Grazia a Minetti, mi aspetto un segnale importante dal presidente Mattarella
In Italia, scriveva il compianto Ennio Flaiano: “La linea più breve tra due punti è l’arabesco“. E in effetti lo scandalo della grazia alla ex igienista dentale di Silvio Berlusconi, Nicole Minetti, sta assumendo le più marcate forme contorte e indecifrabili di un labirinto che fa perdere il filo della trama.
La storia – è bene ricordare – inizia con una decisione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a cui attiene la discrezionalità e il potere insindacabile di concedere la grazia. Negli ultimi anni, le richieste di grazia sono state più di 4000 e quelle accettate poco più dell’uno per cento. Accogliere una richiesta di grazia è un atto non solo di clemenza, ma che veicola anche e soprattutto messaggi simbolici essenziali per la comunità e i cittadini: l’eliminazione di condizioni incompatibili con la dignità umana, il recupero della proporzionalità di una pena giudicata iniqua, la correzione di palesi errori giudiziali, il perseguimento di fini di superiore interesse pubblico. Graziare qualcuno significa mandare un messaggio istituzionale che cementa valori reputati fondanti della costituzione e dei suoi valori.
La discussione sul caso Minetti, dopo le notizie emerse dall’inchiesta pubblicata in questi giorni, se i fatti saranno confermati, rischia di generare un terremoto politico di dimensioni inaudite in seno alla maggioranza di governo. In attesa di conferme o smentite da parte degli uffici competenti alle indagini, la discussione mediatica si sta concentrando su chi aveva la responsabilità del controllo e della trasmissione degli atti alla presidenza della repubblica. Era responsabile il ministro Nordio, magari di ritorno da un viaggio dall’Uruguay, oppure il compito spettava alla procura della Repubblica? O, chissà, se alla fine salterà fuori che si è trattato solo di mere distrazioni burocratiche da attribuire a qualche funzionario diligente ma poco guardingo.
Le risposte arriveranno probabilmente nei prossimi giorni, come sempre in Italia presentate all’opinione pubblica in modo così ambiguo da risultare indecifrabili e ingiudicabili. Ma la domanda di fondo che sfida gli arabeschi rimane una: perché il presidente Mattarella ha deciso di graziare una pregiudicata per favoreggiamento della prostituzione a favore di un premier condannato per frode fiscale e che ha scampato decine di altre condanne per prescrizioni imposte per legge dalla maggioranza di cui era leader? Anche Mattarella ha finito per perdere i contatti la realtà?
Migliaia di persone senza protezioni politiche muoiono letteralmente come i cani nelle più invivibili carceri europee, milioni di cittadini si indignano di fronte alla corruzione e alle frodi dei potenti, centinaia di migliaia di giovani emigrano oltre confine per trovare un lavoro degno che il sistema delle clientele e dei favoritismi politici ai più è negato. E quale messaggio ricevono dalla decisione del presidente Mattarella di graziare chi ha favorito il peggiore sistema di perversione morale esercitato da un leader politico dal dopoguerra?
Si può essere indulgenti o fare finta di niente. Ma tirare una linea retta tra la grazia e lo scandalo Minetti purtroppo non permette di fare sconti. Implica il richiamare il presidente a un preciso dovere morale: quello di presentare pubbliche scuse per avere deliberatamente concorso a trasmettere il
messaggio terrificante per ogni cittadino onesto di questo paese che basta avere le amicizie e le protezioni giuste per farla franca e che le regole morali non sono più eguali per tutti, ma solo per qualcuno.
Del Presidente è la piena discrezionalità di concedere la grazia, sua però è anche la responsabilità, come più alta e rispettata carica dello Stato, di dare un segnale che esiste ancora una linea di demarcazione tra ciò che è etico e giusto, e ciò che non lo è.