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Referendum, da FI ad Azione: così la base ha votato contro il Sì. E la “corrente Picierno” vale solo il 2% nel Pd

Il 28% degli elettori di Forza Italia-Noi Moderati non ha votato Sì e un sostenitore su due di Azione ha disatteso l'indicazione: i dati, partito per partito, secondo Youtrend
Referendum, da FI ad Azione: così la base ha votato contro il Sì. E la “corrente Picierno” vale solo il 2% nel Pd
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Ogni quattro elettori di Forza Italia ce n’è uno che non ha approvato la riforma della giustizia, il sacro graal berlusconiano. Un sostenitore su due di Azione ha disatteso l’indicazione di Carlo Calenda. E non c’è stata grande sintonia anche tra leader e base di Più Europa e Italia Viva. Mentre, all’interno del mondo Pd, è stato un flop l’indicazione controcorrente per il dell’ala guidata da Pina Picierno. A conti fatti, anche tenendo conto dell’alta affluenza, il terzopolismo – che fa dell’alterità sulla giustizia uno dei suoi punti di forza – non se la passa benissimo.

Almeno stando allo studio di Youtrend, che ha condotto un instant poll sulle intenzione di voto per SkyTg24. I risultati sono sorprendenti per quanto riguarda partiti e correnti alfieri dell’approvazione della riforma Nordio. Il dato più eclatante è quello che riguarda Forza Italia, il partito che ha voluto più di tutti la separazione delle carriere parlando esplicitamente della realizzazione del sogno di Silvio Berlusconi.

E invece, sostiene l’istituto di sondaggi, il 16% degli elettori di FI e Noi Moderati ha votato No al referendum e il 12 per cento si è astenuto. Poco più di uno su quattro, insomma, ha fatto mancare il proprio sostegno alla riforma bandiera del partito. Il sondaggista Lorenzo Pregliasco ha spiegato che per Forza Italia c’è stato “un tasso di caduta non banale” che si spiega con la tipologia della base forzista: “Un elettorato moderato, civico, urbanizzato” che pur non essendo in via di principio ostile alla separazione delle carriere, in parte “ha voluto inviare un segnale di freno al rischio di concentrazione dei poteri, un segnale di moderazione al governo”.

In Azione, partito che Calenda ha schierato per il Sì, ha votato contro il parere del leader ben il 32% della base e un altro 20 per cento si è astenuto. Per quanto riguarda gli elettori di Più Europa e Iv ben il 60% hanno rigettato la riforma, il 18 per cento astenendosi. Non è andata benissimo anche alla Lega: il 14% degli elettori ha votato No e il 4% si è astenuto.

Più allineate le intenzioni di voto di Fratelli d’Italia: il 5% ha votato No e il 10% si è astenuta. Nel centrosinistra schierato per il No è il M5s a registrare più defezioni (il 10% dei Sì con il 9% di astensione), seguito da Avs (6% di Sì e 9% di astenuti). Mentre il partito che mediaticamente era più spaccato, cioè il Pd, è quello che ha fatto registrare il voto più allineato in termini assoluti. Solo il 10% degli elettori dem si è astenuto e appena il 2% ha votato Sì sposando la linea Picierno, la vicepresidente dell’Europarlamento che ha sostenuto l’approvazione della riforma e, alla fine, si è spesa attivamente nella campagna referendaria. Percentuali sorprendenti alla luce del “peso” mediatico che hanno avuto i distinguo rispetto alla linea del partito.

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A cura di Paolo Frosina
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