“Mazzette alla Provincia di Crotone”, 20 avvisi di garanzia. Indagato anche l’ex vicepresidente Fabio Manica (Fi)
La Procura di Crotone, guidata da Domenico Guarascio, li ha definiti “precisi accordi criminosi aventi ad oggetto la corresponsione di denaro o utilità a Manica”. Quest’ultimo è Fabio Manica, classe 1978, consigliere comunale di Forza Italia ed ex vicepresidente della Provincia di Crotone di cui, fino a pochi giorni fa, è stato pure presidente facente funzione. È il personaggio chiave dell’inchiesta “Teorema” condotta dalla guardia di finanza che stamattina ha notificato 20 avvisi di garanzia a politici, professionisti e colletti bianchi indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere, corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico.
Rieletto pochi giorni fa consigliere provinciale, infatti, Fabio Manica è accusato di essere a capo di un sistema illecito finalizzato a “commettere una serie indefinita di delitti contro la pubblica amministrazione”. Un meccanismo che gli investigatori definiscono di “disarmante semplicità” e che sarebbe stato in grado di dirottare centinaia di migliaia di euro dalle casse pubbliche attraverso l’affidamento di lavori di edilizia scolastica. Per gli inquirenti si tratta di un “articolato meccanismo di drenaggio e redistribuzione” di risorse pubbliche. In sostanza sfruttando le sue deleghe all’edilizia scolastica e alla Stazione unica appaltante, Manica avrebbe pilotato l’assegnazione di incarichi in vari istituti superiori.
I lavori venivano frazionati per rimanere sotto la soglia di legge e consentire l’affidamento diretto a un “cartello di fedelissimi”, azzerando di fatto la concorrenza. Lo strumento utilizzato era la società “Sinergyplus srl” di fatto amministrata da Manica. Formalmente, però l’amministratore e il rappresentante legale era Giacomo Combariati, anche lui indagato e considerato “longa manus” e “collettore di smistamento delle tangenti spettanti a Manica per i suoi affari illeciti”. L’ossatura tecnica dell’organizzazione era garantita da altri due indagati. Si tratta dei coniugi Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta, l’ingegnere e l’architetto che, una volta incassato il pagamento dalla Provincia, avrebbero avuto il compito di restituire parte dei fondi alla ditta “Sinergyplus Srl” di Giacomo Combariati.
Da qui, il denaro tornava a Manica, che lo avrebbe prelevato materialmente tramite un bancomat intestato allo stesso Combariati. Dal novembre 2023 all’agosto 2025 sono stati addirittura 85 i prelievi in contanti eseguiti personalmente dal consigliere provinciale di Forza Italia per un totale di 46mila e 200 euro. Fino allo scorso 13 febbraio, invece, il profitto illecito totale di Fabio Manica ammonta, secondo la guardia di finanza, a poco più di 103mila euro: nell’arco temporale di 36 mesi, è questa la somma “frutto dell’attuazione di un meccanismo strutturato di distrazione e redistribuzione di fondi ottenuti in forza di operazioni fittizie”.
Soldi pubblici che venivano utilizzati poi dal politico “per spese strettamente personali” come “acquisto di autoveicoli, pagamento di premi assicurativi, viaggi e soggiorni”. Ma anche “pranzi, cene, acquisti di abbigliamento ed altri beni di consumo”. Tra le spese documentate dalla guardia di finanza ci sono pure “acconti e saldi di settimane bianche, usufruite dalla famiglia Manica, pagamenti in favore di una concessionaria di veicoli per l’acquisto di una Bmw” e finanche “il saldo di quote condominiali di cui Manica risultava debitore”. A proposito dell’auto, una Bmw X3 del valore di 63mila euro, anche questa (assieme a immobili e conti correnti) rientra nel sequestro preventivo disposto dalla Procura di Crotone che, per tutti gli indagati, ammonta complessivamente a quasi 400mila euro, di cui 172mila considerati profitto diretto della corruzione.
Secondo i pm, per schermare il conflitto d’interessi e mascherare il flusso di denaro, il gruppo si sarebbe avvalso di prestanome e consulenti. Tra questi, il commercialista Alessandro Vallone, la cognata di Manica, Vicky Ingarozza (per l’intestazione fittizia di quote societarie), e il fratello, l’avvocato Francesco Manica, considerato lo stratega legale del sodalizio. Sodalizio che è stato confermato anche dalle intercettazioni registrate dalla finanza.
Come quella avvenuta il 19 giugno 2025 all’interno della “Sinergyplus Srl” dove, quel giorno, l’amministratore Giacomo Combariati mentre si trova in compagnia del vicepresidente Manica riceve una telefonata dell’architetto Rosaria Luchetta. Quest’ultima – scrive la Procura – “iniziava ‘un’animata’ discussione con i due, in particolare con il Manica, in ordine al rispetto degli accordi assunti per il riparto del ricavato degli affidamenti di lavori in suo favore ‘concordati’”. L’architetto e il politico discutevano dei lavori dei “Mercati Saraceni” di Cirò Marina. Secondo l’esponente crotonese di Forza Italia, quello “non è un accordo aleatorio… è un accordo fatto sull’importo dei lavori. Ok? E poi se ti ricordi bene questo ha emesso fattura di punto in bianco…di fretta e furia due anni fa senza che nessuno gli dicesse niente probabilmente parlando con voi”. In sostanza Manica accusava Luchetta di aver gestito in autonomia quei lavori. Accusa che l’architetto rimanda al mittente: “E parla bianco bianco e nero nero pure tu…che con te non poteva parlare oi Fà (Fabio, ndr)… poteva parlare con te?… che non poteva parlare con te…quindi per forza da me doveva passare… Non ha preso nessun accordo con me senza che tu sapessi nulla…Fà… però le persone le dobbiamo rispettare per gli accordi che facciamo… non stai parlando con una cretina…lui ha parlato con me ma tu eri al corrente di tutto… Fabio tu eri al corrente di tutto perché nessuno ti ha mai fatto ne sgambetti e ne ha fatto accordi che tu non sapevi Fà…che non si è mossa una matita senza che tu sapessi nulla”.
Non ci sono dubbi, secondo i magistrati, “in ordine all’esistenza di una stabile e predefinita pianificazione (letteralmente fatta ‘a tavolino’) degli affidamenti di lavori e servizi pubblici in favore di professionisti legati al sodalizio, con previsione di un preciso piano di riparto economico”. L’intercettazione, “soprattutto non lascia margini di dubbio sul ruolo di ‘assoluta’ preminenza attribuito a Fabio Manica, al quale i sodali riconoscono il potere ‘insindacabile’ di decidere sull’esecuzione degli affidamenti, oltre che l’autorevolezza di ‘imporsi’ per il rispetto degli accordi criminosi assunti per gli affidamenti di lavori pubblici canalizzati verso membri del sodalizio”. Per Manica e altri quattro indagati per corruzione, il procuratore Domenico Guarascio e il pm Rosaria Multari avevano chiesto una misura cautelare, ma il gip ha disposto la notifica di inviti a rendere interrogatorio preventivo. Solo dopo deciderà se e come procedere.