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Pisa, tumore non diagnosticato per dieci anni: l’ospedale condannato a risarcire un milione ai familiari di una donna morta

Nel 2021 una paziente di 74 anni è deceduta per metastasi al colon e ai polmoni: nonostante forti dolori e chiari sintomi, il cancro è stato individuato con colpevole ritardo
Pisa, tumore non diagnosticato per dieci anni: l’ospedale condannato a risarcire un milione ai familiari di una donna morta
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Per oltre dieci anni ha convissuto con forti dolori e chiari sintomi di un cancro, ma solo con colpevole ritardo, almeno secondo un tribunale, i medici sono riusciti a identificarne la causa. Nel 2021, una paziente di 74 anni è deceduta per un tumore al colon e ai polmoni a causa di un’insufficienza respiratoria dopo che la malattia si era estesa per metastasi. Con una storica sentenza, a cinque anni dalla morte, il Tribunale di Pisa ha condannato l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup) per responsabilità oggettiva e il medico per negligenza: il marito e la figlia della donna dovranno essere risarciti con una somma vicina al milione di euro.

Secondo una perizia agli atti della causa, “il decesso è ascrivibile alla condotta colposa dei medici“: se la paziente avesse ricevuto una diagnosi tempestiva si sarebbe potuta salvare. Alcuni passaggi del documento sono riportati dal Tirreno: “Opportunamente trattata in un momento antecedente la diffusione della malattia, la paziente avrebbe potuto evitare l’intervento chirurgico demolitivo e la diffusione delle metastasi che ha determinato la morte”. L’atto condanna anche la “mancata esecuzione degli accertamenti routinari quali la colonscopia e la ricerca di sangue occulto fecale in una paziente con sintomatologia riferibile a Etp”.

Per la giudice Alessandra Migliorino, l’errore originario risale al 2009, quando sono stati fatti i primi approfondimenti clinici che, però, non hanno prodotto risultati nonostante una sintomatologia compatibile con una patologia colon-rettale e la presenza di fattori di rischio. Anche tra il 2010 e il 2012, spiega la perizia, un’indagine strumentale avrebbe con elevata probabilità consentito una diagnosi precoce della neoplasia. Per questi motivi, secondo i consulenti, è “chiaro e inoppugnabile” il nesso causale tra il ritardo diagnostico e l’esito mortale della vicenda.

Sono state attribuite negligenze anche ai sanitari che avevano eseguito l’intervento chirurgico e a quelli che non hanno evitato le complicanze post operatorie. Secondo i periti, è stata scelta una tecnica laparoscopica al posto dell’intervento tradizionale sottovalutando le complicanze post-operatorie, culminate in una perforazione intestinale. La situazione aveva reso necessario un secondo intervento, con la realizzazione di una colostomia permanente, giudicata altamente invalidante. Nella sentenza di risarcimento, Il Tribunale ha quindi anche considerato la sofferenza morale causata alla donna, a causa del progressivo deteriorarsi delle proprie condizioni fisiche e psicologiche.

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