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Nuovi attacchi Usa sull’isola di Kharg, cuore pulsante dell’industria petrolifera: colpiti oltre 50 obiettivi militari iraniani

L'azione a poche ore dal nuovo ultimatum di Trump all'Iran. Non sarebbero state colpite infrastrutture petrolifere
Nuovi attacchi Usa sull’isola di Kharg, cuore pulsante dell’industria petrolifera: colpiti oltre 50 obiettivi militari iraniani
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In queste ore sono stati più di 50 gli obiettivi militari colpiti sull’isola di Kharg, l’importante centro petrolifero in Iran: dal 13 marzo gli Usa continuano la massiccia operazione sull’isola che è il cuore pulsante dell’industria petrolifera del Paese, a poche ore dall’ultimatum di Donald Trump a Teheran in cui minaccia la morte di un’intera civiltà in caso di mancata riapertura dello stretto di Hormuz.

A darne notizia è stata l’agenzia iraniana Mher che ha parlato di “diverse esplosioni” sull’isola, confermate da un funzionario anonimo della Casa Bianca citato dal Wall Street Journal. A dar credito all’azione militare è stato anche il vicepresidente americano JD Vance dopo una conferenza stampa a Budapest. Secondo quanto dichiarato da Vance, la guerra con Teheran avrà molto presto una fine, ma “la natura della conclusione dipende in ultima analisi dagli iraniani”. Sono sempre meno le ore che mancano alla scadenza: alla domanda su “cosa succederà dopo”, Vance ha risposto: “Lo scopriremo, ma ci saranno molte trattative e spero si arrivi a una buona soluzione“. Secondo il vicepresidente inoltre, questi attacchi all’isola non rappresenterebbero una inversione di rotta nella strategia di Trump.

Nessuna infrastruttura petrolifera sarebbe stata infatti presa di mira, solo obiettivi militari. Sarebbe questo il discrimine che determina la natura dell’azione sull’isola, colpita il 13 marzo. Le operazioni condotte fino ad ora da Usa e Israele non hanno mai toccato le infrastrutture petrolifere. Visto che da Kharg transitano oltre 1,6 milioni di barili di greggio al giorno, un attacco diretto agli impianti provocherebbe sia un’impennata dei prezzi – fino ai 150 dollari al barile – sia il blocco dell’intero flusso dell’export iraniano. Non a caso è bastata la notizia dei nuovi attacchi per scatenare nuovi rialzi del barile.

Come confermato dal Comando Centrale degli Stati Uniti – il CentCom – anche il 13 marzo ad essere distrutte sono state “solo” le strutture usate come depositi per mine navali e i bunker usati per custodire missili. In “uno dei più potenti bombardamenti della storia del Medio Oriente” – così definito da Trump su Truth – oltre 90 obiettivi militari sono stati messi fuori gioco. E se in queste ore se ne aggiungono altri 50 resta da vedere quale sarà il destino dell’isola considerata il “gioiello della corona iraniana”.

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