Il mondo FQ

Inglesi al voto per le amministrative: i sondaggi puniscono il premier Starmer, avanzano i populisti di Reform Uk e i Verdi

Il 7 maggio il governo laburista affronterà una sfida importante: secondo le proiezioni si attesta al minimo (20%); il partito di Farage è dato al 28-24%, il Green Party tra il 16-22%. Anche i Conservatori annaspano e per la prima volta il tradizionale bipolarismo britannico potrebbe essere superato
Inglesi al voto per le amministrative: i sondaggi puniscono il premier Starmer, avanzano i populisti di Reform Uk e i Verdi
Icona dei commenti Commenti

Il 7 maggio 2026 gli elettori inglesi torneranno alle urne per le elezioni amministrative locali, che riguardano circa 4.850 seggi in 134 consigli comunali, inclusi tutti i 32 borough di Londra, diversi distretti metropolitani e alcune contee. Per il Labour di Keir Starmer si tratta del primo grande test nazionale dopo la vittoria alle generali del 2024. I segnali che arrivano dai sondaggi sono preoccupanti: il partito di governo rischia perdite significative, compresso tra l’avanzata di Reform UK a destra e la crescita dei Verdi a sinistra.

Secondo gli ultimi sondaggi nazionali, il Labour si attesta intorno al 20%, ai minimi degli ultimi anni. Reform UK di Nigel Farage oscilla tra il 24% e il 28%, mentre il Green Party, guidato da Zack Polanski, raggiunge o supera il 16-21%. I Liberal Democratici si fermano intorno al 12-14%. Un calo netto rispetto al 33% ottenuto alle elezioni politiche di due anni fa.

A Londra, tradizionale roccaforte labourista, un recente sondaggio YouGov MRP descrive uno scenario particolarmente difficile. Il partito di Starmer potrebbe perdere il primato in almeno 6 borough rispetto al 2022, scendendo da 21 a 15 consigli in testa. I Verdi sono proiettati a emergere come forza dominante in aree come Hackney, Lambeth, Lewisham e Waltham Forest, mentre Reform UK, quasi assente nel 2022, potrebbe ottenere buoni risultati nelle periferie più conservatrici come Barking and Dagenham, Bromley e Havering. Le proiezioni YouGov segnalano margini strettissimi: almeno 10 borough vedono il secondo partito entro due punti percentuali dal primo.

L’avanzata dei Verdi non si limita alla capitale. Dopo l’elezione di Polanski, il partito ha triplicato gli iscritti e ha ottenuto successi significativi in alcune by-election, tra cui Gorton and Denton, dove il Labour è scivolato al terzo posto, intercettando il malcontento di giovani, elettori progressisti e parte della comunità musulmana delusi dalle politiche di Starmer su welfare, ambiente e Gaza. Polanski ha più volte dichiarato l’intenzione di posizionare i Verdi come nuova forza di riferimento della sinistra, dove il Labour non si spinge, mentre il Your Party di Jeremy Corbyn e Zarah Sultana si frammenta in incomprensibili lotte fratricide.

Sul fronte opposto, Reform UK continua a erodere voti sia ai Conservatori sia a fasce dell’elettorato working class del Nord e delle aree suburbane. Dopo i risultati positivi del 2025, il partito di Farage punta a conquistare centinaia di seggi e a ottenere il controllo di alcune contee popoloso e rilevanti, come Essex, Norfolk e Suffolk. Per il Labour le proiezioni indicano perdite potenzialmente molto pesanti, concentrate soprattutto nei bastioni settentrionali e londinesi. Il partito difende seggi conquistati quando il consenso era ben più alto e oggi paga il prezzo di un governo percepito come distante su temi come immigrazione, costo della vita e servizi pubblici. Secondo Ipsos, i sondaggi di Starmer dopo 14 mesi di governo sono i più bassi di qualsiasi premier negli ultimi 50 anni: ad aprile 2026 il suo net approval si attesta a -29, con il 52% degli intervistati che si dichiara contrario.

Se queste proiezioni dovessero confermarsi, il “dopo Starmer” diventerebbe rapidamente un tema centrale all’interno del partito. Una sconfitta di tale portata riaprirebbe le divisioni interne e potrebbe innescare una discussione sulla leadership. Tra i nomi che circolano, molto diversi, ci sono Angela Rayner, con il suo radicamento nella sinistra sindacale, Wes Streeting, centrista, e soprattutto Andy Burnham, il popolare sindaco di Greater Manchester, spesso indicato come figura in grado di ricostruire il legame con l’elettorato del Nord. Ma hanno tutti altri motivi di debolezza. La prima è invischiata in una storia di tasse sulla casa non pagate che l’anno scorso l’hanno costratta a dimettersi da vicepremier. Streeting è sostanzialmente in continuità con Starmer, ma sconta l’essere stato nella cerchia di Peter Mandelson, il potente spin doctor e lobbysta del New Labour travolto dalle nuove rivelazioni sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein. La candidatura di Burnham è tutta da costruire perché il sindaco di Manchester non è un deputato e quindi, se non si libera un seggio prima delle politiche del 2029, non può formalmente candidarsi alla segreteria del Partito. Al momento, insomma, non emerge un consenso chiaro su un successore, e una lunga faida interna rischierebbe di indebolire ulteriormente il Labour in vista delle prossime elezioni generali.

Queste amministrative non decidono il governo nazionale, ma rappresentano un importante test politico. Un risultato negativo potrebbe accentuare le tensioni tra la sinistra del partito, attratta dai Verdi, e la componente più moderata, preoccupata dall’emorragia di voti verso Reform. Per Nigel Farage sarebbe un ulteriore slancio verso le prossime politiche; per i Verdi l’opportunità di consolidarsi come terza forza progressista. In un panorama sempre più frammentato, con Conservatori, Labour e Liberal Democratici tutti in difficoltà, il voto del 7 maggio rischia di segnare un ulteriore passo verso la fine del tradizionale bipolarismo britannico. Il Labour dovrà trovare il modo di ricostruire fiducia su welfare, housing e transizione ecologica, altrimenti l’erosione sui due fronti potrebbe diventare strutturale. Starmer ha definito queste elezioni “un momento ad alto rischio”. I sondaggi, per ora, sembrano dargli ragione.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione