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Nuove accuse contro Scajola, indebita percezione di erogazioni pubbliche e falso: al centro i soldi del Pnrr per un biodigestore

Svolta nell'inchiesta della Procura europea di Torino: coinvolto il sindaco di Imperia (ed ex ministro di Silvio Berlusconi)
Nuove accuse contro Scajola, indebita percezione di erogazioni pubbliche e falso: al centro i soldi del Pnrr per un biodigestore
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Nuova grana giudiziaria per Claudio Scajola. Il presidente della Provincia di Imperia – sindaco della città ed ex ministro del governo Berlusconi – è indagato per indebita percezione di erogazioni pubbliche in concorso e falso in atto pubblico in concorso. Insieme a lui, con le stesse accuse, ci sono Riccardo Demicheli, amministratore delegato di Avalon, e l’ex dirigente della Provincia – oggi in pensione – Michele Russo. La vicenda riguarda la richiesta di finanziamento, rivolta all’Unione europea, di 6,4 milioni di euro – attraverso il Pnrr – per la costruzione di un biodigestore nel Comune di Taggia.

Un primo avviso di chiusura delle indagini era stato notificato lo scorso novembre con l’ipotesi di reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (pena dai due ai sette anni di reclusione). Ma come scrive La Stampa, nei giorni scorsi è arrivato un nuovo avviso, questa volta con due capi d’imputazione: indebita percezione di erogazioni pubbliche in concorso (reclusione da uno a quattro anni) e falso ideologico in atto pubblico in concorso (da uno a sei anni). A indagare è il sostituto procuratore europeo Adriano Scudieri.

L’unico a essere sottoposto a interrogatorio, lo scorso luglio, era stato Russo (difeso dall’avvocato Giuseppe Maria Gallo). Scajola, assistito dalla legale Elisabetta Busuito, aveva inviato alla Procura europea le memorie difensive, mentre Demicheli, difeso dall’avvocato Andrea Bertolino, si era presentato nell’ufficio di Scudieri, a Torino, per essere interrogato.

Al centro della vicenda c’è la domanda di accesso ai fondi Pnrr, inviata al ministero della Transizione ecologica, nel febbraio del 2022. Secondo la Procura i tre indagati “mediante l’utilizzo e la presentazione di attestazioni ideologicamente false contenute in atti pubblici, nonché mediante l’omissione di informazioni dovute, compivano atti idonei e diretti in modo non equivoco ad ottenere indebitamente, per la Provincia di Imperia un finanziamento europeo nell’ambito dei fondi Pnrr pari ad euro 6.441.488″. Tutto questo, in ogni caso, “non riuscendo nell’intento per cause indipendenti dalla loro volontà, in quanto il finanziamento, inizialmente concesso, veniva successivamente revocato prima della sua effettiva erogazione a seguito dell’accertata insussistenza dei requisiti di ammissibilità al bando”.

E ancora: “Scajola, su predisposizione e indicazioni di Demicheli, presentava domanda di accesso al contributo previsto dal bando del Ministero della Transizione Ecologica, contenente attestazioni false e omissioni rilevanti” e “nella domanda e nelle relazioni tecniche allegate veniva falsamente rappresentato che l’intervento riguardava la realizzazione di un impianto autonomo per il trattamento della frazione organica, omettendo di indicare che lo stesso era in realtà funzionalmente connesso ad un impianto integrato non frazionabile, comprendente anche impianti di trattamento meccanico biologico e discarica, espressamente esclusi dal finanziamento Pnrr“. Ma c’è di più. Per la Procura veniva anche violato il principio fondamentale per gli investimenti europei, vale a dire il cosiddetto Do no significant harm, secondo cui i progetti devono essere sostenibili dal punto di vista dell’impatto ecologico. In questo caso “veniva altresì attestata, mediante dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà sottoscritta da Scajola, la conformità dell’intervento al principio del Do no significant harm, nonostante l’intrinseca incompatibilità del progetto con tale principio”.

“La difesa dell’immagine delle Amministrazioni pubbliche, vale solo per gli altri o anche per il sindaco? – si domanda il capogruppo del Pd a Imperia, Ivan Bracco – quanto sta emergendo dalle indagini della Procura di Torino a carico del primo cittadino sono di una gravità enorme, perché se confermati in giudizio, i reati contestati sono contro la pubblica amministrazione, commessi da chi la rappresenta e dovrebbe esserne il garante assoluto”. Bracco mette in relazione il caso del biodigestore di Taggia con le dimissioni dell’assessore Gianmarco Oneglio, dopo la denuncia per minacce e percosse da parte di una ex dipendente di uno stabilimento balneare di proprietà dell’ex componente della Giunta guidata da Scajola. “Proprio due giorni fa Oneglio si è dimesso per non danneggiare l’immagine del Comune. E alcuni mesi addietro era accaduto qualcosa di simile con l’ex assessore Gagliano, rimosso dal sindaco. Perché quelle valutazioni valgono solo per altri e non per colui che rappresenta i due enti pubblici, Comune e Provincia, su contestazioni inerenti proprio la pubblica amministrazione?”. Poi la richiesta rivolta a Scajola: “Applichi la stessa coerenza dimostrata coi suoi assessori, si dimetta subito”.

L’avvocata di Scajola, Busuito, fa sapere che “anche a seguito delle modifiche apportate alla contestazione provvisoria del presunto tentativo di indebita percezione di erogazioni pubbliche (tentativo poiché la Provincia non ha mai percepito le somme oggetto di finanziamento) e delle connesse ipotesi di falso, sono assolutamente convinta della graniticità delle argomentazioni esposte nella memoria difensiva del novembre scorso per dimostrare la pacifica assenza di qualsivoglia responsabilità del presidente Claudio Scajola”. La ragione è che l’ex ministro “ha sottoscritto la domanda di accesso al finanziamento Pnrr senza che gli fossero mai state rappresentate da alcun tecnico criticità o altre circostanze ostative alla candidatura”. Inoltre “è stato egli stesso, con grande spirito di trasparenza, a portare formalmente a conoscenza del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica le problematiche legate alla paventata impossibilità di rendere autonome le varie componenti del realizzando impianto di Taggia, una volta che tali problematiche gli sono state compiutamente illustrate dai tecnici coinvolti nel progetto”. E quindi “è proprio sulla base della sua comunicazione che il Ministero ha avviato il procedimento di revoca del finanziamento”. In definitiva, secondo Busuito, Scajola “ha agito in assoluta buonafede, nel solco della legalità e per il perseguimento di un interesse collettivo (atteso che il finanziamento, ove effettivamente percepito, avrebbe determinato una riduzione delle tariffe da applicare ai cittadini)”.

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