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Un colpo dopo l’altro: che cos’è la tecnica del “double tap” usata da Israele per uccidere la giornalista Amal Khalil in Libano

La pratica del "doppio tocco", vietata dal diritto internazionale, è stata ampiamente adottata dall'esercito di Tel Aviv nella Striscia di Gaza e in Libano
Un colpo dopo l’altro: che cos’è la tecnica del “double tap” usata da Israele per uccidere la giornalista Amal Khalil in Libano
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La tecnica militare del “doppio tocco” consiste nel fare due o più attacchi consecutivi allo stesso bersaglio, in un breve lasso di tempo. Si colpisce prima un obiettivo e poi quando arrivano soccorritori e giornalisti si attacca di nuovo, così da uccidere o ferire anche chi è corso in aiuto o per testimoniare l’accaduto. In questo modo, viene massimizzato il numero delle vittime di una singola operazione e si blocca il lavoro di medici, paramedici, protezione civile e reporter, le categorie più esposte durante i conflitti. Costituisce un crimine di guerra, è condannata dal diritto internazionale, ma nella storia l’hanno utilizzata diversi eserciti, non solo in Medioriente.
Nel caso nella giornalista di Al-Akhbar, l’ufficio stampa della Protezione civile e le autorità libanesi hanno dichiarato che è stata uccisa con un attacco alla casa dove si era rifugiata. La Croce Rossa ha avuto modo di recuperare il corpo sepolto dalle macerie solo dopo molte ore. Khalil stava lavorando con la sua collega nella zona di Al-Tiri, vicino al confine con Israele. Così viene ricostruito l’accaduto. Un primo bombardamento colpisce l’auto che viaggia dietro di loro. A quel punto le due donne si rifugiano in un edificio poco distante, che però poco dopo viene a sua volta bersagliato da Israele. I paramedici della Croce Rossa intervengono per soccorrere le vittime, ma riescono a portare via solo la fotografa a causa dei colpi dei droni israeliani.
Sono molteplici i casi in cui è stato denunciato l’utilizzo del double tap da parte di Israele. Uno degli ultimi episodi è quello di fine marzo, che ha portato alla morte di Fatima Ftuni, Mohammad Ftuni e Ali Shuaib, due giornalisti e un operatore che stavano lavorano a Jezzine, a 70 chilometri da Beirut. Un primo missile ha prima colpito l’auto su cui viaggiavano e un altro è stato sganciato poco dopo sui soccorritori arrivati sul posto.
Uno dei più famosi attacchi con il doppio tocco è quello del 25 agosto 2025 all’ospedale Nasser di Khan Younis nel sud della Striscia di Gaza, che ha ucciso 20 persone tra le quali 5 giornalisti. Bombardamento che fu trasmesso in diretta dai cronisti che, loro malgrado, si trovavano sul posto. La dinamica è simile agli altri casi: un primo attacco di Israele alle 10.08 contro la scala esterna della struttura, seguito da un secondo, nello stesso punto, alle 10.17 quando il luogo era affollato di reporter e soccorritori. Tra i morti anche la fotoreporter dell’Associated Press, Mariam Abu Dagga, diventata poi un simbolo della libertà di informazione in tutto il mondo.
L’altro caso che ha suscitato indignazione a livello mondiale è quello della massacro di medici e paramedici della Mezzaluna palestinese del 23 marzo 2025, a Rafah, nel sud della Strisica. Quella notte il convoglio di ambulanze e mezzi dei vigili del fuoco è in viaggio per raggiungere altri veicoli in precedenza colpiti dall’Idf. I mezzi vengono attaccati a loro volta, nonostante le luci accese e il simbolo della Mezzaluna palestinese sia pienamente visibile. Un video di un paramedico girato negli ultimi momenti della sua vita registra le raffiche di colpi sparati dai soldati israeliani insieme alle preghiere dell’uomo e ai suoi ultimi respiri. I corpi dei 15 operatori uccisi vengono recuperati una settimana dopo in una fossa comune. Alcuni hanno i polsi legati dietro la schiena con delle fascette.

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