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“Uno dei problemi della pallavolo lo è anche dell’Italia: i giovani non piacciono. Faccio sempre un esempio”: parla Julio Velasco

Il ct della Nazionale racconta il suo progetto per la Nazionale di volley femminile in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028
“Uno dei problemi della pallavolo lo è anche dell’Italia: i giovani non piacciono. Faccio sempre un esempio”: parla Julio Velasco
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“Per continuare a vincere bisogna pensare che l’estate prima si è perso“. È il mantra di Julio Velasco in vista del suo ultimo biennio da ct della Nazionale di pallavolo femminile. Dopo aver vinto tutto – Olimpiadi e Mondiali – una delle squadre azzurre più forti di tutti i tempi (e non si parla solo di volley) deve trovare nuove motivazioni e intuizioni per affrontare la strada che porta ai Giochi di Los Angeles 2028, gli ultimi di Velasco sulla panchina italiana. “Poi spazio a qualcun altro”, ha raccontato il ct in un’intervista alla Gazzetta dello Sport.

Velasco ha già le idee chiare su come ripartire: “Si deve impostare il lavoro pensando a cosa avremmo dovuto fare per vincere. Così mi sono focalizzato sulle cose da migliorare. Tra queste c’è l’idea di far giocare Antropova nel ruolo di schiacciatrice“. La staffetta tra Paola Egonu ed Ekaterina Antropova è stata una delle armi vincenti dell’Italia del volley, ma ora è arrivato il momento di provare a farle giocare insieme: “Voglio provarla per tutta la Nations League in questo ruolo. Dobbiamo valutare diverse cose, dalla sua ricezione alla sua posizione in difesa e come usarla in fase di contrattacco”, ha spiegato il ct. “Poi prima dell’Europeo valuteremo i risultati e capiremo se vale la pena andare avanti col progetto“.

Per continuare a vincere bisogna cambiare, non restare mai fermi. È una delle lezioni di Velasco, che per esempio ha rinnovato il suo staff aggiungendo Valerio Lionetti, coach di Macerata. Allo stesso tempo, però, il ct argentino ha dei principi inderogabili. Uno di questi è che chi rifiuta la Nazionale una volta, la rifiuta per sempre: “Porto avanti questa cosa dal 1989 ed è sempre risultata vincente. Non sono i giocatori o le giocatrici a poter scegliere se andare o meno in Nazionale. Da sempre chiedo una disponibilità incondizionata alla maglia azzurra”.

In entrambi i casi, il calcio avrebbe da prendere appunti. D’altronde, la pallavolo femminile e la Nazionale di Velasco rappresentano due eccellenze dello sport italiano che funziona. Come è emerso anche dagli ultimi Giochi di Milano-Cortina: “Questa Olimpiade insieme a quello estiva di Parigi dimostra ancora una volta che l’Italia è un grande Paese“, ha sottolineato Velasco. Ai successi dello sport azzurro si è aggiunta di recente anche l’Italrugby, guidata da un altro ct argentino, Gonzalo Quesada: “Ci sentiamo e scriviamo spesso – ha raccontato Velasco – Ero certo che un tecnico argentino avrebbe fatto bene. Gli argentini sono abituati a fare con poco e siamo abituati a essere creativi“.

Cambiamento continuo, principi fermi, creatività. È la ricetta di Velasco. Che però, parlando dell’Italia, nota un problema comune. Un male che colpisce il calcio, la pallavolo, lo sport e la società in generale. Il ct ne ha parlato rispondendo a una domanda sul campionato: “Uno dei problemi della pallavolo lo è anche del Paese. I giovani non piacciono. Se sbagliano non ricevono una critica ma vengono giudicati. Faccio sempre questo esempio: Yamal a 16 anni non avrebbe mai fatto il titolare in una squadra di calcio italiana. Nel Barcellona sì”. Un’altra verità su cui riflettere.

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