Prince: a dieci anni dalla morte, quello che sappiamo
Il 21 aprile 2016 Prince Roger Nelson veniva trovato morto nell’ascensore di Paisley Park, il suo studio-residenza di Chanhassen, Minnesota. Aveva 57 anni. Dieci anni dopo, quello che resta della sua storia non è solo la musica, che è immensa e sopravviverà a tutto. Quello che resta è una vicenda di controllo perduto, e vale la pena raccontarla senza sconti. Nei consueti nove punti di questo blog, provo a farlo.
Cominciamo!
1. L’uomo del controllo
Prince ha scritto, suonato, prodotto e controllato ogni centimetro della sua opera con una disciplina che non aveva eguali nell’industria musicale degli anni Ottanta e Novanta. Ha combattuto la Warner Bros per anni, si è scritto “slave” sulla guancia, ha cambiato nome in un simbolo impronunciabile pur di non essere posseduto da nessuno. Era vegetariano, non beveva, non si drogava. Questo è ciò che sappiamo. Tuttavia, nei primi anni duemila divenne testimone di Geova, abbracciando una fede che lo portò a una vita ancora più rigorosa e riservata.
Di Prince e della sua opera ho scritto in questo blog lo scorso gennaio. Chi volesse approfondire il suo tratto musicale può trovare quell’articolo qui. In questo ho scelto di concentrarmi su quello che è rimasto di lui dopo la sua scomparsa.
2. La morte
La causa della morte fu un’overdose accidentale di fentanyl. Convinto di prendere Vicodin, aveva ingerito pillole contraffatte nascoste in flaconi di vitamina C e aspirina dentro borse e valigie a Paisley Park. Nessuno gliele aveva prescritte regolarmente. Il caso è stato archiviato nel 2018 senza incriminazioni: non esistevano prove sufficienti per determinare chi gli avesse procurato quelle pillole. Circolò anche la voce che fosse sieropositivo da anni e che, da Testimone di Geova, avesse rifiutato le trasfusioni di sangue. L’autopsia non ha mai confermato nulla di tutto questo.
3. Le pillole
Durante le prove del tour di Purple Rain, aveva pensato di cantare seduto in una vasca da bagno sistemata a tre metri d’altezza sul palco. La vasca cadde con lui dentro. Da quel momento, raccontano i testimoni dell’epoca, la schiena non tornò mai più quella di prima. È presumibile che proprio da lì sia nata la dipendenza dagli antidolorifici, anni di dolore cronico gestito con oppioidi che teneva nascosti. La cosa per cui viveva, come ha raccontato il suo bassista Brown Mark, era una sola: non lasciare mai che nessuno lo vedesse soffrire.
4. Il testamento
Il paradosso più amaro viene dopo. L’uomo che aveva controllato ossessivamente ogni centimetro della propria opera è morto senza testamento. Nessuna disposizione, nessuna indicazione su cosa fare della sua musica, della sua casa, del suo archivio. Un artista che non delegava nulla non aveva scritto una riga sulla propria eredità.
5. Gli eredi
In settecento avanzarono domanda sostenendo di essere suoi parenti. Alla fine il patrimonio, valutato a 156 milioni di dollari, andò a tre fratellastri e per la metà restante a Primary Wave, una società di New York che compra cataloghi musicali come asset finanziari, e che aveva acquisito le quote di altri tre eredi disposti a vendere. Primary Wave ha nel portafoglio pezzi del catalogo di Whitney Houston e Bob Marley. La musica come investimento, esattamente quello che Prince aveva rifiutato per tutta la vita.
6. Il vault
A Paisley Park esisteva il vault: stanze piene di nastri e hard disk con decenni di registrazioni mai pubblicate, migliaia di brani che Prince teneva deliberatamente fuori dal mercato. Era chiuso con una combinazione che non aveva nessuno tranne lui. Dopo la morte lo hanno aperto fisicamente. I nastri sono stati trasferiti in California da Comerica Bank, la banca nominata esecutore provvisorio dell’eredità, contro la volontà della famiglia. Ad oggi circa il 45% del materiale è stato digitalizzato. Il resto aspetta.
7. Il documentario
Nel 2019 Netflix ha incaricato Ezra Edelman, il regista premio Oscar di OJ: Made in America, di realizzare un documentario sulla vita di Prince. Cinque anni di lavoro, nove ore di materiale, interviste ad ex compagne che raccontavano lati oscuri del personaggio. Il 6 febbraio 2025 la Prince Estate, la società che gestisce l’eredità dell’artista, ha bloccato tutto. Inesattezze e rappresentazioni sensazionalistiche, hanno detto. In cambio, produrranno loro un proprio documentario con materiale esclusivo dall’archivio.
8. L’ironia
Edelman ha risposto senza mezzi termini: quello che produrranno gli eredi non sarà un documentario, sarà un ritratto celebrativo, senza ombre, senza verità scomode, fatto da chi ha interesse a proteggere l’immagine di Prince. E ha sottolineato l’ironia: Prince aveva combattuto tutta la vita perché la Warner Bros non controllasse la sua musica. Oggi sono i suoi stessi eredi a decidere cosa si può raccontare di lui e cosa no. Stesso meccanismo, segno opposto.
9. Quello che resta
Dieci anni dopo, quello che resta è un uomo che ha voluto controllare tutto e che alla fine non ha controllato niente: né le pillole che prendeva, né la storia che verrà raccontata di lui. Il vault è ancora per metà chiuso. Il documentario che avrebbe mostrato la sua umanità non uscirà. Quello che sappiamo veramente di Prince – ed è forse l’unica cosa – è ciò che la sua musica lascia ancora oggi, quando lo si ascolta, dentro ognuno di noi.
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Buon ascolto.
9 Canzoni 9 … di Prince