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Essere Gabriele Gravina, l’ultraitaliano: la colpa è sempre di qualcun altro

Dopo aver ascoltato la kafkiana conferenza stampa del presidente federale al termine della sconfitta ai rigori contro la Bosnia, abbiamo provato a immaginare come funziona il suo cervello. Nota per i deboli di cuore: è stato un viaggio lisergico. Nota per Gravina: si scherza eh
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In Bosnia il caffè non lo sanno fare. È colpa loro, mica nostra. Questa mattina, poi, nell’albergo che ospita la mia nazionale di calcio l’espresso è amarissimo: colpa dell’addetto alla logistica, io non avrei preso mai questo hotel per un appuntamento così importante. Sono anche raffreddato, ieri ho patito il freddo in tribuna autorità: colpa del mio staff, avevo detto che sarebbe stato meglio allestire un box per il presidente federale, oppure comprare il salotto di quel tizio che ha casa sopra la curva di questo stadio di Serie D (a proposito: colpa della Uefa, non si può giocare in una struttura così); al massimo potevano farmi accomodare direttamente in panchina, usando uno di quei funghi che si usano all’esterno dei locali per riscaldare i clienti.

Dopo la colazione non ho digerito le uova, più strapazzate di Bastoni: colpa di Gattuso, gli avevo detto di non convocare il ragazzo, che aveva qualche problema dopo la questione della simulazione contro la Juve, che però è anche un po’ colpa delle troppe telecamere in campo. Che però quando servono a noi non ci sono: colpa di Turpin e del Var che non lo ha richiamato per quegli episodi che potevano salvarci la partita. Già la partita: siamo stati eroici, epici. Sono troppo retorico? Colpa dei giornalisti (che chiamo per nome e cognome, colpa della mia memoria di ferro e della mia straordinaria attenzione ai dettagli), che enfatizzano troppo certi appuntamenti, neanche fossero le olimpiadi invernali italiane, che sono importanti, anche se a vincere sono sportivi dilettanti. Sì dilettanti, avete letto bene: colpa del sistema, cosa posso farci io se le regole sono queste.

Noi siamo professionisti, quindi dobbiamo sottostare anche alle regole del mercato e agli impegni delle società: colpa loro e del calendario troppo fitto, cosa c’entro io se la nazionale non ha avuto finestre utili per allenarsi. Dovevo fermare il campionato prima, come ha fatto la Turchia? Colpa dei presidenti delle squadre, non mi hanno fatto neanche pensare a questa eventualità. Ed è sempre colpa loro se non valorizzano i giovani italiani e preferiscono comprare carneadi sconosciuti da ogni angolo del globo terracqueo. Cosa? Devo imporre certe restrizioni? Non posso, colpa dei miei predecessori. E anche del nostro Paese tutto, che ora mi chiede di farmi da parte e non di affidarmi al consiglio federale, che controllo dal primo all’ultimo elemento: sono le regole imposte, colpa di questa tendenza tutta italiana di mettere leggi e leggine su tutto. Stamattina mentre facevo la barba mi ha telefonato mio nipote: “Nonno siamo fuori dai Mondiali. È colpa tua?”. Ma pensa te, la voce dell’innocenza: “No bello mio, la colpa è dei tuoi genitori, potevano concepirti prima, hanno aspettato troppo”.

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