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L’AI fa paura: scioperi della fame e proteste a Londra. I più catastrofici? Gli ex dipendenti delle Big Tech

Le manifestazioni davanti alle sedi britanniche di società come OpenAi, Meta, Google DeepMind. C'è chi teme la perdita di posti di lavoro e chi disinformazione e fake news
L’AI fa paura: scioperi della fame e proteste a Londra. I più catastrofici? Gli ex dipendenti delle Big Tech
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Proteste, paure e una battaglia contro l’Ai che non sembra volersi fermare. Il dibattito sull’intelligenza artificiale è passato dalle discussioni tra esperti alla protesta di piazza. A Londra centinaia di manifestanti hanno protestato davanti alle sedi britanniche di società come OpenAi, Meta, Google DeepMind. La paura è multiforme: da chi teme la perdita di posti di lavoro a chi invece ha paura di disinformazione e fake news, fino ad arrivare alle possibili evoluzioni più catastrofiche.

In base a quanto racconta La Stampa, la protesta ha visto centinaia di persone ammassate nella zona di King’s Cross. Gli organizzatori rivedono in questa iniziativa la più grande manifestazione contro l’intelligenza artificiale di sempre. Non è, al momento, una protesta da migliaia di partecipanti, ma la MIT Technology Review sottolinea la rapida escalation del fenomeno: nel maggio del 2023 furono tre le persone che contestarono Sam Altman, patron di OpenAi, durante un evento a Londra. A giugno 2025 la protesta aveva già un nome – “Pause AI” – e alcune decine di manifestanti. Lo scorso fine settimana erano in centinaia. Il quotidiano sottolinea come la folla sia caratterizzata da una grande differenza di età.

Tra i contrari e più catastrofisti ci sono proprio gli ex dipendenti e lavoratori del mondo big tech. Michaël Trazzi, 29 anni, ex ricercatore nel campo della sicurezza dell’AI, siede davanti alla sede di DeepMind dove procede nel suo sciopero della fame: “Nel 2019, i sistemi di AI non mentivano, non ingannavano e non erano in grado di causare danni reali da soli. Anche oggi, non credo che i modelli attuali possano infliggere direttamente danni catastrofici. – ma aggiunge – Ciò che mi preoccupa è ciò che verrà dopo. Il mio rapporto con l’Ai è cambiato nel corso degli anni: dallo studiarla e svilupparla, all’attuale impegno nel denunciarne i rischi”. A fargli da eco c’è anche Guido Reichstadter, ormai presenza fissa a San Francisco davanti alla sede di Anthropic dove anche lui prosegue con il suo sciopero della fame. Ha scritto direttamente al patron Dario Amodei chiedendogli di fermare la ricerca prima che sia troppo tardi.

Emblematico è il caso del report pubblicato a fine febbraio da Citrini Research, una società di ricerca macro finanziaria, che analizza la potenziale influenza dell’Ai sull’economia dei colletti bianchi. La scelta di scriverlo come un racconto distopico ambientato nel 2028, che parla al passato del 2026, ha scatenato un panico economico completamente imprevisto: la storia è andata talmente virale, che il blog letterario LitHub riferisce e ironizza su come una short story distopica sia stata così realistica da far perdere in un giorno 200 miliardi di dollari a Wall Street. Nel testo si leggeva di una sostituzione di dipendenti umani a favore dell’utilizzo dell’Ai, causa di una successiva crisi globale.

Proprio durante la London Book Fair, appena terminata a Londra, la Society of Authors, che rappresenta gli scrittori professionisti nel Regno Unito, ha proposto l’introduzione di un bollettino per identificare i libri scritti da autori umani contro il dilagare di quelli generati con l’Ai. La battaglia contro l’Ai sembra appena iniziata e non sembra volersi arrestare, spinta dal vento delle paure per il futuro.

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