L’ex arbitro Gavillucci: “Stupito dai nomi coinvolti. Ma a processo deve andare il sistema, non le persone”
“L’uomo nero” ora è l’uomo in “chiaro”. Claudio Gavillucci, ex arbitro, nel 2020 pubblica un libro dove denuncia storture, follie, errori del mondo arbitrale. Mette in discussione tutto, tanto da diventare “nero” sia per la divisa, sia perché non graditissimo al sistema. Oggi, improvvisamente, “mi stanno cercando”. E tutto è diventato più chiaro. “Anche se non cambierà mai niente”.
Stupito del nuovo scandalo?
Dei nomi, sì. Li conosco bene, sia Rocchi che Gervasoni, e vederli in questa situazione mi fa male. Spero, anzi sono certo, che chiariranno.
Andiamo sul “però”.
Non sono stupito dei contenuti.
Cioè?
Il sistema non garantisce un’indipendenza tecnica e non permette una totale trasparenza nelle decisioni.
Un esempio.
Chi deve controllare gli arbitri, e gli arbitri stessi, sono dipendenti della Federazione calcio; i vertici della Federazione, poi, vengono nominati o devono andare a cercare il consenso dentro le componenti federali che a loro volta sono costituite dagli stessi club di calcio che settimanalmente vengono giudicati sul campo di calcio.
Tutti sotto lo stesso cappello.
A processo non ci devono andare le persone, ma il sistema.
Lei ha arbitrato in Inghilterra.
Lì c’è un’altra cultura: vivono il calcio non per il risultato, ma per lo spettacolo. In Championship hanno rifiutato il Var; (pausa) in Italia è necessario creare la giusta distanza tra giudici e giudicati.
Distanza tecnica o economica?
Entrambe.
Quanto guadagna un arbitro di Serie A?
L’arbitro appena arrivato in A riceve tra i 60mila e gli 80mila euro l’anno; l’élite arriva tra i 200 e i 250mila; lo stesso Rocchi prende 230mila euro dalla Federcalcio e il suo contratto prima veniva rinnovato di anno in anno, da poco è diventato biennale.
Sotto schiaffo perenne.
È normale ricevere una telefonata del presidente federale, a sua volta incalzato da una società di calcio che magari si lagna per un errore reale o presunto.
È normale, sostiene.
In qualunque società o azienda ci sono le telefonate di protesta, per questo prima parlavo di “distanza”. L’uomo libero è quello economicamente libero.
In carriera si è sempre sentito libero.
Avevo una forza: alcuna necessità di mangiare con il calcio. Il mio unico sogno era arbitrare a San Siro e sentire lo speaker pronunciare il mio nome.
C’è riuscito.
Sempre stato libero di testa.
Nel suo ambiente si parlava di pressioni?
Non c’era bisogno di discuterne, era evidente.
Cioè?
Le pressioni non erano dirette, della serie: o fai così o vai a casa; oppure la famosa valigetta con dentro i soldi.
Ma?
Se sbagliavi venivi messo da parte.
Esempio.
Inter-Juventus del 2018, la polemica per il mancato rosso a Pjanic. L’arbitro era Orsato, il più bravo in Italia, il più forte degli ultimi vent’anni. Dopo quel match, per tre anni, non ha più arbitrato l’Inter.
Altro esempio.
Due episodi controversi di Valeri con l’Udinese. E Pozzo (patron dell’Udinese) urlò ovunque di tutto.
E…?
Per tre anni niente Udinese a Valeri.
Bene.
Sono certo: Pozzo non ha alzato il telefono, così come non è avvenuto questa volta con Marotta.
Gente di mondo.
Se sai che per essere riconfermato devi sottostare al gradimento di alcune componenti, tieni conto di ogni aspetto.
Comunque alla fine è una mera questione di soldi.
Forse non è chiaro: se sbagli non arbitri; se non arbitri non guadagni.
Semplice.
Tu, arbitro, nel frattempo ti devi comunque impegnare, devi occupare tutta la settimana in allenamenti, poi non arriva la designazione e resti a secco. A casa. E sono migliaia di euro in meno.
Quanto prende un arbitro per una partita di A?
Quattromila euro lordi.
Oggi chi comanda nel calcio?
Fino a poco tempo fa Gabriele Gravina e l’avvocato Giancarlo Viglione.
Claudio Lotito?
In questo momento pochissimo. È isolato.
Se oggi la richiamassero?
A fare cosa?
Designatore.
Con questo sistema, no. C’è solo da rimetterci.