Scuola-lavoro, il presidente del Comitato di controllo Inail di Reggio Emilia: “Studenti allo sbaraglio senza materiale antinfortunistico e formazione” – La replica del ministro
Studenti senza scarpe e altro materiale antinfortunistico, in officina senza alcuna visita medica obbligatoria e con sole quattro ore di formazione online. Davide Vasconi (Cgil), presidente del Comitato di controllo provinciale dell’Inail della provincia di Reggio Emilia non usa la parola “sfruttamento”, ma non esita a elencare i problemi che vede ogni giorno riguardo ai Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, l’ex alternanza scuola/lavoro che i ragazzi dei licei devono fare per novanta ore, quelli dei tecnici per 150 ore e i professionali per circa 210 ore.
A convincere Vasconi ad intervenire è stato l’ultima segnalazione – l’ennesima – che ha ricevuto nei giorni scorsi: uno studente di 17 anni della provincia di Reggio inviato in un’azienda metalmeccanica della val d’Enza a cui sono state rifiutate le scarpe antinfortunistiche. A quel punto la madre ha chiamato l’azienda che il giorno successivo ha sciolto il contratto con lo studente. “Non posso rendere pubblico il nome della ditta – spiega Vasconi a Ilfattoquotidiano.it – perché la famiglia teme ritorsioni da parte della scuola ma vi posso assicurare che non è l’unico caso”. Non un’eccezione. Vasconi, che presiede il comitato nominato dal prefetto e composto da rappresentanti sindacali e datoriali, conferma che spesso vede nelle fabbriche ragazzi che lavorano senza essere forniti del materiale necessario e ancor più senza aver fatto la visita medica che certifica le capacità per svolgere determinate mansioni.
E la formazione? “E’ per lo più limitata a una proforma di quattro ore online senza interazione con il docente”. Difficile avere una mappatura dei casi di ragazzi mandati allo sbaraglio nelle aziende, ma i dati sulle morti in alternanza scuola/lavoro sono chiari: l’Inail ha censito 21 morti tra il 2017 e il 2021; 12 sono gli studenti deceduti nel 2023, 13 nel 2024 e 5 nei soli primi tre mesi dell’anno in corso. Da notare che l’Inail distingue le denunce relative a lavoratori da quelle degli studenti, ma l’approfondimento sulle principali variabili (attività, itinere, territorio, ecc.) è disponibile solo per i lavoratori. “A questi vanno aggiunti i numeri sugli infortuni invalidanti che non abbiamo a disposizione”.
Vasconi sottolinea la gratuità del lavoro di questi giovani: “Stiamo passando dal tradizionale contratto di apprendistato del settore manifatturiero, che garantiva all’inizio una retribuzione non inferiore al 55-60% del corrispondente livello di inquadramento del Ccnl, a qualcosa che si può riassumere così: apprendistato di primo livello senza retribuzione attualmente definito Pcto, apprendistato di secondo e terzo livello con una retribuzione che non può superare il 10% del salario minimo spettante”.
A onore della cronaca con il decreto-legge 127 del 9 settembre 2025, i Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento sono diventati ufficialmente “Formazione Scuola-Lavoro” introducendo una ridenominazione strategica che ha l’ambizione di restituire dignità pedagogica a un percorso formativo spesso sottovalutato. Poco cambia. Il quadro normativo sulla materia, tra decreti, leggi, linee guida, circolari, conta 26 provvedimenti ma – a detta di Vasconi – è “carta straccia”.
Altra questione sollevata dal presidente del Comitato di controllo dell’Inail della provincia di Reggio Emilia è la ripartizione “classista”. Gli studenti liceali vanno per lo più in uffici, studi professionali e associazioni di categoria. Gli altri in fabbrica o al ristorante. “Per quanto ci riguarda – aggiunge Vasconi – l’alternanza scuola lavoro sarebbe da abolire tout court. Purtroppo, al contrario, successive linee guida e decreti rafforzano e burocratizzano l’istituto. Per le segreterie scolastiche e gli insegnanti la mole di lavoro diventa importante: le convenzioni con le aziende, la definizione del monte ore, certificazione delle competenze raggiunte, e sulla carta anche la sicurezza”.
