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Da Varese a Viterbo e Favignana, la mappa dei Pride di provincia: “Fuori dalle grandi città ci insegnano che certe persone sono invisibili”

Da Nord a Sud fino alle Isole: per il secondo anno consecutivo ilfattoquotidiano.it accende un faro sulle iniziative particolarmente significative di alcuni territori (scrivi a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it se vuoi raccontarci il tuo Pride)
Da Varese a Viterbo e Favignana, la mappa dei Pride di provincia: “Fuori dalle grandi città ci insegnano che certe persone sono invisibili”
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Non sono più soltanto le grandi città. Non sono più soltanto Roma, Milano, Napoli o Bologna. Sempre più spesso le bandiere arcobaleno attraversano province, aree interne, piccoli comuni e isole. Luoghi dove fare coming out può ancora significare esporsi, dove gli spazi di aggregazione LGBTQIA+ sono pochi o inesistenti e dove organizzare un Pride richiede mesi di lavoro per costruire reti, alleanze e consenso. Per il secondo anno consecutivo, ilfattoquotidiano.it ha provato a tracciare una mappa dei Pride italiani. Non una mappa esaustiva: nel 2026 le manifestazioni saranno oltre sessanta e raccontarle tutte sarebbe impossibile. L’obiettivo è un altro. Accendere un faro su alcuni territori particolarmente significativi. Su chi organizza il primo Pride della propria città. Su chi porta avanti manifestazioni in territori considerati difficili. Su chi ha scelto di fare della provincia, delle aree interne o delle isole non un margine, ma il centro della propria iniziativa politica. Da Rovigo a Catanzaro, da Ostuni a Favignana, passando per Atripalda, Villa Castelli, Lipari e decine di altre realtà, emerge infatti una geografia diversa del movimento LGBTQIA+ italiano. Una geografia che racconta come la richiesta di diritti, visibilità e spazi sicuri non si fermi ai grandi centri urbani, ma attraversi l’intero Paese. Per molte di queste comunità il Pride non è soltanto una parata o una giornata di festa: è il momento in cui persone che per il resto dell’anno restano invisibili si ritrovano, si riconoscono e rivendicano pubblicamente il diritto di esistere.

I Pride del Nord Italia

Ad aprire la stagione al Nord è stata Belluno, dove quest’anno, a differenza delle tre precedenti edizioni, il Pride ha avuto due appuntamenti distinti: il corteo del 13 giugno promosso dalla Casa dei Beni Comuni e dal Collettivo Reverse, e l’evento del 14 giugno organizzato dal Comitato CIAO dedicato soprattutto ai bisogni della comunità LGBTQIA+ locale. Una frattura che riflette differenti visioni politiche e organizzative del Pride. Sullo sfondo resta la realtà di una provincia montana dove, spiegano gli attivisti, “c’è fatica ad accogliere” e persistono pregiudizi nei confronti delle differenze. Un tema che emerge con forza pure a Rovigo, che il 20 giugno ha ospitato il suo primo Pride in un territorio dove una scena queer strutturata non esiste ancora. “Siamo il fanalino di coda della regione. Questo è un momento di visibilità fondamentale per far capire alla comunità LGBTQIA+ che possiamo costruire qualcosa anche qui”, osserva Nicola Pizzamiglio, presidente di Politropia Arcigay Rovigo, a Ilfattoquotidiano.it. Nelle scorse settimane la sindaca Valeria Cittadin ha definito il Pride una “manifestazione tribale che ci riporta nella giungla”, negando al corteo l’arrivo in piazza Matteotti e spostandolo in piazza Tien An Men. “Da 30 anni tutte le manifestazioni si svolgono lì, pensavamo di poter avere la stessa dignità di qualunque altra associazione o gruppo”, continua Pizzamiglio. Le polemiche, però, hanno aumentato l’attenzione generale: “Diversi Arcigay del Veneto hanno organizzato gruppi per venirci a sostenere”. Il 20 giugno si è sfilato anche per le vie di Varese, che quest’anno ha festeggiato i suoi primi 10 anni di Pride. Un’occasione per celebrare i passi fatti fin qui, e i tanti che restano da fare. “In Italia le persone LGBTQIA+ continuano a vivere con tutele incomplete: mancano ancora una legge efficace contro i crimini d’odio, il matrimonio egualitario, il pieno riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, il riconoscimento delle persone non binarie e procedure di affermazione di genere realmente accessibili e basate sull’autodeterminazione”, si legge sul manifesto politico. “Marciamo per chi è ancora costrettə a nascondersi. Marciamo per chi non può farlo. Marciamo perché l’uguaglianza non sia un privilegio, ma un diritto garantito a tutte le persone”. La bandiera arcobaleno sventola ad alta quota a Ostana, che da tre anni ospita il Monviso Pride. Il piccolo comune della Valle Po, nel cuneese, conta appena 80 abitanti, ma durante l’evento, che quest’anno si terrà il 4 luglio, arriva a ospitare circa 300 persone. “È una grande sfida anche a livello educativo nei confronti della comunità locale molto anziana”, racconta l’attivista Ginevra Molino. “L’anno scorso i vecchietti del paese si sono presi una birra con le drag queen. Seppur con fatica, iniziano a comprendere cosa facciamo. Bisogna avere la pazienza di raccontarsi e di insistere”. Un lavoro che trova riscontro pure nel capoluogo di provincia, dove il 13 giugno si è svolta la quinta edizione del Cuneo Pride, la seconda promossa dal collettivo Q+. Non uno, bensì due i paesi – Cologno Monzese e Brugherio – interessati dal Brianza Pride del 12 settembre. “Oltre che collegare due comuni, stiamo collegando la città metropolitana di Milano con la Brianza”, spiega Oscar Innaurato di Brianza Oltre l’Arcobaleno. Il motto è “La periferia di nessun⊗”: “Vogliamo rivendicare un policentrismo di tutti i territori, perché anche la popolazione queer si senta sicura ovunque e non solo nelle grandi città”.

