La missione Artemis II è decollata: i 4 astronauti in orbita intorno alla Terra, poi rotta verso la Luna | Foto
È partita la missione Artemis II, che segna il ritorno alla Luna 53 anni dopo la chiusura del programma Apollo. Alle ore 00.35 italiane, 11 minuti in più rispetto all’orario previsto, la Nasa ha dato il via libera: il razzo Space Launch System è stato lanciato e ha portato nello spazio la navetta Orion. A bordo ci sono il comandante Reid Wiseman insieme a Victor Glover, primo uomo di colore a superare l’orbita terrestre, a Christina Koch, prima donna a orbitare intorno alla Luna, e a Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese Csa, primo non americano a spingersi così lontano nello spazio. L’obiettivo è costruire una base sulla superficie lunare, desinata a diventare un trampolino per le future missioni su Marte, come ha detto l’amministratore capo della Nasa, Jared Isaacman.
A circa otto minuti dal lancio, i motori del primo stadio del razzo Sls si sono spenti e in seguito è avvenuta la separazione dallo stadio superiore. In quel momento la navetta Orion ha dispiegato i suoi quattro pannelli solari per caricare le batterie e, con il suo equipaggio, ha iniziato a navigare nello spazio. Quindi la navetta, circa 49 minuti dopo il lancio, si è portata al perigeo, alla quota di 160 chilometri. Circa un’ora più tardi il motore ha cominciato un’orbita ellittica più alta.
I quattro astronauti resteranno in orbita intorno alla Terra per circa 25 ore prima di dirigersi verso la Luna. Questo è il tempo che gli astronauti hanno a disposizione per sperimentare i sistemi di bordo della navetta, alimentata da un modulo costruito dall’Agenzia Spaziale Europea.
“Il successo del lancio di Artemis II segna un momento davvero storico per l’esplorazione spaziale. Dopo più di mezzo secolo, l’umanità torna a viaggiare verso la Luna. È l’inizio di una nuova fase della nostra presenza nello spazio profondo e un passo fondamentale verso le future missioni lunari e, in prospettiva, verso Marte“, ha dichiarato in una nota il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente. “Per l’Italia, e per l’Agenzia Spaziale Italiana, questo traguardo ha un significato particolare. Il nostro Paese – ricorda – è stato tra i primi firmatari degli Artemis Accords con la Nasa, contribuendo fin dall’inizio a promuovere una cooperazione internazionale basata su trasparenza, sostenibilità e uso pacifico dello spazio”.
“Nel complesso di questo grande programma globale l’Italia ha un ruolo di grande rilievo: contribuiamo allo sviluppo delle infrastrutture chiave delle missioni Artemis, dai moduli abitativi a quelli di servizio, alle comunicazioni Terra/Luna fino al progetto Mph Multi-Purpose Habitat, la futura casa dell’Asi che ospiterà agli astronauti sul nostro satellite naturale. Artemis II – dice ancora il presidente dell’Asi – non è solamente una missione di test ma il primo passo concreto di un programma che punta a costruire una presenza umana stabile anche sulla superficie della Luna, preparando allo stesso tempo le tecnologie necessarie per le future missioni verso Marte“. “L’Italia, attraverso l’Asi e la sua filiera scientifica e industriale, continuerà a contribuire con competenze e innovazione a questa nuova era dell’esplorazione umana dello spazio”, conclude Valente.
Gli astronauti sono in costante collegamento con il centro di controllo della missione a Houston e sono seguiti anche dall’Europa con il centro di controllo dell’Esa presso l’Estec, nei Paesi Bassi.
I test, previsti per un’intera giornata dal lancio, sono indispensabili per poter compiere in sicurezza tutte le manovre necessarie a immettersi nella traiettoria che porterà Orion e il suo equipaggio verso la Luna. Per la prima volta dal 1972, degli astronauti potranno vedere da vicino la Luna. L’equipaggio di Artemis 2 percorrerà una sola orbita lunare e nel suo viaggio di tre giorni potrebbe spingersi nel punto più distante dalla Terra mai raggiunto.
Una volta arrivati nell’orbita lunare, passeranno sul lato nascosto della Luna per prendere la spinta necessaria per il viaggio di ritorno, che richiederà altri tre giorni. Per la Nasa si tratta di test fondamentali per arrivare poi con un primo equipaggio sul suolo lunare e conquistare così il primato nella corsa alla Luna che si è aperta da tempo con la Cina.
Con gli astronauti c’è Rise, l’indicatore di gravità che ha cominciato a fluttuare nella navetta non appena raggiunta l’assenza di peso. Al suo interno gli astronauti hanno inserito la memory card con i nomi di oltre 6,5 milioni di persone che hanno partecipato all’iniziativa ‘Manda il tuo nome con Artemis’. Il disegno, i colori e il nome si ispirano al sorgere della Terra osservato nel 1968 dall’orbita lunare, nella missione Apollo 8. La scelta non è casuale perché Artemis II è considerata dalla Nasa una missione gemella dell’Apollo 8 in quanto tutte e due sono rimaste nell’orbita lunare per aprire la strada all’allunaggio.