“Il rimedio al caldo può essere peggio del caldo stesso”: ecco perché bevande fredde, granite o tuffi possono avere conseguenze anche gravi per la salute
Fa così caldo che il primo istinto è cercare refrigerio immediato: una bottiglia d’acqua ghiacciata bevuta tutta d’un fiato, un tuffo in mare appena terminato il pranzo, l’ingresso in un ambiente climatizzato dopo aver trascorso ore sotto il sole. Ma proprio questi bruschi sbalzi termici possono mettere in difficoltà l’organismo. Tra i rischi meno conosciuti dell’estate c’è infatti la congestione digestiva, un fenomeno che continua a suscitare dubbi tra miti tramandati da generazioni e reali evidenze mediche. Quanto c’è di vero? E quali sono gli errori da evitare quando il termometro sale oltre i 35 gradi? A sorpresa, la prima risposta del professor Francesco Franceschi, Direttore della Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS di Roma che abbiamo contattato per IlFattoQuotidiano.it ribalta una convinzione radicata in milioni di italiani.
Professore, la congestione è davvero un rischio concreto oppure si tratta di un timore estivo un po’ ingigantito dalla tradizione popolare?
“La congestione, così come viene definita comunemente, in realtà non esiste. Esiste invece una risposta del sistema nervoso autonomo agli sbalzi termici. Il caldo intenso o il freddo improvviso possono stimolare in modo eccessivo questo sistema e provocare reazioni molto diverse tra loro: un aumento della frequenza cardiaca e della pressione; oppure, più spesso, una reazione vasovagale con brusco rallentamento del battito e abbassamento della pressione arteriosa”. È proprio questo meccanismo a spiegare molti dei malori estivi tradizionalmente attribuiti alla congestione. “Quando la pressione e la frequenza cardiaca si riducono improvvisamente – continua Franceschi – il cervello riceve meno sangue e meno ossigeno. Il risultato può essere una pre-sincope, cioè una sensazione imminente di svenimento, oppure una vera e propria perdita di coscienza”.
Bevande ghiacciate, granite o acqua gelata: quanto sono pericolose
“Le bevande ghiacciate possono essere problematiche soprattutto nei soggetti predisposti, cioè in persone che hanno una particolare sensibilità del sistema nervoso autonomo. Molti possono bere acqua molto fredda senza alcuna conseguenza. In altri casi, invece, lo stimolo provocato dalla bevanda ghiacciata può innescare una reazione vasovagale importante e portare alla perdita di coscienza. In casi particolari e in soggetti predisposti – continua l’esperto – possono addirittura comparire aritmie cardiache anche gravi. Per questo è preferibile scegliere bevande fresche piuttosto che estremamente fredde, soprattutto quando si arriva da una lunga esposizione al sole o da un’intensa attività fisica”. Una raccomandazione che vale anche per granite, ghiaccioli e altre strategie “estreme” di raffreddamento spesso adottate durante le giornate più torride.
Tuffi in mare e docce fredde: i comportamenti più a rischio
“Il classico esempio è quello della persona che, dopo aver mangiato, si tuffa improvvisamente in acqua molto fredda – sottolinea Franceschi -. Anche in questo caso il problema non è tanto la digestione in sé, quanto il brusco cambiamento di temperatura che può attivare una reazione adrenergica o vasovagale”. Il consiglio è evitare passaggi repentini tra condizioni termiche molto diverse, soprattutto se non si è allenati o abituati: “Ci sono sportivi professionisti che si immergono regolarmente in vasche di acqua ghiacciata dopo gli allenamenti. Ma si tratta di persone che svolgono questa pratica da anni e che hanno sviluppato un adattamento progressivo. Per chi non è abituato, lo stesso stimolo può essere decisamente più impegnativo per l’organismo”. I campanelli d’allarme sono abbastanza caratteristici: improvvisa sensazione di debolezza, sudorazione fredda, vertigini, nausea, vista annebbiata e sensazione di svenimento. In presenza di questi sintomi è opportuno interrompere immediatamente il bagno, uscire dall’acqua e sdraiarsi. Ma gli sbalzi termici non riguardano soltanto il mare. “Anche l’aria condizionata va utilizzata con buon senso – continua l’esperto -. Passare dai 38 gradi esterni ai 18 o 19 gradi di un ambiente climatizzato rappresenta uno stress importante per l’organismo. Le temperature ideali? Tra i 23-24 gradi”.
Come distinguere una congestione da un colpo di calore
Ci sono segnali che aiutano a capire di fronte a quale emergenza ci troviamo e quando è necessario chiamare i soccorsi? “Si tratta di due condizioni completamente diverse – ci risponde sempre Franceschi -. Il colpo di calore è il risultato del surriscaldamento del sistema nervoso centrale. Il cervello va letteralmente in sofferenza per l’eccesso di calore e compaiono sintomi come cefalea intensa, stato confusionale, profonda debolezza e, nei casi più gravi, convulsioni. Nelle reazioni vasovagali attribuite comunemente alla congestione, invece, il quadro è differente. In questo caso prevalgono la sudorazione fredda, il calo della pressione arteriosa, la bradicardia e lo svenimento. Generalmente il recupero è piuttosto rapido una volta che la persona viene sdraiata e si ristabilisce il corretto afflusso di sangue al cervello”. Ma attenzione: “La presenza di alterazioni dello stato di coscienza persistenti, confusione mentale marcata, febbre elevata o convulsioni deve invece far sospettare un colpo di calore e richiede una valutazione medica urgente”.
In definitiva, è più rischioso il caldo estremo o il modo in cui cerchiamo di combatterlo?
“Il vero problema è spesso la rapidità con cui passiamo da una condizione all’altra. Al caldo bisogna adattarsi gradualmente. Chi vive in Paesi tropicali è abituato a temperature elevate e ad alti livelli di umidità. Noi tendiamo invece a contrastare immediatamente il caldo con climatizzatori molto freddi e bevande ghiacciate”. Ciò non significa rinunciare alla protezione dal caldo, soprattutto per anziani e persone affette da malattie cardiache o respiratorie. Significa però utilizzare gli strumenti disponibili con maggiore gradualità. “Come detto, le temperature dell’aria condizionata dovrebbero mantenersi intorno ai 23-24 gradi. Le bevande dovrebbero essere fresche ma non gelate. È un meccanismo di protezione semplice ma efficace”.
Il messaggio finale del Direttore del Pronto soccorso del Gemelli?
“A volte il rimedio eccessivo al caldo può essere peggio del caldo stesso”.