Il giorno dopo, sempre in Lombardia, debutterà il Legnano Pride. Matteo Bianchi e Francesco Funaro, tra gli organizzatori dell’evento, si dicono intimoriti dagli scogli burocratici e da come risponderà la cittadinanza, ma allo stesso tempo felici di aver messo insieme, nel giro di 6 mesi, una squadra di 60 persone, volontari inclusi. “Ci siamo resi conto di non essere più soli in questo progetto e così abbiamo trovato la spinta per partire”, raccontano. Nato attorno al collettivo Giargiame, il Pride punta a dare visibilità a una realtà dove, complice la vicinanza con Milano, non esiste una vera scena queer. Malgrado le incognite della prima edizione e alcuni messaggi d’odio ricevuti online, l’entusiasmo prevale sulla paura. A Vercelli il Pride torna il 19 settembre dopo sette anni di assenza dovuti al Covid e allo scioglimento del comitato locale di Arcigay, ricostituitosi in tempi più recenti. In una città dove la comunità LGBTQIA+ è ancora restia a esporsi, il Pride punta a diventare un momento di aggregazione e crescita: “La nostra ambizione è creare degli spazi safe che oggi non esistono”, dichiara Gianluca Mischiatti, presidente di Arcigay Rainbow Vercelli. Un obiettivo accompagnato da un risultato concreto: “Per la prima volta in 15 anni di Arcigay sul territorio, siamo riusciti a ottenere una sede dalla pubblica amministrazione”. Tocca al FVG Pride chiudere la stagione il 3 ottobre, a Udine, dove nel 2017 tutto era iniziato. Il claim scelto è “Affrontando il clima ostile”, un richiamo alle tensioni sociali e politiche che attraversano il Paese.

Il Centro Italia

Nato soltanto un anno fa, il Civitavecchia Pride lo scorso 6 giugno ha raddoppiato le presenze, sfiorando i 2mila partecipanti. “Abbiamo alzato l’asticella realizzando un evento più completo: tre giornate dedicate all’inclusione e ai diritti della comunità LGBTQIA+”, fa sapere l’organizzatore Simone Sangiorgi. Tra gli appuntamenti più significativi l’incontro tra la drag queen Priscilla e i bambini della città, ai quali la performer ha raccontato storie di inclusione, amicizia e gentilezza. “È stato bellissimo, ma l’anno prossimo vogliamo fare ancora di più”. Restando nel Lazio, il 6 giugno si è tenuto il terzo Tuscia Pride. “Pride è Cura. Resistenza senza paura” è il claim scelto per l’edizione ospitata ancora una volta da Viterbo, città dove invisibilità ed episodi di violenza rendono necessaria la costruzione di spazi sicuri. Lo stesso giorno 350 persone hanno sfilato a Monterotondo per la quinta edizione del Papel Pride, la seconda con un corteo cittadino. Qui la manifestazione, definita da Laura Seneca “autentica, nata dal basso e completamente autofinanziata”, affonda le sue radici nell’esperienza del Papel, locale che lei stessa ha aperto nel 2018. “È diventato un punto importante per la comunità”, racconta l’organizzatrice. Se da un lato il territorio continua a fare i conti con episodi di bullismo e resistenze culturali, dall’altro attorno al caffè sta nascendo una vera scena queer capace di attrarre persone anche dai comuni vicini e dalla stessa Roma. Nel 2004 Grosseto aveva ospitato il Pride nazionale. Ventidue anni dopo, la città è tornata al centro della mobilitazione LGBTQIA+ con la decima edizione del Toscana Pride, tenutasi il 13 giugno. 15mila le presenze, “un numero straordinario che ha superato ogni aspettativa”, secondo gli organizzatori. Un segnale politico forte in una città amministrata dal centrodestra. Dopo essersi addentrato, lo scorso anno, tra le montagne di Avezzano, l’Abruzzo Pride il 27 giugno si sposta per la prima volta sul mare di Giulianova. “Continuiamo il presidio dei margini, anche a livello orografico”, fa sapere il portavoce Fabio Milillo. Lo slogan scelto è “Flotilla Queer”: “Riconosciamo nella Flotilla la lotta intersezionale per i diritti di tutti e un movimento di protesta pacifica costruito dal basso, che è quello che cerchiamo di fare con il Pride. Da 7 anni continuiamo a non richiedere sponsor e ad essere indipendenti”.

I Pride del Sud Italia

Se nel Nord e nel Centro i Pride hanno continuato a espandersi oltre i grandi capoluoghi, nel Sud la stagione 2026 conferma una tendenza ormai evidente: la crescita delle manifestazioni nei piccoli centri e nelle aree interne, dove la visibilità LGBTQIA+ resta spesso una conquista recente. Dal Tarantino all’Irpinia, passando per la Valle d’Itria e il Molise, la parola d’ordine è la stessa: il diritto di essere se stessi dove si è cresciuti. La stagione si è aperta il 6 giugno a San Marzano di San Giuseppe, nel Tarantino, con il Katundo Pride. Lo slogan scelto era “Tutti i diritti, tutte le persone, un solo Katundo”. “Katundi” significa paese nel dialetto locale, ma tra le nuove generazioni è diventato “Katundo”, un modo affettuoso per indicare il proprio luogo di appartenenza. “Nei piccoli paesi ci insegnano spesso che certe persone non esistono e che certe battaglie appartengono alle grandi città”, hanno spiegato gli organizzatori. A San Marzano, invece, quella piazza si è riempita. Una settimana dopo, il 14 giugno, l’Irpinia Pride ha attraversato le strade di Atripalda, in provincia di Avellino, con lo slogan: “Tranquill*, non è contagioso, è favoloso!”. Il 4 luglio torna invece l’Ostuni Pride, alla sua seconda edizione. “Il Pride non è più una scommessa, ma una storia che ci appartiene”, racconta Luca Dell’Atti. “La prima edizione ha dimostrato che la comunità ostunese non era soltanto pronta, ma desiderosa di accogliere e fare proprio un evento di questa portata. Oggi stiamo ricevendo il sostegno di negozi, locali e attività del territorio: non è un dettaglio organizzativo, ma un segnale culturale e politico”. Il tema scelto quest’anno è “ProvinciaLott3”: “La provincia non è la periferia di niente. È un terreno di lotte e rivendicazioni LGBTQIA+, da cui vogliamo parlare ribaltando l’idea del Sud come luogo arretrato o marginale”. Il 18 luglio sarà la volta del Vesuvio Pride, che quest’anno farà tappa a Portici, in provincia di Napoli. Nella stessa giornata Lecce ospiterà il Salento Pride, unico Pride del territorio salentino, che celebrerà il decennale con lo slogan “Eravamo già futuro”. Il 25 luglio tornerà invece a Campobasso il Molise Pride, unico appuntamento regionale, dopo l’edizione dello scorso anno ospitata da Termoli.

Il 12 settembre i riflettori si sposteranno nuovamente in Puglia con il Pride di Villa Castelli, nel Brindisino, giunto alla terza edizione. “Non è più un esperimento di provincia, ma una realtà consolidata”, afferma la presidente dell’associazione Villa Castelli On Line, Carmela Biondi. “aggiungere la terza edizione dimostra che l’attivismo e la rivendicazione dei diritti non appartengono solo alle grandi metropoli, ma possono mettere radici profonde anche in un comune di 9mila abitanti”. Secondo gli organizzatori, il Pride ha contribuito ad aprire nuove discussioni sul territorio, coinvolgendo soprattutto giovani e famiglie. Pur lamentando un sostegno economico limitato da parte delle istituzioni locali, il comitato rivendica la forza della rete costruita dal basso: “La provincia non è margine, è il luogo in cui il cambiamento si fa concreto, quotidiano e indipendente”.

In Calabria, infine, l’unico Pride regionale si terrà per la prima volta nel capoluogo: l’8 agosto sarà Catanzaro a ospitare la manifestazione.

I Pride delle Isole

Anche nelle isole i Pride continuano a moltiplicarsi, raggiungendo arcipelaghi, piccoli comuni e territori spesso lontani dai capoluoghi. Dalle Eolie alle Egadi, passando per l’entroterra siciliano e la Sardegna, le manifestazioni diventano sempre più strumenti di costruzione comunitaria oltre che di rivendicazione politica.

A Enna, il 30 maggio, il Pride ha posto al centro il transfemminismo con lo slogan “Sepolte… Rifioriamo!”, in una manifestazione autofinanziata e senza sponsor che ha dedicato particolare attenzione ai diritti e alla salute delle persone trans e non binary.

Il 6 giugno si è svolta la seconda edizione dell’Eolie Pride a Lipari. “Il Pride non è soltanto una parata. È uno spazio politico, culturale e umano. È presenza. È comunità. È la possibilità di vivere senza paura”, hanno sottolineato gli organizzatori.

L’11 luglio tornerà invece l’Egadi Pride a Favignana. Il tema scelto per il 2026 è “Corpi unici. Una galassia di immaginari”. “La cultura dominante comprime i corpi dentro uno standard, stabilendo quali meritano visibilità e quali devono restare ai margini”, spiega Anna Patti. “Con il Pride non vogliamo sostituire un modello con un altro, ma mettere in discussione l’idea stessa che esista un modello unico”. In questi anni, aggiunge, il Pride ha contribuito ad aprire un confronto sempre più ampio su autodeterminazione, accoglienza e differenze nelle comunità isolane. L’obiettivo ora è rafforzare le reti tra le diverse isole dell’arcipelago, seguendo anche l’esempio dell’Eolie Pride.

Il 18 luglio si terrà la terza edizione del Caltapride a Caltagirone, mentre l’8 agosto tornerà il Paesello Pride tra Cammarata e San Giovanni Gemini con lo slogan “Qui Queer”, rivendicando la possibilità di vivere apertamente la propria identità anche nei piccoli centri dell’entroterra. Anche il Sardegna Pride continua a crescere. Quest’anno la manifestazione itinerante farà tappa a Cagliari. Secondo Arc, associazione capofila dell’edizione 2026, la partecipazione aumenta di anno in anno. “È un segnale incoraggiante, perché significa che le persone aderiscono non solo al momento di festa e liberazione, ma anche ai contenuti politici che portiamo in piazza”». Nato come progetto condiviso dalle associazioni LGBTQIA+ dell’isola, il Pride continua a mantenere una forte dimensione unitaria e diffusa sul territorio. Lo slogan scelto è “La forza del disordine”: “La Sardegna è un territorio complesso e non omogeneo. Per noi il disordine non è un problema, ma un valore, perché racconta la pluralità delle esperienze e delle lotte che attraversano l’isola”.

I Pride “scomparsi”

Alcuni eventi presenti nella mappa del 2025 quest’anno non figurano in calendario. Scomparsi? Non proprio. Crema ha scelto di unire le forze con il Cremona Pride; l’Alto Adige Pride Südtirol punta su iniziative diffuse sul territorio in attesa della prossima edizione e il Valtellina Pride si sta concentrando su eventi di socialità e inclusione con l’obiettivo di tornare nel 2027 con una nuova parata. Più incerta la situazione del VCO Pride: dopo l’edizione ospitata da Omegna nel 2025 è ancora alla ricerca di una nuova città pronta ad accogliere la manifestazione. Anche il Basilicata Pride, presente lo scorso anno, al momento non ha ancora annunciato un’edizione per il 2026. Ma non è escluso che nelle prossime settimane si possa muovere qualcosa.

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