Unicredit supera Caltagirone nelle Generali: all’assemblea di Trieste con l’8,7% della compagnia, è al terzo posto
Unicredit avanza nel capitale delle Assicurazioni Generali. La banca milanese in vista dell’assemblea annuale della compagnia ha depositato azioni per l’8,72% del Leone di Trieste, una quota che ne fa il terzo azionista, dopo il gruppo Montepaschi (13,2%) e la famiglia Del Vecchio (10%), ma prima di Francesco Gaetano Caltagirone (6,26%). La banca aveva preso posizione nelle Generali lo scorso anno arrivando a superare quota 5 per cento. Successivamente si era diffusa sul mercato la notizia di una progressiva dismissione sotto le soglie rilevanti, che evidentemente non si è verificata.
Nel bilancio 2025 della banca guidata da Andrea Orcel si legge che “in data 2 febbraio 2025 UniCredit S.p.A. ha reso noto di detenere una partecipazione di circa il 4,1% nel capitale sociale di Generali, acquisita nel tempo sul mercato. UniCredit ha qualificato la partecipazione come un investimento di natura puramente finanziaria”, mentre gli ultimi aggiornamenti Consob indicano una partecipazione del 5,26% datata aprile 2025, quando Unicredit si era presentata in assemblea a Trieste per votare al fianco di Caltagirone in tema di nomina del consiglio di amministrazione, risultando perdente rispetto al fronte opposto rappresentato da Mediobanca che ha sostenuto, in sostanza, un rinnovo del consiglio in carica.
“La nostra partecipazione è un investimento finanziario. Ci garantisce un rendimento finanziario interessante. La posizione complessiva è in gran parte coperta, il che riduce al minimo l’esposizione economica e l’assorbimento di capitale. Abbiamo inoltre una partnership commerciale con Generali in diverse aree di business”, fanno sapere da Unicredit. Lo scorso ottobre Orcel, nel corso della presentazione dei risultati agli analisti, aveva detto che “l’esposizione netta” su Generali era scesa sotto il 2%. A novembre, in audizione alla Commissione banche, il banchiere aveva invece parlato di “quota, scesa al 2% e lì è rimasta”, anche se in realtà si riferiva alla parte dei titoli non coperti con derivati dal rischio di deprezzamento. E in effetti Unicredit non ha mai comunicato alla Consob la discesa sotto la soglia rilevante del 5 per cento nel capitale della compagnia triestina.
Da sempre al centro degli appetiti di poteri deboli e forti, Generali è un operatore di primissimo piano a livello europeo ed è il più importante gruppo finanziario italiano, che fa gola per il suo ricchissimo patrimonio mobiliare e immobiliare e interessa i governanti per il suo ruolo di acquirente di primo piano di titoli di debito pubblico oltre che di gestore del risparmio. Dopo lo scioglimento del salottone che la controllava fino all’era di Cesare Geronzi, negli ultimi anni la compagnia è stata campo di battaglia tra Mediobanca da una parte e dall’altra le famiglie Caltagirone e Del Vecchio. Lo scontro sembrava essersi chiuso lo scorso settembre, con l’acquisizione di Mediobanca (inclusa la fetta più grossa di Trieste) da parte del Monte dei Paschi fresco di passaggio di proprietà dallo Stato al costruttore romano e agli eredi del fondatore di Luxottica. I giochi si sono riaperti la scorsa settimana con un clamoroso ribaltone che ha messo in minoranza Caltagirone all’assemblea dei soci della banca senese.
Proprio a Siena si è intanto riunito per la prima volta il consiglio di amministrazione che era stato nominato dai soci il 15 aprile. Il primo confronto in un consiglio dove grazie alle nuove regole introdotte dalla legge Capitali del sottosegretario Federico Freni lo scarto tra minoranza e maggioranza è risicatissimo, è stato segnato da profonde divisioni difficili da superare con la forza dei voti. E così la riunione è durata quasi nove ore. Che sono servite a nominare Luigi Lovaglio amministratore delegato e direttore generale, Cesare Bisoni presidente, Flavia Mazzarella e Carlo Corradini vicepresidenti. Tutti i titolari delle cariche di comando sono stati eletti nella lista di Plt Holding. Le nomine sono tutte state fatte a maggioranza, con il voto a favore degli otto consiglieri (su 15) della lista Tortora-Lovaglio. Secondo l’Ansa i voti contrari registrati tra i sei consiglieri della lista del vecchio cda e la consigliera di Assogestioni, Paola De Martini (che nel precedente board avevano sfiduciato Lovaglio), intervallati da qualche astensione, sono arrivati dopo che il fronte espressione di Plt Holding aveva respinto la richiesta di concedere alla minoranza la presidenza della banca. Il cda ha provveduto anche alla costituzione del comitato nomine, mentre ha rinviato a una nuova riunione, che al momento sarebbe ancora stata fissata, la definizione dei restanti quattro comitati (remunerazione, parti correlate, rischi e It).