Un mini canestro di Spiderman e i tiri dal letto: così è nata la passione per il basket di AJ Dybantsa, prima scelta del draft NBA
La nuova prima scelta del Draft NBA ha come idolo Spiderman. Il suo nome di battesimo Anicet significa “imbattuto”. E a Brockton, città a 30 chilometri da Boston in cui è nato e cresciuto, spera di avere un giorno una statua in suo onore. Se il prossimo anno AJ Dybantsa vestirà la maglia dei Washington Wizards il merito è anche del padre Ace.
Il padre-agente
Figlio di genitori originari del Congo e della Jamaica, il padre – oggi anche suo agente – non ha mai giocato a basket. Ma, emigrato in Francia all’età di 13 anni, è stato un portiere di calcio. Trasferitosi a Boston alla fine degli anni ’80 papà Ace conosce la futura Chelsea in un parcheggio. Nella “Città dei campioni” del Massachusetts il piccolo AJ – abbreviazione di Anicet Francois Dybantsa Jr. – costruisce una passione smisurata per la pallacanestro che da lì a poco lo avrebbe reso tra i giovani più interessanti dell’intero Paese.
Presenza costante nei racconti e nella quotidianità di AJ, il padre è stato il primo a credere nelle sue potenzialità. Anche quando durante il COVID i parchi di Boston e dintorni erano senza canestri per evitare assembramenti di ogni tipo. Trovato un campo all’interno di una base della Marina a Newport – nel Rhode Island – accompagnava l’AJ tredicenne tutti i giorni senza tregua. Prima della pallacanestro, però, disciplina e rispetto delle regole sono diventate il motore che hanno spinto la famiglia Dybantsa a credere veramente nell’NBA.
Basket e Spiderman
Ma è all’età di 4 anni che AJ scopre il mondo del basket. E anche in questo caso c’è lo zampino del padre. Sono bastati un mini canestro di Spiderman da appendere alla porta della camera e un piccolo consiglio: “AJ, puoi tirare direttamente dal letto”. Da quel momento la routine di Anicet si trasforma in una seduta d’allenamento personalizzata. Il classe 2007 impara a palleggiare anche con la mano sinistra, ripete infinite sessioni di tiro e inizia anche a sollevare pesi. “Non ho altri hobby. Non gioco ai videogiochi. Se non gioco a basket, guardo partite di basket. Se guardo una serie su Netflix, mi addormento. Non riesco a guardare nient’altro”. I miglioramenti vengono registrati dal padre con l’aiuto di alcune telecamere installate in cucina. Fasi di allenamento saltate? Impossibile, il controllo era maniacale. E a proposito di disciplina: quando AJ non svolgeva i suoi compiti il numero di flessioni saliva a 150, poi a 200.
L’anno da record al college
Dybantsa scarta i college di North Carolina, Kansas, USC e Auburn per giocare a BYU (Brigham Young University). Nello Utah, l’ala americana è infermabile. Chiude la stagione con 25.5 punti di media, 6.8 rimbalzi e 3.7 assist a partita. E superare un record che apparteneva a Kevin Durant segnando 93 punti solamente in tre partite del torneo della Big 12, tra i più importanti e iconici dell’intero sistema universitario americano. Da quel momento la sua candidatura alla prima scelta assoluta è solo una formalità.
Wizards, il futuro è ora
I Wizards non chiamavano alla numero uno dal 2010, quando selezionarono John Wall. Sedici anni dopo tocca ad AJ con la pressione (e la responsabilità) di riportare la franchigia ai livelli di un tempo. Oggi Dybantsa ha due contratti milionari tra le mani con Nike e Red Bull. E un sogno a occhi aperti che si chiama NBA.