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L’imprenditrice che ha investito con Transizione 5.0: “Il taglio del governo ci costa 85mila euro mentre arrivano i rincari”

Anna Paola Cavanna è l'amministratrice della Laminati Cavanna, azienda piacentina con 58 dipendenti che aveva sostituito un macchinario: "Demotivante e frustrante"
L’imprenditrice che ha investito con Transizione 5.0: “Il taglio del governo ci costa 85mila euro mentre arrivano i rincari”
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Una situazione “demotivante” e “frustrante” che oltretutto capita nei giorni in cui si chiudono i bilanci e si alza il rischio di una raffica di rincari, dalle materie prime ai costi dell’energia. Insomma, ci mancava solo il governo con la nuova giravolta su Transizione 5.0. Anna Paola Cavanna è l’amministratrice unica della Laminati Cavanna, azienda del settore packaging attiva a Calendasco, nel Piacentino, dal 1969. L’impresa, che conta 58 dipendenti ed è specializzata nella laminazione di imballaggi flessibili, compirà 57 anni il 16 aprile e proprio in quei giorni parteciperà alle Giornate del Made in Italy, con il patrocinio del Mimit.

Ma dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, nel frattempo, è arrivato uno scherzetto inaspettato, il taglio retroattivo del 65% del credito d’imposta – deciso per decreto lo scorso venerdì – dovuto a chi aveva presentato un progetto. “A noi spettavano 132.500 euro, che con il taglio diventeranno appena 46mila. Ballano oltre 85mila euro, un danno importante”, fa di conto Cavanna. A novembre, la sua Laminati Cavanna era stata inserita nella lista di oltre 7mila aziende ammesse a ricevere l’incentivo per sostituire vecchi macchinari con attrezzature a maggiore efficienza energetica.

“Così abbiamo deciso di impegnarci nella sostituzione di un’accoppiatrice-laminatrice che ci permette di fare imballaggi per food, pet food e farmaci”, spiega Cavanna, che ha ereditato la guida dell’azienda dal padre e ha la delega nazionale di Confapi per il packaging. “Un acquisto che ci permette di realizzare imballaggi multistrato di carta, plastica e alluminio consumando meno energia, producendo – aggiunge – minori emissioni e aumentando la sicurezza dei nostri dipendenti”. L’adesione agli incentivi di Transizione 5.0 avrebbe dovuto garantire il ritorno, sotto forma di credito d’imposta, di 132.500 euro. Invece, a causa del colpo di mano deciso in Consiglio dei ministri, il rimborso sarà decurtato del 65 per cento.

“Siamo una piccola-media azienda e se decidiamo di investire lo facciamo sapendo qual è il costo reale del nostro passo, per non trovarci in difficoltà”, sottolinea Cavanna. “Oltretutto – aggiunge – eravamo contenti di aver ottenuto l’incentivo perché l’iter non era semplice. Abbiamo dovuto pagare un consulente e una perizia, insomma abbiamo anche sostenuto delle spese non indifferenti a monte”. Alla fine, se la situazione non cambierà, il ritorno sarà minimo rispetto all’esborso. “La sorpresa arriva tra l’altro in un momento complicato a causa della situazione in Medio Oriente – sottolinea Cavanna – I costi dell’energia aumenteranno, i fornitori hanno già iniziato a prospettare rincari e non possiamo escludere un rischio nell’approvvigionamento delle materie prime”. Senza contare che proprio in questi giorni è in chiusura il bilancio dello scorso anno: “La prudenza – conclude – è un obbligo, dovremo inserire per forza il valore inferiore”. Almeno fino alla prossima marcia indietro del governo.

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