Animali deboli o malati presi e sbattuti contro le gabbie, o per terra, per ucciderli. Centinaia di esemplari rinchiusi in spazi angusti, sottoposti a stress e che devono convivere con le carcasse. E ancora: le stesse carcasse che, se gettate via, vengono buttate insieme alle deiezioni, provocando rischi sanitari. Essere Animali si è infiltrata con una telecamera nascosta in un allevamento intensivo di conigli in provincia di Treviso e ne ha mostrato gli orrori. La struttura alleva circa 30mila animali, tutti destinati alla produzione di carne.
“A essere allevati in gabbia ogni anno in Italia – fa sapere Essere Animali – sono oltre il 90% dei 12 milioni di conigli macellati in totale nel nostro Paese (dati BDN Anagrafe Zootecnica). Il Veneto è la regione dove si concentra la maggior parte dei conigli allevati (28,8%), seguito da Piemonte (21,8%) e Friuli-Venezia Giulia (16,2%). In Europa l’Italia è tra i primi tre paesi per produzione con Spagna e Francia, che insieme rappresentano oltre l’80% dell’attività di produzione di carne di coniglio nell’Ue”.
Nell’allevamento vivono in gabbia anche “le fattrici dei conigli, costantemente sottoposte a inseminazione artificiale. Dopo 15 giorni, le coniglie vengono spostate in gabbie dotate di un vassoio di plastica che funge da nido. Alla nascita, i coniglietti vengono suddivisi in base alla taglia, in modo tale che ogni coniglia allatti animali di dimensioni simili, ma non necessariamente i propri. Già 11 giorni dal parto, mentre stanno ancora allattando, le femmine vengono nuovamente fecondate per mantenere alta la produttività dell’allevamento. Dopo due cicli di fecondazione consecutivi che falliscono, una coniglia viene considerata improduttiva quindi scartata e mandata al macello“.
Il 12 marzo scorso Essere Animali ha depositato una proposta di legge d’iniziativa popolare per introdurre a livello nazionale il divieto dell’utilizzo di gabbie per tutte le specie allevate, per chiedere al Parlamento di discutere e avviare un percorso legislativo come è già avvenuto in altri paesi membri dell’Ue.
“I consumi di carne di coniglio sono in calo – continua la nota di Essere Animali – anche per il cambiamento di prospettiva nei confronti di questo animale, sempre più considerato un vero e proprio pet. Pur posizionandosi al secondo posto in UE per consumo di carne di coniglio dopo la Francia, in Italia questo fenomeno riguarda prevalentemente over 60 (70%) e il numero di capi macellati è in declino. Secondo i dati ISMEA, negli ultimi dieci anni la produzione nazionale ha registrato una contrazione del 37%, passando da 33,8 mila tonnellate a 23,1 mila tonnellate. Aumenta invece il numero di conigli d’affezione presenti nelle case gli italiani, con i piccoli mammiferi che superano i 3 milioni (dati Assalco) e l’istituzione di un’Anagrafe ufficiale dedicata proprio ai conigli domestici promossa in collaborazione con il Ministero della Salute”.