L’élite del tennis (tra cui Sinner e Alcaraz) scrive una lettera contro gli Slam: “I ricavi crescono, il montepremi no”
Sale la tensione tra i principali protagonisti del tennis mondiale e gli organizzatori dei tornei dello Slam, con il Roland Garros al centro del confronto. Il tema è tutt’altro che nuovo: la ripartizione del montepremi, già oggetto di discussione nei mesi scorsi. Secondo quanto riportato da Tennis Majors e dal Guardian, un gruppo informale composto da una ventina di top player, ribattezzato “Project RedEye”, avrebbe manifestato un forte malcontento per il modo in cui vengono distribuiti i ricavi dei Major.
Il caso è tornato d’attualità dopo l’annuncio, lo scorso 17 aprile, dei premi per l’edizione 2026 del torneo parigino: un aumento del 9,5% rispetto all’anno precedente, il più consistente degli ultimi tre anni. Un incremento che però non ha soddisfatto diversi big del circuito, tra cui Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, Novak Djokovic, Aryna Sabalenka e Iga Świątek. Le critiche si concentrano su due aspetti principali: da una parte, l’aumento viene considerato troppo limitato rispetto alla crescita complessiva dei ricavi del torneo, stimata intorno al 14% annuo. Dall’altra, pesa soprattutto la mancanza di un confronto preventivo con i rappresentanti dei giocatori, sia dell’ATP che della WTA, prima dell’annuncio ufficiale.
Il nodo centrale resta la quota dei ricavi destinata agli atleti, ritenuta troppo bassa. Nei tornei dei circuiti ATP e WTA, circa il 22% degli introiti viene redistribuito ai giocatori, mentre negli Slam la percentuale si attesta tra il 13% e il 15%, una differenza che molti considerano ormai difficile da giustificare. Non si tratta di una protesta “nuova”: già nel 2025 i principali tennisti avevano avviato un dialogo con gli organizzatori dei quattro Major, chiedendo non solo un aumento dei compensi ma anche maggiori tutele sul piano del welfare, tra cui pensioni, assicurazioni contro gli infortuni e congedi di maternità. In questo senso, segnali di apertura erano arrivati da US Open e Australian Open, mentre la posizione di Parigi viene ora percepita come più rigida.
Tra le richieste avanzate dal gruppo figurano tre punti chiave: una quota minima del 22% dei ricavi destinata ai giocatori, un contributo concreto degli Slam al sistema di welfare e la creazione di canali di confronto strutturati con gli organizzatori. In assenza di progressi, i tennisti non intendono aderire a eventuali nuovi organismi consultivi proposti dagli Slam. La situazione resta in evoluzione e non si esclude un inasprimento dei toni. Alcuni giocatori potrebbero esporsi pubblicamente già nei prossimi giorni agli Internazionali d’Italia (tra cui Shelton e Jessica Pegula), mentre un nuovo confronto è previsto durante il Roland Garros a fine maggio. Nel frattempo, l’attenzione si sposta su Wimbledon: l’annuncio del montepremi dell’All England Club sarà un passaggio cruciale per capire se il malcontento riguarda solo Parigi o l’intero sistema degli Slam.