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NBA Freestyle | Wembanyama ha riscritto ancora le regole del basket: gli Spurs tornano ai playoff dopo 6 anni

Il canestro che ha deciso la partita contro i Suns è un ulteriore tassello nella corsa verso la leggenda. Intanto, il miglior contropiedista della lega è ancora il 41enne LeBron James
NBA Freestyle | Wembanyama ha riscritto ancora le regole del basket: gli Spurs tornano ai playoff dopo 6 anni
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Pensieri in libertà (con libertà di pensiero) sulla settimana NBA

Gli Spurs tornano ai playoff dopo sei anni

Dopo aver visto la palla scendere dolcemente nella retina per i punti della vittoria, a Oso Ighodaro – giovane centro dei Phoenix Suns – saranno venute in mente le ipotetiche parole di suo padre cresciuto a pane ed NBA negli anni ’90. Figliolo, tranquillo, dai 2.20 in su, aspettati dal tuo centro tipico solo movimenti sul perno, virate sulla riga di fondo, jump hook dal centro area. Figuriamoci se Ighodaro si aspettava che un 2.28 potesse partire stessa mano stesso piede dalla media, arrestarsi dalla media, tirare e portare a casa la partita. Immaginazione a parte, ciò che ha fatto Victor Wembanyama è un ulteriore tassello nella sua personale corsa verso la leggenda. Non è questione di MVP. Quello arriverà, magari non quest’anno visti Shai Gilgeous-Alexander e Jokic (anche se il consiglio per le stelle di Thunder e Nuggets è quello di non dormire sonni tranquilli…). Così come arriverà anche il premio di difensore dell’anno. Qui il livello è oltre il “banale” premio individuale. Il livello è lasciare un segno indelebile nel gioco. Come hanno fatto i grandi. Come Bill Russell, Magic Johnson, Larry Bird o Jerry West. Questo è ciò di cui si sta parlando. Ora, il fatto che i San Antonio Spurs tornino ai playoff dopo sei anni è il risultato di una società solida, che non ha perso la bussola nella tempesta, ha scelto i giocatori giusti, ma ha anche avuto tanta, tanta, tanta fortuna. Perché di Wembanyama non ne passa uno ogni anno. Così come di Tim Duncan o David Robinson. Talenti generazionali? Si, certo. Wembanyama ha mostrato al mondo un multiverso in cui Manute Bol può giocare da guardia tiratrice e farsi passare la palla dietro la schiena in transizione come Kenny Anderson. Tim Duncan è stato il più perfetto ed efficace concentrato di fondamentali dal post basso e dal post alto mai visti su un campo, portando a un livello successivo ciò che aveva insegnato Kevin McHale in maglia Celtics. E prima di David Robison difficilmente si era visto un centro di sette piedi riempire in maniera così rapida e silenziosa le corsie in contropiede. Ma anche – ed è bene sottolinearlo – persone serie, professionisti impeccabili, giocatori concentrati, personalità solide. Fa tutta la differenza del mondo. Complimenti agli Spurs (74,3% di vittorie). Eterni vincenti.

Il miglior contropiedista della NBA? Il Prescelto

C’è chi giura di non aver mai visto LeBron James schiacciare in contropiede con questa frequenza. Nemmeno quando era in maglia Heat e saltava talmente in alto da poter spegnere una candelina posizionata all’interno di uno skybox. Poi, si dà un occhio alle statistiche avanzate e si nota che la stella dei Los Angeles Lakers è in effetti il primo della lega per punti segnati in contropiede (5,7 a partita). Nulla di anomalo, se non avesse 41 primavere sul groppone, oltre 1.500 partite di regular season giocate, nulla da dimostrare e nulla da chiedere a uno sport che lo ha reso ricco, famoso, ammirato, ma che a sua volta, lo sport, si è arricchito, si è sviluppato, è cresciuto grazie anche alla leggenda di LeBron James. Alla sua ventitreesima stagione, James sta segnando 21,3 punti di media, con circa 7 assist e 6 rimbalzi. Il tiro da tre va e viene (31%), non è quello delle sue stagioni migliori. I movimenti non sono plastici ed elastici come un tempo. Ma quando entra in campo, anche il basket stesso si inchina.

Nuggets, che succede?

Di certo, nelle ultime dieci gare (5 vinte e 5 perse), il calendario dei back to back non li ha aiutati. Hanno giocato dieci partite in diciotto giorni: otto di queste sono state giocate durante le quattro sequenze di back to back. Stazionano in una poco ragguardevole (per il talento a disposizione) sesta posizione a Ovest, che se fanno qualche passo falso di troppo nelle prossime settimane rischiano pure di mettere in dubbio l’approdo certo nei playoff. Si sperava di più, a inizio stagione. Gente come Bruce Brown (gradito ritorno), Tyus Jones, Tim Hardway Jr, dovevano colmare la più grave lacuna che aveva contraddistinto la passata stagione di Dender, ovvero la panchina. E anche la crescita di Christian Braun vista l’anno scorso (balzato meritatamente nel quintetto titolare) è stata interrotta dai guai fisici. La verità è che i Nuggets sono il meglio della NBA in quanto a efficienza offensiva, ma solo ventiduesimi per efficienza difensiva. La difesa sul portatore primario degli avversari quando è una guardia è stata spesso deficitaria, protezione del ferro non eccellete, close out in ala lenti, spesso pigrizia nella difesa in transizione. In ottica post-season potrebbero esserci premesse migliori.

That’s all Folks!
Alla prossima settimana.

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