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50 anni dal golpe in Argentina, nel Paese di Milei si cancella la memoria: “Il governo taglia i fondi ai centri sui crimini del regime”

La memoria storica è "sotto attacco", spiega a Ilfattoquotidiano.it Marcela Perelman, direttrice delle attività di ricerca del Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS)
50 anni dal golpe in Argentina, nel Paese di Milei si cancella la memoria: “Il governo taglia i fondi ai centri sui crimini del regime”
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Nella marcia che ogni anno attraversa Buenos Aires il 24 marzo, anniversario del colpo di Stato che nel 1976 aveva dato inizio alla dittatura civico-militare di Jorge Rafael Videla, c’è uno striscione con i volti e i nomi di 30mila desaparecidos. Sono le persone scomparse a causa dei militari e per cui ancora oggi le abuelas e le madres de Plaza de Mayo chiedono giustizia. Nell’Argentina del presidente di destra Javier Milei, questo incessante lavoro per ottenere la verità è messo a rischio. A cinquant’anni dal golpe, la memoria storica è “sotto attacco”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Marcela Perelman, direttrice delle attività di ricerca del Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS).

L’organizzazione monitora le politiche del Nunca Más: create con il ritorno del Paese alla democrazia nel 1983, hanno permesso di portare avanti i processi contro i militari, tuttora in corso, l’annullamento delle leggi di impunità e le attività di ricerca e identificazione dei desaparecidos. Per tale insieme di iniziative, ottenute con il sostegno della società civile, l’Argentina è diventata un esempio e un modello a livello internazionale. Il governo ultraliberista ha ridotto le risorse umane e finanziarie necessarie per la loro attuazione, smantellando gruppi di lavoro e programmi: le ha inoltre delegittimate, sostenendo tesi revisioniste e negazioniste. “Riteniamo fondamentale la mobilitazione del 24 marzo. È creativa, immensa e rappresenta un forte sostegno ai diritti umani”, prosegue Perelman.

Da quando il governo libertario si è insediato nel dicembre 2023, il personale che si occupava di gestire le politiche per la memoria è stato ridotto del 40% e il budget è stato diminuito. La Segreteria dei Diritti Umani, organismo del governo nazionale incaricato di attuare le misure del nunca más, è stata declassata a sottosegreteria, perdendo capacità decisionale e peso istituzionale: la scelta ha comportato un indebolimento della capacità dello Stato di promuovere i processi per i crimini contro l’umanità commessi durante la dittatura. Gli avvocati, che rappresentavano le vittime, sono stati licenziati. Il governo ha colpito anche le attività di ricerca e analisi delle informazioni necessarie per i processi. Nell’aprile 2024 è stato smantellato l’Equipo de Relevamiento y Análisis Documental (ERyA): il suo lavoro consisteva nell’identificare i documenti probatori e consegnarli direttamente ai funzionari giudiziari che li richiedevano. È stato inoltre limitato l’accesso agli archivi statali: non esiste più alcun ufficio della pubblica amministrazione con le facoltà di consultare la documentazione delle forze armate e delle forze di sicurezza. “Parliamo di una ‘motosega ideologica‘ perché lo smantellamento e la distruzione dell’intero programma di memoria, verità e giustizia sono un chiaro e mirato attacco politico”.

La situazione dei “sitios de memoria“, quando dipendono dal governo nazionale per il loro funzionamento, è critica: ex centri clandestini di detenzione, oggi musei e centri culturali, hanno subito riduzioni del bilancio e del personale. Il museo della ex Escuela de Mecánica de la Armada (ESMA) a Buenos Aires – dove migliaia di persone sono state imprigionate, torturate e “fatte sparire” – ha dovuto ridurre l’apertura al pubblico da sei a quattro giorni a settimana per mancanza di dipendenti. Altre realtà – come La Escuelita, il Faro de la Memoria, Campo de Mayo e il Centro Cultural Haroldo Conti – hanno fortemente ridotto le loro attività. La mancanza di finanziamenti sta comportando “gravi conseguenze sulle possibilità che siano eseguiti interventi di manutenzione. Questi spazi rappresentano prove giudiziarie, quindi il loro degrado influisce sul processo di giustizia”, prosegue Perelman. I lavoratori delle strutture denunciano la censura dei contenuti e delle narrazioni proposte dai musei: nella ex ESMA sono state cancellate conferenze e seminari, anche dedicati al 50esimo anniversario del colpo di Stato, dietro il pretesto di “depoliticizzare gli spazi pubblici“.

Uno dei settori più colpiti è stato la ricerca dei bambini e delle bambine sottratti illegalmente alle loro famiglie durante il terrorismo di Stato: negli anni della dittatura chi nasceva da persone detenute, poi uccise, veniva affidato ai militari. Le vittime crescevano senza conoscere la loro vera identità. La Comisión Nacional por el Derecho a la Identidad (CoNaDI) ha subito la chiusura dell’Unidad Especial de Investigación (UEI) nel 2024: la struttura ha operato per vent’anni con poteri di accesso diretto a documenti delle forze armate e delle forze di sicurezza che venivano forniti ai giudici nei processi per appropriazione illecita di minori. La CoNaDI ha perso il 40% del personale e i dipendenti rimasti lavorano in condizioni estremamente precarie.

“Ogni volta che hanno chiuso un programma, ogni volta che hanno smantellato un progetto, hanno usato termini dispregiativi e sminuito un percorso professionale e istituzionale”, conclude Perelman. “Contro questa deriva, è importante prendere parte alla marcia. Chi partecipa – i bambini, le famiglie, le organizzazioni – ricorderà di averlo fatto nel giorno dell’anniversario dei 50 anni del golpe. Marciamo per la memoria e generiamo anche la memoria del futuro”.

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