Dacia sfida i cinesi con l’ibrido “accessibile”. E il Gpl resta centrale in Italia
La risposta di Dacia all’offensiva cinese passa da una parola: accessibilità. In un mercato automobilistico travolto da crisi geopolitiche, rincari energetici, transizione elettrica e concorrenza asiatica, il marchio del gruppo Renault accelera sull’ibrido low cost e prepara il debutto della Sandero Full Hybrid, che secondo i vertici del brand arriverà nel prossimo autunno con un prezzo inferiore ai 20 mila euro.

È uno dei messaggi chiave emersi dalla roundtable che si è svolta a Roma con il ceo Katrin Adt (nella foto sopra) e il vicepresidente Sales & Marketing Frank Marotte, che hanno delineato la strategia del marchio nei prossimi anni: elettrificazione graduale, massima flessibilità industriale, attenzione ai costi e difesa del posizionamento “best value for money” che ha trasformato Dacia in uno dei casi di maggior successo del mercato europeo.
“Non siamo più in un contesto in cui affrontiamo una crisi alla volta”, ha spiegato Adt. “Oggi tutto si accumula: crisi energetiche, instabilità geopolitica, cambiamenti normativi. Per questo la sola risposta possibile è l’agilità”. Un concetto che per Dacia significa soprattutto adattare rapidamente le tecnologie alle esigenze reali dei clienti europei, senza rincorrere soluzioni considerate premature o troppo costose.
Da qui la scelta di introdurre il full hybrid sulla Sandero solo adesso, quando il sistema può essere proposto a prezzi compatibili con il Dna del modello. “Abbiamo aspettato il momento giusto”, ha detto Marotte. “Sandero deve restare la migliore proposta qualità-prezzo del segmento”. L’obiettivo è portare l’elettrificazione nel cuore del mercato di massa, seguendo la strategia Renault di democratizzazione delle nuove alimentazioni dopo l’annuncio della futura Twingo elettrica low cost.
Ma accanto all’ibrido Dacia non intende abbandonare il Gpl, soprattutto in Italia, dove rappresenta una quota decisiva delle vendite del marchio. “Finché i clienti lo chiederanno continueremo a offrirlo”, ha spiegato Adt, ricordando che il Gpl resta una risposta concreta al tema del potere d’acquisto e della diversificazione energetica. Il marchio valuta anche future combinazioni tra Gpl e full hybrid, anche se tutto dipenderà dalle future norme europee sulle emissioni.
Nel confronto con i costruttori cinesi, i manager Dacia evitano toni difensivi ma riconoscono apertamente la pressione competitiva. “I brand cinesi stanno crescendo velocemente in Europa e ci sono motivi validi”, ha ammesso Adt. “Bisogna rispettarli ma non copiarli”. Marotte ha spiegato che proprio la concorrenza asiatica ha costretto l’intero settore ad accelerare drasticamente i tempi di sviluppo: “Quello che pensavamo di fare in tre anni oggi dobbiamo farlo in 16 mesi”.
Secondo Dacia, però, il vantaggio dei gruppi europei resta la conoscenza dei clienti del vecchio continente. “Le auto cinesi sono progettate per utilizzi diversi”, ha spiegato Adt, citando differenze culturali, tecnologiche e anagrafiche tra gli automobilisti europei e quelli asiatici. Un know how che il gruppo Renault punta a valorizzare attraverso tutte le tecnologie disponibili – mild hybrid, full hybrid ed elettrico – combinate con la filosofia “design to cost”, cioè progettazione orientata alla riduzione dei costi industriali.
Nel piano del gruppo c’è anche una nuova elettrica di segmento A prodotta in Europa, definita la “cuginetta” della futura Twingo, attesa entro fine anno. Resta invece ancora aperto il futuro della Spring, la citycar elettrica attualmente importata dalla Cina: “Non abbiamo ancora deciso come convivranno i due modelli”, ha detto Adt. Infine sulla nuova Striker la precisazione: non si tratta “né crossover né station wagon”, ma di un modello pensato per “cambiare le regole del gioco” puntando su leggerezza, efficienza e consumi contenuti, hanno aggiunto i top manager di Dacia.
L’Italia continua intanto a essere uno dei mercati chiave per Dacia: è il secondo Paese europeo dopo la Francia e quello ritenuto più vicino alla filosofia del marchio, grazie alla forte presenza del canale privati, al peso del segmento B e all’apertura dei clienti verso soluzioni considerate “smart” come Gpl e ibride. Dal canto suo Guido Tocci, il numero uno di Dacia Italia, ha rivendicato anche il lavoro fatto sulla rete commerciale con il programma “Dacia Empowerment”, nato per rafforzare identità e cultura del marchio all’interno delle concessionarie Renault. Una strategia che, insieme alla crescita dell’immagine del brand e ai valori residui elevati, ha contribuito ai risultati positivi registrati dal marchio negli ultimi anni.