Riceviamo dal ministero dell’Istruzione e pubblichiamo:
L’articolo del Fatto Quotidiano sul PCTO, ora denominato formazione scuola-lavoro, è l’esempio di come si possa trattare un tema serio, complesso e delicato – la sicurezza degli studenti nei percorsi – e creare allarmismo mettendo assieme numeri diversi tra di loro relativi agli infortuni occorsi agli alunni e agli studenti di tutti gli ordini di scuola nei vari contesti della vita scolastica. Non è informazione, ma drammatizzazione statistica mescolare tutto per fare rumore e presentare i numeri totali come se fossero “la prova” che i PCTO sono un pericolo crescente. Infatti, vengono messi nello stesso calderone: infortuni a scuola, infortuni in itinere, attività sportive, laboratori e, infine, infortuni durante le attività di PCTO. Ma i dati reali forniti da INAIL raccontano una storia diversa: nel 2025 le denunce relative ai PCTO sono diminuite dell’8,6% rispetto al 2024, con un’incidenza sul totale che scende dal 2,6% al 2,3%.
Nessuna delle morti di studenti nel 2025 è attribuita dall’INAIL ai PCTO e neppure nel 2024 e nel 2023 si sono verificati decessi durante lo svolgimento delle attività di PCTO. Tutti gli episodi citati genericamente nell’articolo come “studenti morti” non riguardano i percorsi di formazione scuola-lavoro, ma nel testo questa informazione viene taciuta.
A tale rappresentazione distorta si aggiunge un altro elemento taciuto dal Fatto: negli ultimi anni il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha introdotto un pacchetto molto ampio di misure per rafforzare la sicurezza degli studenti nei PCTO. La formazione preventiva è diventata obbligatoria, certificata e verificabile, con moduli specifici sui rischi dell’azienda ospitante; ogni studente deve essere oggetto di una valutazione dei rischi dedicata; sono vietate le mansioni non compatibili con l’età e previsto l’affiancamento costante.
Il protocollo MIM–INAIL è stato rinnovato e potenziato, coinvolgendo anche l’Ispettorato nazionale del lavoro, per supportare le scuole, monitorare gli incidenti e fornire modelli aggiornati di DVR.
Il quadro normativo è stato ulteriormente rafforzato dal Decreto-Legge 159/2025, che vieta l’impiego degli studenti in attività pericolose: lavori in quota, uso di macchinari non protetti, mansioni da adulto in contesti industriali, movimentazione carichi o attività in ambienti non idonei.
È stato inoltre potenziato il ruolo del tutor scolastico, che deve visitare l’azienda, verificare le condizioni di sicurezza, monitorare lo studente e sospendere il percorso in caso di rischio.
È nato un registro nazionale delle aziende convenzionate per evitare convenzioni improvvisate e garantire standard minimi, mentre MIM, INAIL e INL hanno avviato controlli ispettivi congiunti.
È in fase di implementazione una piattaforma nazionale per tracciare attività, documenti di sicurezza e monitoraggio dei percorsi. Infine, la tutela assicurativa INAIL è stata resa strutturale dal 2025/26, estesa a tutte le attività scolastiche e anche agli infortuni in itinere.
Il risultato è che, mentre l’articolo costruisce un quadro emergenziale mescolando numeri diversi, la realtà mostra un sistema di sicurezza rafforzato, numeri in calo e un impegno istituzionale che l’articolo sceglie di non raccontare.
Giuseppe Valditara
Ministro dell’Istruzione e del Merito
Risponde Alex Corlazzoli:
Accogliamo la replica del ministro sottolineando che i dati Inail sugli studenti deceduti sono poco chiari e non danno dettagli sul contesto in cui avvengono gli incidenti, come scrive lo stesso ministero. Resta il fatto che la denuncia di Vasconi punta gli occhi sulle mancate precauzioni fornite dalle aziende agli studenti. Su questo punto non ci sono dati ufficiali ma resta un allarme fornito dal presidente del Comitato di controllo dell’Inail di Reggio Emilia che non possiamo non prendere in considerazione sperando che anche su questo tema il ministero possa fornire dati precisi.