Prezzi dei biglietti alle stelle, trasporti carissimi e il nodo cauzione: i Mondiali 2026 saranno un salasso (per chi ci va)
Nella notte tra martedì e mercoledì si conosceranno i nomi delle ultime sei squadre qualificate che usciranno dagli spareggi. Non sappiamo ancora se ci sarà anche l’Italia fra queste, e quindi gli italiani al suo seguito quest’estate. Di sicuro per i tifosi delle 48 nazionali partecipanti, Usa 2026 sarà il Mondiale più caro di sempre.
La polemica sul prezzo dei biglietti è esplosa da mesi e ormai non è più una notizia. I ticket per la finale del 19 luglio al MetLife Stadium partono da 4.185 dollari (3.609 euro), circa sette volte in più di Qatar 2022, con il record di quasi 200mila per un posto a bordo campo. Ma il problema non è tanto la finale – una partita unica, che capita ogni quattro anni – quanto gli altri match, tutti esosi (da 180 dollari a salire). I biglietti popolari a 60 dollari, promessi da Infantino, non si sono praticamente mai visti, andati esauriti subito nella prima lotteria (l’estrazione a cui i tifosi si devono iscrivere per poter acquistare i ticket), al punto che qualcuno ha cominciato a dubitare che siano mai esistiti, o comunque su quanti ne siano stati messi realmente in vendita.
La Fifa ha sbandierato oltre 500 milioni richieste di biglietti su quasi 7 milioni di posti disponibili, ma al momento al pubblico ne sono finiti soltanto 2-3. Una quota è riservata alle Federazioni partecipanti, una parte (sempre più considerevole) a hospitality e sponsor. Evidente che la domanda spropositata ha interessato soprattutto le partite delle nazionali più attese e quelle ad eliminazione diretta, molto meno i match dei gironi con nazionali di secondo piano (fra i più improbabili spiccano Nuova Zelanda–Iran, Giordania–Algeria, Curacao–Costa d’Avorio).
Così negli ultimi giorni, la Federazione Europea dei Tifosi (ESF) che guida la protesta si è rivolta alla Commissione europea, presentando un reclamo ufficiale contro la Fifa che avrebbe usato il suo “monopolio” per imporre condizioni fuori mercato, denunciando politiche troppo aggressive e mancanza di trasparenza. Difficile che le istituzioni europee possano farci qualcosa, anzi, la Fifa si prepara già alla prossima tornata di vendita, dopo la conclusione degli spareggi. La risposta migliore è arrivata dalla Uefa di Ceferin, grande rivale di Infantino, che ha appena annunciato la conferma per Euro 2028 delle tariffe della precedente edizione, con biglietti a partire da 30 euro e la maggior parte dei ticket intorno ai 60: la Uefa farà fronte all’inflazione con l’introduzione di una nuova categoria di “lusso”, che finanzierà i biglietti popolari.
L’altro grande tema dei Mondiali è che Fifa e Stati Uniti non hanno stipulato alcun tipo di accordo sui trasporti. Nelle precedenti edizioni – ma in generale in quasi tutti i grandi eventi sportivi, non solo calcistici – di solito i mezzi pubblici sono a prezzi calmierati se non proprio gratuiti per i possessori di biglietti, che possono così recarsi allo stadio o anche spostarsi fra le varie città senza ulteriori spese. Così non sarà negli Usa. Anzi. Alcune amministrazioni locali, le cui finanze sono state messe a dura prova dall’organizzazione (soprattutto per gli oneri legati a sicurezza e appunto trasporti), hanno deciso di monetizzare per provare a rientrare: a Boston, il prezzo del treno per raggiungere il Gillette Stadium è stato quasi quadruplicato, da 20 dollari (la tariffa standard in occasione delle partite di football) a 75. Ma il discorso vale un po’ ovunque nelle 11 città ospitanti americane, praticamente per qualsiasi cosa (trasporti, parcheggi, alloggi).
Non è tutto. Perché tifosi e addirittura tecnici e giocatori di alcune nazionali potrebbero essere costretti a versare una cauzione fino 15mila dollari soltanto per entrare negli Stati Uniti. Questo – come raccontato da The Athletic – per effetto delle modifiche normative introdotte dall’amministrazione Trump, che hanno imposto appunto un pagamento in denaro per l’ingresso nel Paese a cittadini di una black list di una 50ina di Stati, fra cui rientrano anche cinque qualificati al Mondiale (Algeria, Capo Verde, Senegal, Costa d’Avorio, Tunisia). E al momento non sono previste particolari esenzioni, visto che il Dipartimento di Stato americano ha minimizzato commentando che comunque la cauzione verrà rimborsata a chi rispetterà i termini per lasciare il Paese (come se fosse quello il punto).
Chiaramente si tratta di un paradosso, perché non è pensabile che davvero venga preteso il pagamento da giocatori e tecnici delle nazionali, sarebbe una violazione di tutte le clausole sulla libera circolazione degli atleti che qualsiasi Paese organizzatore deve garantire. La Fifa ci sta lavorando e alla fine una soluzione si troverà, almeno per gli staff ufficiali e gli sponsor (Infantino è sempre molto attento ai suoi partner commerciali). Il paletto potrebbe però rimanere per i tifosi, e questo diventerà un ostacolo praticamente insormontabile per i fan dei Paesi africani che volessero recarsi al seguito dei loro beniamini in un Paese già proibitivo, a livello di costi. I Mondiali 2026 saranno un salasso. Per chi ci va…