Lotus scarica il dogma elettrico. La Type 135 riporterà in vita il V8
Un dietrofront. L’ennesimo di un’industria automobilistica ormai destatasi (bruscamente) dall’allucinazione collettiva dell’automobile elettrica tout court, che da panacea all’inquinamento ambientale viene più opportunamente ridimensionata a “co-soluzione” alla decarbonizzazione della mobilità. E quando si parla di auto di lusso e sportive, i primi a non voler sentir parlare di batterie ed elettroni sono proprio i clienti. Lo hanno capito Porsche, Ferrari, Lamborghini, Pagani, Rolls-Royce, Bentley, Maybach, etc, etc
E ora il bagno di realtà tocca a Lotus. Nel 2018 l’azienda inglese, ormai da anni in mani cinesi, aveva presentato il piano “Vision80“, con l’obiettivo chiarissimo (e forse utopico) di diventare un brand 100% elettrico entro il 2028, in concomitanza col suo 80° anniversario. La Emira, lanciata nel 2021, doveva ufficialmente essere l’ultima auto della storia Lotus con un motore a combustione interna. Tutti i modelli successivi, come il Suv Eletre e la berlina Emeya, erano e sarebbero stati progettati e lanciati come veicoli esclusivamente alimentati a batteria.
Come è finita? Che i modelli nati 100% elettrici stanno per essere declinati pure in versione ibrida (la Eletre ibrida arriverà in Europa già nell’ultimo trimestre 2026). Che la Emira termica è ancora viva e vegeta, pronta a essere rinnovata. E che, proprio entro il 2028, l’anno che inizialmente avrebbe dovuto segnare il passaggio completo all’elettrico, l’azienda lancerà una nuova supercar equipaggiata con un motore V8 ibrido, interrompendo un digiuno di propulsori a otto cilindri che durava dal 2004, quando terminò la produzione della storica Esprit. L’ennesimo passo del gambero è servito.
La nuova vettura, nota con il nome in codice Type 135 — lo stesso precedentemente assegnato a un progetto di sportiva elettrica poi cancellato — si inserisce nel piano di ristrutturazione aziendale denominato “Focus 2030”. Questo programma mira a riportare in attivo i conti della società, di proprietà del gruppo cinese Geely. Anche perché attualmente i conti non tornano: l’azienda ha infatti registrato una perdita operativa di 371 milioni di dollari lo scorso anno, con una contrazione delle consegne del 46%, fermandosi a sole 6.520 unità. Per raggiungere il pareggio di bilancio, Lotus punta ora a vendere 20 mila veicoli l’anno, da far crescere a 30 mila nel lungo termine.
Sotto la guida del Ceo Feng Qingfeng, Lotus intende onorare lo spirito di Colin Chapman puntando nuovamente sulla leggerezza, per quanto normativamente possibile. Per questo motivo, la nuova Type 135 sarà un’ibrida pura e non una versione plug-in (che si porterebbe appresso batterie più pesanti), una scelta tecnica mirata a contenere il peso complessivo. Una volta sul mercato, la supercar dovrà vedersela con concorrenti del calibro di Ferrari 296 GTB, Lamborghini Temerario e Aston Martin Valhalla.
La produzione di questo modello avverrà probabilmente in Europa, distanziandosi dagli stabilimenti cinesi di Wuhan dove nascono i modelli elettrici Eletre ed Emeya. Questa mossa non è solo logistica, ma anche strategica: produrre nel Vecchio Continente o affidarsi a produttori specializzati esterni permetterebbe di aggirare i dazi imposti dall’Unione Europea sui veicoli elettrici importati dalla Cina, che per i prodotti Geely raggiungono il 28,8% . Le vetture ibride, al contrario, sono soggette a una tariffa standard del 10%.
Il nuovo corso dell’azienda è già visibile con l’imminente lancio europeo della sopracitata Eletre X, ibrida plug-in che affianca la versione full-electric: caratterizzata da un’architettura a 900 volt e un motore turbo da 2 litri fornito da Horse Powertrain, la Eletre X vanta una potenza combinata di 939 cavalli. Nel breve termine, Lotus prevede che i modelli ibridi ricaricabili copriranno il 60% delle vendite totali. La Emira prodotta nello storico stabilimento di Hethel, in Inghilterra? Riceverà un aggiornamento nel corso di quest’anno: la versione rivisitata sarà la più potente e leggera mai costruita, confermando la volontà di mantenere vivo il legame con gli appassionati della guida analogica. Insomma, una Lotus con soli modelli 100% elettrici è rimandata a data da destinarsi.