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Il clima ruba l’infanzia: ogni grado in più aumenta i bambini colpiti da arresto della crescita, anche cerebrale

“Su scala globale, un solo grado di riscaldamento altera le condizioni fondamentali per la sopravvivenza infantile”, spiega Arun Agrawal, coautore dello studio della University of Notre Dame
Il clima ruba l’infanzia: ogni grado in più aumenta i bambini colpiti da arresto della crescita, anche cerebrale
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Non solo ghiacciai che si sciolgono, orsi polari in difficoltà o termometri urbani che impazziscono ad agosto. Il riscaldamento globale ha ramificazioni molto più profonde, silenziose e devastanti. Un nuovo studio della University of Notre Dame, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha letteralmente mappato l’impatto del clima sul futuro dell’umanità, scoprendo un legame diretto e drammatico tra l’aumento delle temperature e la mancata crescita (o arresto della crescita) nei bambini sotto i cinque anni d’età, un fenomeno noto in medicina come childhood stunting. In parole semplici: le emissioni di gas serra stanno letteralmente togliendo centimetri di altezza e sviluppo cognitivo ai bambini più vulnerabili del pianeta.

Il team di ricerca ha analizzato ben 16 anni di dati provenienti da 34 paesi africani. Per evitare di confondere il “normale” meteo con il cambiamento climatico antropico (cioè causato dall’uomo), gli scienziati hanno utilizzato simulazioni climatiche avanzate per isolare l’effetto puro del riscaldamento globale. I risultati eliminano ogni dubbio: per ogni singolo grado Celsius di aumento della temperatura causato dall’uomo, si registra un incremento del 3,45% della percentuale di bambini che soffrono di arresto della crescita. “Un solo grado di riscaldamento potrebbe sembrare trascurabile in un bollettino meteorologico quotidiano, ma su scala globale altera le condizioni fondamentali per la sopravvivenza infantile”, spiega Arun Agrawal, coautore dello studio. “Stiamo assistendo a una diretta conseguenza fisica delle emissioni globali in termini di malnutrizione infantile. Quando il caldo estremo limita la disponibilità di cibo e ne fa aumentare i prezzi, i bambini piccoli – continua – sono i primi a subirne le conseguenze biologiche. Il loro cervello e il loro corpo in via di sviluppo semplicemente non ricevono il nutrimento di cui hanno bisogno, consolidando un ciclo di povertà intergenerazionale ancor prima che compiano cinque anni”. I ricercatori parlano di “fili invisibili” che collegano la CO2 nell’aria alla salute di un neonato: le ondate di calore distruggono i cicli agricoli locali, i raccolti diminuiscono, i prezzi del cibo schizzano alle stelle e le famiglie più povere si trovano con i piatti vuoti.

Lo stunting, inoltre, non è solo una questione di statura. È un indicatore di malnutrizione cronica. Quando un bambino non riceve i nutrienti fondamentali nei primi mille giorni di vita, il suo corpo “taglia le spese”, sacrificando la crescita ossea e, cosa ancora più grave, lo sviluppo cerebrale. È un danno permanente che si traduce in una maggiore suscettibilità alle malattie, minore capacità di apprendimento e, da adulti, minori opportunità economiche. I ricercatori hanno inoltre scoperto che il cambiamento climatico non agisce da solo. Funziona come un moltiplicatore di minacce che si abbatte su fratture sociali già esistenti. Gli scienziati lo hanno definito un vero e proprio “effetto doppia mazzata” (double whammy). Il clima e la disuguaglianza socioeconomica non sono l’uno la conseguenza dell’altro, ma due minacce parallele che si sommano con conseguenze sproporzionate a seconda delle risorse a disposizione. Per chi ha mezzi economici, una siccità o un raccolto andato a male sono un problema arginabile, poiché le famiglie benestanti possono comprare cibo importato o attingere ai risparmi. Al contrario, per chi non ha risorse, la stessa ondata di calore diventa una trappola senza via d’uscita. Nelle aree rurali e isolate, lontane dalle grandi città e prive di servizi base, le famiglie vengono spinte oltre il baratro. La beffa più amara, come sottolineano i ricercatori, è l’ingiustizia di fondo: i bambini che stanno pagando il prezzo biologico più alto sono quelli che vivono nelle comunità che non hanno alcuna responsabilità per le emissioni globali.

Questa ricerca cambia le regole del gioco per la politica e gli aiuti umanitari. Curare il problema con soluzioni puramente “green” o ingegneristiche – come costruire un muro contro le alluvioni o distribuire sementi resistenti al calore – non basta più. Se vogliamo proteggere le prossime generazioni, ogni iniziativa per il clima deve essere anche un’iniziativa contro la disuguaglianza sociale. Gli scienziati indicano che i governi devono investire con urgenza su tre pilastri fondamentali per creare una vera “corazza” contro il cambiamento climatico. Il primo è l’istruzione materna, dato che le madri scolarizzate hanno una consapevolezza maggiore delle pratiche nutrizionali ottimali e sanno come e quando cercare supporto medico. Il secondo pilastro riguarda le infrastrutture igienico-sanitarie, poiché l’accesso all’acqua pulita e ai servizi igienici riduce le infezioni ripetute che impediscono al corpo di assorbire i nutrienti. Infine, è cruciale garantire la resilienza economica della casa, creando reti di sicurezza finanziaria per i piccoli agricoltori per evitare il collasso immediato al primo raccolto perduto. “Se vogliamo proteggere le generazioni future, dobbiamo affrontare il problema in modo olistico”, sottolinea Agrawal. “Qualsiasi iniziativa climatica di successo deve essere al contempo un’iniziativa per contrastare le disuguaglianze sociali. Gli investimenti nella resilienza delle famiglie, nell’istruzione primaria materna e nelle infrastrutture idriche, igienico-sanitarie (WASH) sono interventi di salute pubblica efficaci che fungono anche da strumenti di adattamento climatico”, conclude.

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