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Morì dopo il cedimento della balaustra sul ponte della Martesana a Milano, tre condanne per omicidio colposo

Andrea Elifani precipitò nel vuoto nell'aprile 2021 dopo essersi appoggiato alla ringhiera corrosa dello storico "Pont de Pan Fiss". Condannati il responsabile e due ex dipendenti dell'Unità ponti del Comune di Milano. Per i giudici la struttura dovrà essere restituita all'amministrazione solo dopo la messa in sicurezza
Morì dopo il cedimento della balaustra sul ponte della Martesana a Milano, tre condanne per omicidio colposo
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A oltre cinque anni dalla morte di Andrea Elifani, il Tribunale di Milano ha condannato tre tra responsabili ed ex dipendenti dell’Unità ponti del Comune per omicidio colposo. La giudice Nicoletta Marchegiani ha inflitto una pena di un anno, un mese e dieci giorni al responsabile del servizio e due condanne a un anno per altrettanti ex dipendenti coinvolti nella gestione e nei controlli della struttura.

La vicenda risale alla sera del 2 aprile 2021, quando Elifani, 40 anni, perse la vita dopo il cedimento di una balaustra dello storico ponte di ferro sul Naviglio della Martesana, conosciuto dai milanesi come “El Pont de Pan Fiss”. L’uomo stava trascorrendo la serata con alcuni amici e si era appoggiato alla ringhiera della passerella. La struttura non resse: il quarantenne precipitò da un’altezza di circa tre metri, battendo violentemente la testa sul pavimento in pietra sottostante. Trasportato d’urgenza in ospedale, morì poco dopo per le gravi lesioni riportate.

Con la sentenza, la giudice ha riconosciuto agli imputati le attenuanti generiche, concedendo inoltre la sospensione condizionale della pena. Ai due ex dipendenti è stato accordato anche il beneficio della non menzione. Il Tribunale ha inoltre disposto la restituzione del ponte e delle relative scalinate al Comune di Milano, ma solo dopo che saranno completati gli interventi necessari a garantirne la sicurezza. Le motivazioni della decisione saranno depositate entro novanta giorni.

La sentenza segue l’impianto accusatorio sostenuto dalle pm Isabella Samek Lodovici e Maura Ripamonti, che durante il processo avevano evidenziato le responsabilità legate alla mancata manutenzione della struttura. Secondo quanto emerso dalle indagini, il ponte era stato sottoposto a diversi sopralluoghi tra il 2018 e il 2020, senza che il grave stato di corrosione della balaustra venisse adeguatamente valutato e tradotto in interventi concreti. Gli inquirenti hanno parlato di un “evidente fenomeno corrosivo” che non sarebbe stato “percepito e correttamente valorizzato come degno di intervento”.

L’inchiesta aveva inoltre fatto emergere un quadro più ampio, definito dagli investigatori come una vera e propria “paralisi della manutenzione”, che non riguardava soltanto il ponte della Martesana ma circa cinquecento tra ponti e sottopassi di competenza comunale. Nel settembre 2024 il gup di Milano aveva disposto il rinvio a giudizio per tre imputati, prosciogliendo invece un quarto funzionario dell’Area tecnica infrastrutture. Durante il procedimento, la compagna e i familiari di Elifani sono stati risarciti.

Dopo la lettura del dispositivo, la difesa del responsabile dell’Unità ponti ha annunciato ricorso. “Di certo impugneremo”, ha spiegato l’avvocato Giovanni Beretta, sostenendo che il proprio assistito “ha fatto tutto quello che si poteva fare” e che eventuali criticità sarebbero da ricondurre alla mancanza di risorse messe a disposizione dall’amministrazione comunale. Anche uno dei due ex dipendenti condannati valuterà l’eventuale appello dopo aver esaminato le motivazioni del verdetto.

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