Cacciari ragiona sull’Anticristo, Peter Thiel e la fine di un’epoca. Sullo sfondo, una lettura geopolitica precisa
In un pomeriggio piovoso di maggio, il Bar Tartarughe, nel rione Sant’Eustachio di Roma, ha fatto da cornice a un intervento anomalo, denso, quasi profetico. Massimo Cacciari, filosofo tra i più ascoltati nel dibattito sulla crisi dell’Occidente, ha parlato a un pubblico ristretto ma attentissimo di catastrofe, di katecon, e di una figura che attraversa silenziosamente le élite tecnologiche americane: l’Anticristo. Non quello dei sermoni, ma quello evocato da Peter Thiel, miliardario e fondatore della discussa azienda Palantir. L’incontro, intitolato Chi è l’Anticristo, teologia, tecnologia e potere, si è svolto in un’atmosfera volutamente non accademica. E Cacciari, che ha subito messo in guardia: «Non viviamo una crisi qualsiasi, come ce ne sono sempre state. Viviamo un’epoca di rottura».
Secondo Cacciari, il primo segnale di questa rottura è il salto qualitativo della tecnica attuale. «Non è come le altre rivoluzioni tecnologiche – ha spiegato – Oggi possiamo manipolare il patrimonio genetico, intervenire sulla catena dell’evoluzione. Questo è un salto. E lo avevano prefigurato autori come Bacone nella Nuova Atlantide, dove il politico e il tecnologico sono tutt’uno. Quella è l’idea regolativa della Silicon Valley». Ma il cuore dell’intervento è stato un altro: il modo in cui Thiel e la sua galassia ideologica rovesciano la tradizione apocalittica cristiana a proprio vantaggio.
«L’Anticristo per quelli come Thiel – ha detto Cacciari – è lo stato mondiale. Quello che promette sicurezza e pace. Proprio ciò che dice il Vangelo: “Darò pace e sicurezza”. Con questa promessa, l’Anticristo compra l’anima di tutti. Come il diavolo con Faust». E qui arriva il capovolgimento decisivo. Mentre nella tradizione cristiana l’Anticristo si afferma alla fine della storia – e solo allora il Signore tornerà per giudicare – Thiel e i suoi credono di poterlo vincere già ora, qui e subito. «Si divinizzano – ha scandito Cacciari – Si presentano come gli angeli che combattono l’Anticristo senza aspettare il giorno del Signore».
In questa visione, ogni potere che frena, che trattiene, che garantisce stabilità diventa nemico. La Chiesa innanzitutto, perché è il katecon – colui che contiene la prepotenza dell’Anticristo. Ma anche gli stati nazionali europei, il welfare, le pensioni, ogni politica di pace e sicurezza. «Per Thiel – ha proseguito il filosofo – la politica sociale è la vera bestia. Perché impedisce all’individuo di scatenare la propria energia innovativa, tecnologica, distruttiva e creativa insieme».
Sullo sfondo, una lettura geopolitica precisa. Cacciari ha descritto l’Occidente americano come un «leone che ha perso i denti», costretto a una posizione di difesa, in competizione con la Cina proprio sul terreno tecnologico. E qui l’ideologia di Thiel diventa funzionale: «Investi sulle armi, sullo spazio, sulle biotecnologie – non sul benessere. Perché la competizione con la Cina sarà lì. Se continui a spendere soldi in pace e sicurezza, sei l’Anticristo».
Tuttavia, Cacciari ha invitato a non liquidare tutto come una semplice «messa in scena». «In un tempo di rottura radicale come il nostro – ha detto – le ideologie svolgono una funzione strutturale. La sfida di Thiel è reale, ed è una sfida culturale ed esegetica con cui dobbiamo confrontarci».
Il filosofo ha concluso con un monito rivolto soprattutto a chi guarda con sufficienza al fenomeno Trump, a Thiel, all’oscenità mediatica di certi personaggi. «Non cadiamo in questo detestabile errore – ha avvertito – Non guardiamo all’oscenità del personaggio. Guardiamo al bordello che ci sta dietro. Alla trasformazione dello stato di diritto (la “legalità tiepida” auspicata da Pete Hegseth), alla fine della geopolitica classica, alla tecnica che diventa politica, all’Anticristo che non è più un simbolo ma un programma di governo mondiale».