Non un genocidio: serviva una messa non celebrata per protestare contro Israele
di Riccardo Capanna
“Il Governo italiano esprime vicinanza al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro. Il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri. Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”.
Serviva non celebrare una messa per avere finalmente una linea forte e chiara da parte della premier Giorgia Meloni sulle continue violazioni del diritto internazionale da parte di Israele con oltre 70 mila morti a Gaza, non le aggressioni ormai giornaliere dei coloni impuniti contro i palestinesi in Cisgiordania, non l’invasione del Libano e attacchi ad altri sette Stati vicini, non la guerra all’Iran che anzi “non condanno e non condivido”: una messa non celebrata. Giorgia Meloni è la stessa che da sempre, in Italia, ha protestato contro l’apertura di nuove moschee e centri culturali islamici, negando la libertà di culto alla comunità islamica italiana, una minoranza così come la comunità cristiana d’Israele.
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha tuonato contro l’azione delle forze dell’ordine israeliane: “Voglio esprimere la mia più sentita solidarietà al Patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro. Ho dato immediate istruzioni al nostro Ambasciatore in Israele di esprimere alle autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermare la posizione italiana a tutela, sempre ed in ogni circostanza, della libertà di religione. Per la prima volta ai vertici della Chiesa la polizia israeliana ha negato la possibilità di celebrare la Messa delle Palme in uno dei luoghi più sacri per milioni di fedeli nel mondo”. A parte lo “sdegno” che sui social diventava “protesta”, ci chiediamo se il diritto di professare liberamente la propria religione rientri nel limite consentito del diritto, che secondo lo stesso ministro “vale fino a un certo punto”.
Non poteva mancare Matteo Salvini, premiato amico d’Israele che perde sempre l’occasione di stare in silenzio: “Quanto successo al Cardinale Pizzaballa e a Padre Ielpo è inaccettabile e offensivo”. Qualche mese fa, queste parole sarebbero state tacciate di antisemitismo da chi le ha pronunciate. Se il governo italiano avesse usato gli stessi toni e mantenuto la stessa postura diplomatica che ha mostrato in questi giorni sin dall’8 ottobre 2023, probabilmente sarebbero comunque avvenuti stragi, massacri, stermini, ma perlomeno gli italiani avrebbero potuto rispondere più dignitosamente alla domanda che i loro figli gli porgeranno: “Dov’eravate?”.