimento, il cui marchio era proprietà personale di Grillo, che permetteva lo stretto controllo sulla linea politica e sulla scelta degli eletti da parte del duo. Il tutto all’insegna dell’isolazionismo che vanifica qualsivoglia incidenza politica e del servilismo con relativa mentalità “da setta”.

L’avvento di Conte ha raddrizzato largamente la situazione in senso progressista, ma non si smontano le insinuazioni più malevole raccontando inesistenti origini mitologiche.

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