Il mondo FQ

Nove indagati per la vendita di San Siro a Inter e Milan: anche due ex assessori. Perquisizioni in Comune

Le ipotesi di reato: turbativa d’asta e rivelazione del segreto di ufficio. Finanzieri nelle abitazioni di ex dirigenti e consulenti, degli ex assessori Tancredi e De Cesaris e del dg Malangone
Nove indagati per la vendita di San Siro a Inter e Milan: anche due ex assessori. Perquisizioni in Comune
Icona dei commenti Commenti

Nove indagati e perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni di società e dirigenti collegati all’operazione che ha portato alla vendita a Inter e Milan dello stadio di San Siro. Il giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi ha accolto un’istanza dei pubblici ministeri e ha dato mandato alla Guardia di Finanza di compiere il blitz che ha coinvolto le strutture del Comune di Milano, della M-I Stadio di Milan e Inter e le abitazioni di ex dirigenti e consulenti delle due squadre, degli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e del direttore generale di Palazzo Marino, Christian Malangone. In totale, sono nove le persone indagate per l’operazione, tra queste anche Mark Van Huukslot e Giuseppe Bonomi, uno già manager del club nerazzurro e l’altro presidente di Sport Life City, controllata del Milan, e Alessandro Antonello, ex ceo corporate Inter.

Le ipotesi di reato e tutti gli indagati

I reati ipotizzati dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, che hanno affidato le indagini al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, sono quello di turbativa d’asta e rivelazione del segreto di ufficio. Reati contestati, oltre agli ex assessori comunali Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e a ex manager e consulenti di Inter e Milan, anche a Simona Collarini, ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune ed allora responsabile unico del procedimento sullo stadio, e a Fabrizio Grena e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan. Anche De Cesaris è indagata in qualità di consulente del club nerazzurro.

L’origine dell’inchiesta

A far scattare le perquisizioni e il sequestro di apparecchi elettronici e cellulari della mattinata di martedì, anche presso terzi, è stato lo sviluppo dei contenuti di chat e mail raccolte nella maxi indagine sulla gestione dell’urbanistica a Milano e che la scorsa estate aveva portato ad alcuni arresti, poi annullati dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione. Proprio Tancredi, Malangone e De Cesaris, tra l’altro, sono già indagati proprio nell’inchiesta sull’urbanistica.

Il sospetto: “Favoriti i club nella vendita”

Il sospetto dei pubblici ministeri è che tra gli indagati ci siano state delle rivelazioni di informazioni segrete, scambi di informazioni non trasparenti e che sia stato costruito un avviso pubblico per favorire i club. In particolare emerge nel documento di autorizzazione del giudice come gli indagati attraverso “accordi informali e collusioni tra loro, nel contesto del procedimento amministrativo diretto alla alienazione/valorizzazione” dell’area San Siro – sviluppatosi tra il 2017 e il 2025 -, “turbavano il procedimento amministrativo volto alla determinazione del contenuto dell’avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse”.

“Si scambiavano le bozze delle delibere”

Le collusioni, si legge ancora nel decreto, sarebbero consistite anche nello scambio di “documentazione e bozze delle Deliberazioni comunali”, con l’obiettivo di “orientare l’iter amministrativo”, “concertando tra l’attore pubblico e la parte privata le modalità tecnico-giuridiche e i dettagli operativi della cessione dell’area”. L’effetto, secondo l’accusa, è stato che l’Avviso Pubblico del 24 marzo 2025, è stato “nella sostanza costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive” Milan e Inter ed è rimasto aperto per soli 30 giorni andando deserto, consentendo così la successiva vendita dell’area agli unici offerenti, ovvero le squadri milanesi. A fine settembre 2025 il consiglio comunale ha votato la vendita di San Siro e del quartiere circostante a Milan e Inter per 197 milioni di euro.

Gli esposti del comitato Sì Meazza

Il filone giudiziario sullo stadio è stato aperto dopo una serie di esposti arrivati in Procura, tra cui quello firmato dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. I pm stanno cercando di verificare se la vendita dello stadio ai due club, per un totale di 197 milioni di euro incassati dal Comune, può aver favorito gli interessi privati a scapito di quelli pubblici. Il sospetto è che sia stata “usata” la legge sugli stadi per sostenere il progetto di urbanizzazione dell’area e quindi di determinate società costruttrici.

Gli sms di Boeri a Sala: “Grave precedente…”

Una lettura, quest’ultima, sposata ad esempio dall’architetto Stefano Boeri che in una chat del 10 settembre 2019 col sindaco Beppe Sala, dopo che il suo progetto “stadio-bosco” non era stato apprezzato, avvertiva il primo cittadino “in amicizia” che sull’operazione San Siro stavano prevalendo gli interessi privati a scapito di quelli pubblici: “Attenzione che si crea un grave precedente di sostituzione di interessi privati e decisioni private ai criteri di informazione e scelta basati sull’interesse collettivo – aveva scritto Boeri a Sala – Beppe per me il caso è chiuso, perdere concorsi è del tutto normale… ma ti segnalo che qui la cosa è diversa”.

I funzionari già ascoltati come testimoni

Il blitz delle Fiamme Gialle è seguito alle audizioni dei giorni scorsi di funzionari del Comune che, da quanto si apprende, sono stati sentiti come testimoni, in una situazione di pre-allarme per il possibile sviluppo delle indagini. La pubblicazione dell’inchiesta ha provocato anche il rinvio a data da destinarsi della conferenza stampa per la fine dei lavori di restauro di Palazzo Marino che era prevista in mattinata alle 11 nella sede del Comune e a cui avrebbe dovuto partecipare anche il sindaco Giuseppe Sala.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione