Meloni: “Rapporti difficili Ue-Usa. Noi siamo con l’Europa, ma non quella della sinistra. Agli alleati diciamo quando non siamo d’accordo”
L’Iran, la vicinanza a Donald Trump, la posizione in Europa sono stati tutti temi che, inevitabilmente, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non ha potuto ignorare nel corso dell’informativa alla Camera sull’azione di governo dopo la bocciatura della riforma della Giustizia. E in un clima di forte tensione internazionale, la premier ha deciso di giocare la carta della moderazione, sostenendo che l’Italia si è allineata alle posizioni europee sulla crisi mediorientale, staccandosi invece da quelle americane che, ha specificato, non sono condivise su questo dossier. E alle accuse ha risposto rivendicando l’atlantismo di Roma e sostenendo che “la posizione italiana, nella crisi iraniana, è stata esattamente la stessa dei principali Paesi europei. Allora mi chiedo, e vi chiedo, se quando si dice che dobbiamo stare con l’Europa si intenda davvero l’Europa, o si intenda piuttosto la sinistra europea, anche quando questo significa dividere l’Europa”.
Una lettura, la sua, che non combacia con quanto emerso nelle ultime ore. Innanzitutto perché la sinistra di cui parla, quella guidata dal capo del governo spagnolo, Pedro Sanchez, si è schierata su posizioni europee firmando la nota congiunta dei leader in cui si auspica un lungo cessate il fuoco e uno sforzo per una pace duratura, ma ha anche sentito la necessità di condannare in maniera più ferma le azioni di Trump e Netanyahu. Nessuna presa di distanza dall’Ue, quindi. Lo stesso problema non se lo è posto, invece, proprio Meloni quando negli anni ha più volte rivendicato la propria amicizia e vicinanza a Viktor Orban.
Dopo aver riposto le speranze di una pace duratura nei colloqui di Islamabad, Meloni ha aggiunto che il governo condanna “con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco”. Parole che tirano in ballo Israele che, fin dall’inizio, ha precisato di non includere nella tregua il Libano, sul quale conserva ambizioni espansionistiche. Ma non solo: nella lista delle accuse mosse da Meloni, la stragrande maggioranza sono rivolte all’Iran e non a chi questa guerra l’ha iniziata. Ha chiesto la “cessazione permanente delle ostilità, cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, cessazione delle operazioni militari in Libano, rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali e oltre, pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz, che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore”.
La presidente del Consiglio rifiuta anche chi le contesta una vicinanza acritica e incondizionata all’amministrazione Trump: “Agli alleati si dice con chiarezza quando non si è d’accordo, come sui dazi, come nella difesa dei nostri soldati in Afghanistan definiti inutili, come sulla Groenlandia e sull’Ucraina. Da ultimo, come nella guerra in Iran, operazione che l’Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato. Un dato che è emerso nella sua concretezza con la vicenda di Sigonella nella quale l’Italia si è attenuta scrupolosamente ai Trattati e agli accordi che regolano i nostri rapporti con gli Usa. Una circostanza che fa giustizia della solita propaganda a buon mercato“. Ma poi giustifica l’aggressività dell’amministrazione Trump anche nei confronti di Bruxelles sostenendo che questa non ha fatto altro che accelerare un processo iniziato e portato avanti anche dai presidenti del passato: “È innegabile che stiamo vivendo un momento di particolare difficoltà dei rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti – ha detto -, ma è altrettanto innegabile che l’attuale amministrazione americana ha accelerato un percorso che era stato ampiamente preannunciato dalle amministrazioni precedenti, tanto repubblicane quanto democratiche, ossia distogliere progressivamente lo sguardo dall’Europa per dedicarsi alla competizione globale con la Cina, scegliendo quindi l’Indo-Pacifico come quadrante geostrategico prioritario”.
Subito dopo, la presidente del Consiglio è passata a trattare anche il tema dei rapporti con Israele, rivendicando anche in questo caso una certa fermezza: “A proposito di parlare con chiarezza ai partner, è anche quello che abbiamo fatto con Israele per quanto riguarda il Libano. Abbiamo sostenuto il governo libanese, la sua sovranità territoriale, il suo impegno per disarmare le milizie terroriste di Hezbollah e per questo abbiamo a più riprese chiesto a Israele di fermare l’escalation militare, garantire la sicurezza del personale della missione Unifil a cui l’Italia fornisce da decenni il proprio insostituibile contributo, consentire il rientro di un numero ormai esorbitante di sfollati, anche per evitare il rischio di flussi migratori in ripresa verso l’Europa. Con la stessa franchezza abbiamo difeso il diritto delle comunità cristiane in Terra Santa di poter celebrare i riti pasquali con il pieno accesso al Santo Sepolcro, luogo sacro della nostra civiltà e pilastro della nostra identità”.
“La collocazione internazionale dell’Italia – ha poi concluso – non l’ha inventata questo governo, ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte. Lo dico per rispondere già prima che vada in scena l’ormai scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al presidente americano Trump o quello ancora più scontato dal titolo ‘la Meloni scelga tra Trump o l’Europa’. Mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara a Elly Schlein, che noi siamo testardamente unitari. E se può permettersi di esserlo lei rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti che stanno insieme da molto, molto tempo”.