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Semestre filtro a Medicina, il bilancio della Società italiana di Biochimica e Biologia molecolare parla di fallimento

Mentre col sistema precedente il candidato apprendeva della sua esclusione in tempo per scegliere un diverso percorso formativo, con la riforma attuale il candidato escluso apprende l’esito della selezione a gennaio, quando ormai è troppo tardi
Semestre filtro a Medicina, il bilancio della Società italiana di Biochimica e Biologia molecolare parla di fallimento
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La Società Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare (Sib) ha pubblicato un documento nel quale viene tracciato un primo bilancio del cosiddetto “semestre filtro”, la riforma dell’accesso ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Medicina Veterinaria. Il documento illustra preliminarmente le due principali ragioni del numero programmato: commisurare le iscrizioni al fabbisogno nazionale di laureati e garantire la qualità di una didattica che non si svolge soltanto nelle aule, ma anche negli ospedali e ha pertanto dei limiti prefissati di capienza.

Tanto per dare un’idea delle dimensioni del problema: gli aspiranti nuovi medici erano circa 57.000 (a fronte di un numero programmato di circa 19.000 per i tre corsi di Laurea); questo numero rappresenta circa il 10% dei nuovi nati dell’anno 2005, la coorte che si affaccia all’università nel 2025.

La riforma, istituita nel 2025, sostituisce la prova di ammissione che si svolgeva in precedenza entro il mese di settembre con un semestre aperto a tutti i candidati e svolge la necessaria selezione alla fine di questo sulla base delle votazioni riportate negli esami previsti (Fisica Medica, Chimica e Propedeutica Biochimica, Biologia Generale). Nelle parole della Ministra Bernini il semestre aperto avrebbe dovuto garantire equità nella selezione e favorire l’avvicinamento dei giovani all’università. E’ dubbio che si sia verificata la prima ipotesi, mentre è certo che non si è verificata la seconda; anzi, si è verificato un calo delle immatricolazioni, tanto più grave in quanto insiste su una condizione di carenza dei laureati rispetto alle medie europee.

Le ragioni del fallimento sono alquanto ovvie: il numero programmato esclude per sua natura una quota di aspiranti matricole; quanto più tardiva è la selezione, tanto maggiore il danno arrecato agli esclusi, che avranno perso il tempo impiegato per prepararsi. Mentre col sistema precedentemente in vigore il candidato apprendeva della sua esclusione alla fine di settembre o all’inizio di ottobre, in tempo quindi per scegliere un diverso percorso formativo, con la riforma attuale il candidato escluso apprende l’esito della selezione nel mese di gennaio, quando ormai è troppo tardi per selezionare un diverso percorso, essendo le iscrizioni chiuse e i corsi del primo semestre conclusi. La riforma prevedeva una salvaguardia per gli studenti che, pur avendo superando i tre esami previsti, avessero conseguito una posizione in graduatoria che non consentiva loro l’accesso al Corso di Laurea preferito: per questi studenti era prevista la possibilità di iscriversi ai “corsi affini”, selezionati all’atto dell’iscrizione. Di fatto però ben più della metà degli oltre 50.000 studenti che si erano iscritti al semestre aperto non è affatto rientrata in graduatoria in quanto non aveva superato nessuno degli esami previsti, ed è stata esclusa anche dai corsi affini.

La Ministra ha aperto un tavolo tecnico, al quale sono stati invitati anche rappresentanti degli studenti, per discutere di eventuali migliorie della riforma, precisando però che non intende ritornare al sistema precedente, cosa che limita fortemente le possibilità operative del tavolo stesso. E’ purtroppo evidente che la riforma non è emendabile: abolire la selezione non è possibile, rimandarla danneggia i candidati che non vengono ammessi, che coi numeri attuali sono oltre la metà degli iscritti.

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