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Bella Ciao vietata a scuola: decine di lettere di solidarietà alla preside e ai professori: “E’ un canto che in tutto il mondo parla di libertà”

Dopo l'alt del primo cittadino di Monterosso Grana (Cuneo) alla canzone simbolo della Resistenza, decine di persone hanno inviato lettere per esprimere vicinanza all'istituto. Per Stefano Isaia, eletto col carroccio, solo critiche
Bella Ciao vietata a scuola: decine di lettere di solidarietà alla preside e ai professori: “E’ un canto che in tutto il mondo parla di libertà”
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“Qualsiasi forma di censura in uno Stato che si definisce democratico non può esistere e diventa ancora più inaccettabile se a esercitarla è un primo cittadino in ambito pubblico nelle sue funzioni di rappresentante istituzionale”. A scrivere queste parole sono decine di genitori della zona di Cuneo (Piemonte). Hanno firmato lettere, tutte dello stesso tenore, indirizzate a Stefano Isaia (sindaco di Monterosso Grana) e alla dirigente scolastica Raffaella Curetti, all’indomani dell’invito del primo cittadino a non intonare “Bella ciao” in occasione della celebrazione del 25 aprile. In tanti hanno voluto esprimere la personale solidarietà e vicinanza all’intero corpo docente della Scuola di Valle.

Nei giorni scorsi la preside ha ricevuto decine di messaggi, telefonate e lettere di mamme, papà e non solo che hanno difeso a spada tratta la scelta delle maestre che avevano messo in programma anche le note della canzone simbolo della Resistenza. “Bella ciao è un canto che in tutto il mondo parla di Libertà”, scrivono altri genitori. Ad intervenire a favore della scuola anche la nota avvocata e attivista italiana, Cathy La Torre e l’onorevole Chiara Gribaudo del Partito Democratico che sul suo profilo Facebook ha scritto: “A Monterosso Grana il sindaco, ex consigliere provinciale della Lega, ha impedito ai bambini e alle bambine della Scuola di Valle di cantare ‘Bella ciao’. Per lui sarebbe divisiva. Ha fatto riferimento al fatto che l’opposizione l’ha cantata in Aula per giustificare questa censura. Voglio dire con molta chiarezza che ‘Bella ciao’ è una canzone utilizzata in tutto il mondo contro l’oppressione. È divisiva solo se non si condividono quei valori nati dalla Resistenza e scritti nella Costituzione, capisaldi della democrazia. In classe maestre e maestri dovranno spiegare agli alunni questa scelta imbarazzante, antistorica e diseducativa. A loro va la mia solidarietà. Viva “Bella ciao”, viva l’Italia antifascista”.

Il sindaco Isaia – contattato dal nostro giornale all’indomani del 25 aprile – aveva detto: “Quest’anno ho consigliato di non farla per quanto accaduto in Parlamento nei giorni scorsi, ove le opposizioni hanno politicizzato quel canto. Mi dispiace che siano stati usati i bambini per strumentalizzare il mio pensiero e anche di aver ricevuto insulti sui social come ‘Torturatelo’”. Anche le maestre – racconta Curetti – hanno ricevuto sui social commenti molto offensivi ma per la dirigente ciò che conta è la solidarietà. Tra le missive anche quella del presidente dell’Anpi di Cuneo Antonio Ciaramella: “La scuola è libera, forma i giovani aiutandoli a conoscere la cultura, l’educazione, il sano confronto e il rispetto. L’istruzione è dedizione alla ricerca della verità e anche la gioia di cantare il patrimonio folkloristico della nostra Italia. Pertanto è avulsa da sciocchi pregiudizi della politica faziosa e pretestuosa. Essa è davvero divisiva, perché la faziosità è nociva e dolosa se non si conosce la storia della nascita della nostra Repubblica. In questo modo si offende la tradizione, il folklore, le consuetudini del proprio paese, la libera espressione del pensiero e la pratica democratica. La patria, quella vera non propagandata, è conoscenza e orgoglio delle proprie radici popolari, risorgimentali e resistenziali, anche l’arte, la letteratura, il canto è humus distintivo per la crescita dei giovani italiani”.

La foto è d’archivio

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