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Non esistono più i salotti di una volta. È rimasto solo quello di Carla Milesi di Gresy, scrittrice e artista a tutto tondo

Nel cuore di Milano, la scrittrice e artista ha presentato il suo terzo romanzo 'L'eroina Bianca' in una serata che unisce arte e letteratura
Non esistono più i salotti di una volta. È rimasto solo quello di Carla Milesi di Gresy, scrittrice e artista a tutto tondo
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Metti una sera a un “cocktail con risotto”. Così c’era scritto nell’invito di Carla Milesi di Grésy, che ha presentato a casa sua, a Milano, il suo terzo romanzo, L’eroina Bianca, edito da Bietti. I suoi titoli sono già un enigma, catturanti, e sono già la metà del successo. Da Come facevano a vivere nell’Ottocento senza tranquillanti a M’impresti la tua vita? Titoli da lettino dello psicanalista, titoli che pongono degli interrogativi (poi non è detto che sappiamo rispondere). All’ultimo romanzo L’eroina bianca. Si allude anche alla sostanza proibita ma dalle stupefacenti visioni. Chissà! Forse sì, forse no…. Comunque é stata una serata brillante, colta, internazionale come a Milano se ne vedono di rado.

La casa, prima di tutto: un appartamento ex-alto borghese situato in una strada elegante non lontano dal Parco di via Palestro. Che la proprietaria ha trasformato in un enorme spazio artistico, riempiendolo delle sue (nel senso che le ha fatte lei) sculture in cemento, arredato minimal/chic con mobili strettamente necessari, impreziosito da un enorme quadro di Mario Schifano e punteggiato da altre opere di artisti famosi e sconosciuti; il tavolo lunghissimo, dove i camerieri servivano gli appetizer, anche quello opera della padrona di casa, che ha sempre le mani nel cemento, in omaggio alla famiglia da cui proviene, grandi industriali bergamaschi. Libri dappertutto e il suo, con in copertina l’immagine di una eroina risorgimentale, presentato da Giovanni Renzi, studioso di storia dell’Arte alla Statale di Milano e da Peter Gomez, che non ha bisogno che si dica chi sia. La storia personale di Bianca Milesi (1790–1849), protagonista dei moti risorgimentali e figura di rilievo nella storia dell’emancipazione femminile italiana, si intreccia con quella collettiva, sullo sfondo della Milano risorgimentale. E’ un libro sul nascere dell’industria in una città e in una regione che prospera – e continua a prosperare – sull’ingegno delle famiglie borghesi. I Milesi erano l’Industria più importante, la Fiat è venuta molto dopo. E il bisnonno di Carla é stato uno dei primi sostenitori finanziari del fondatore Giovanni Agnelli a fine Ottocento ( ovviamente da non confondere con il nipote Giovanni Agnelli, l’Avvocato).

Al centro del libro c’è Bianca, eroina del Risorgimento italiano di origine bergamasca, figura realmente esistita, forse antenata o forse no, non importa, dell’autrice Carla, il cui secondo nome è, in ogni caso, Bianca, e potrebbe essere un indizio. Ma questa eventuale discendenza, indagata con lo stesso spirito razionale e immaginativo della protagonista, non è indispensabile a Carla Milesi di Grésy per costruire un romanzo a doppio binario temporale, tra il passato e il presente: tra lei, donna colta e appartata che ritrova per caso il filo della propria genealogia nel corso di un party milanese e la giovane Bianca Milesi dell’Ottocento, che si forma tra l’istruzione illuminista di un’istitutrice, le ambizioni mondane di una madre ingombrante e la cultura della Milano di quel tempo. Bianca Milesi, e i suoi primi turbamenti sentimentali, nel boudoir del teatro La Scala una amichetta le insegna il primo bacio con lingua mettendola davanti allo specchio. Un romanzo che si legge tutto d’un fiato, scritto con l’entusiasmo di chi si appassiona davvero a raccontare una storia.

A festeggiare Carlina, così la chiamano tutti a Milano, c’erano un piccolo gruppo di scrittori importanti: Walter Siti, Isabella Bossi Fedrigotti, Germano Maifreda, Davide Tortorella e Crocifisso Dentello; c’erano le sue amiche: Marta Brivio Sforza, Lina Sotis, Cecilia Nesbit, Fiorenza Locatelli, Daniela Morera, Chicca Olivetti; i suoi amici: Antonio Citterio, Francesco Colombo, Luca Lindner, Paolo Landi, Massimo Fini, Fabio Bellotti; i designer Stephan Janson, Luisa Beccaria e Barbara Frua; da Venezia Marco Merati Foscarini, da Parigi sono venuti Gérard de Ganay e Micky Camerini; da Tokio Leo Griglié e Koko Shinoda; da Los Angeles Terry Dwan; da Gstaad Regina Edelman; da Lausanne Jonathan Santolin. Si respira aria di intelletto chic un po’ come il salotto di Madame Verdurin, di memoria proustiana, con quel pizzico di snobismo che lo rende non accessibile a tutti.

C’erano i figli Emanuele e Alessandro e le sue incantevoli nipoti Ludovica, Luisa e Carla. È stata una serata speciale, tutti sono usciti con in mano una copia di questo libro insolito e affascinante. L’eroina Bianca è anche un romanzo sulla trasmissione del sangue, del carattere, della memoria e sul modo in cui il passato continua a parlare attraverso i corpi e i nomi di chi viene dopo.

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